Recensione: Wayfarer
Sono sempre stato convinto che nell’underground sono sepolti gruppi di valore assoluto che non avrebbero nulla da invidiare ai cosiddetti big, se solo avessero l’opportunità di confrontarvisi! E’ questo il caso dei tedeschi Kerrigan, band del Baden-Württemberg attiva dal 2020, con alle spalle una manciata di singoli e demo ed un solo album (“Bloodmoon” del 2023) prima di questo “Wayfarer”, uscito per la High Roller Records (ormai una garanzia nell’underground) a fine marzo. Attorno ai due leader e chitarristi Jonas Weber (anche ottimo vocalist) e Bruno Schotten, bisogna annotare per questo disco l’ingresso di due nuovi membri, il bassista Jakob Zeblin e Jonathan Döring alla batteria, che hanno trasformato la band da duo a quartetto. Non conosco il debut album, quindi non sono in condizioni di fare paragoni, ma posso di certo affermare che lo speed/heavy metal di questo “Wayfarer” è di quelli davvero piacevoli da ascoltare, ricchi di energia e suonati davvero bene! Già l’accoppiata iniziale, composta da “Torchbearer” ed “Asylum”, mette in chiaro come lo speed metal della band sia decisamente convincente, arriva poi la splendida “The Ice Witch” a confermare il livello qualitativo fuori dal comune, con una parte strumentale da brividi (ottimo il nuovo bassista!) e parti canore decisamente orecchiabili, tanto che la canzone è anche stata scelta per la realizzazione di un lyric video.
La particolarità di questa band che colpisce e convince è il fatto che tutti gli strumenti sono protagonisti alla stessa maniera e nessuno è relegato ad un ruolo secondario; prendiamo la successiva “Surrender”, traccia in cui sentiamo il basso pulsare a dovere, la batteria imporre ritmi frizzanti e veloci e le due chitarre ad intessere muri di riff ed assoli, mentre il vocalist dimostra di saperci fare anche sulle note più basse e non solo su quelle più acute. Anche qui, condivido pienamente la scelta del gruppo di realizzare un altro lyric video per questo brano.
Il disco è composto da 9 canzoni per poco meno di 43 minuti di durata totale, ha un artwork abbastanza semplice e dallo stile alquanto old-style (opera dell’artista Adam Burke); non è invece old-style la produzione che risulta al passo coi tempi, ben fatta ed in grado di esaltare tutti gli strumenti, senza eccezioni, grazie all’ottimo lavoro di Christoph Brandes nei tedeschi Iguana Studios. Proseguendo nell’analisi della scaletta, se la title-track si presenta alquanto meditata, ma sempre orecchiabile, è invece “Blood And Steel” a ricordare il buon vecchio heavy cadenzato e pesante. E’ il turno poi della splendida “Dystopia”, dotata di un attacco di scuola Iron Maiden, canzone che viene voglia di ascoltare in loop e che da sola vale l’acquisto del cd! Il disco si chiude con altri due brani sicuramente piacevoli come “Fighter” (da cui è stato estratto l’unico videoclip vero e proprio di questo album) e “Red Light Tower”, pezzo con ottime parti strumentali che suggella degnamente uno dei full-lengths migliori usciti nel mese di marzo 2026 e che manderà in brodo di giuggiole tutti i fans del buon vecchio speed/heavy metal! Qualcuno potrà obiettare che “Wayfarer” non è originale né innovativo e che i Kerrigan non sono per niente moderni, ma credo che simili concetti non interessino minimamente a questi musicisti teutonici, dato che appare evidente che loro suonano solo e soltanto la musica che amano e che anche noi, vecchi true metallers, adoriamo e tanto ci basta… ora, scusate, ma sento forte il bisogno di pigiare ancora il “play”!

