Recensione: Witness

Di Tiziano Marasco - 7 Dicembre 2021 - 7:32
Witness
Band: Vola
Etichetta: Mascot
Genere: Progressive 
Anno: 2021
Nazione:
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82

Tra gli album da recuperare su questa pagina prima che il 2021 volga definitivamente al termine, difficilmente può mancare “Witness”. Il terzo album dei danesi Vola (fondati nel 2006, ma arrivati al primo disco solo nove anni dopo) si inserisce in effetti a pieno titolo ra le uscite più interessanti dell’anno in ambito progressive. E quando diciamo progressive, intendiamo quello che sta prendendo piede negli ultimi anni, propagato da gruppi come Haken e affini.

Ad ogni modo, non sono gli Haken la prima band che vi verrà in mente ascoltando “Witness”. I primi nomi ad aprirsi un varco nella vostra testa, già nei meandri del primo ascolto, saranno quelli di Kino e Frost*. E ciò per un motivo molto simile: la voce di Asger Mygind, pressoché identica a quella di John Mitchell. E in effetti, anche a livello sonoro, ci troviamo abbastanza simili alle linee dei due progetti testè accennati.

Un prog sostanzialmente semplice, molto votato alle melodie di facile assimilazione ma che è comunque molto elettrico e dinamico. Insomma, sicuramente più pesante di Frost* e Kino da un lato, ma anche con un occhio di riguardo alle sonorità di band come Contortionist e Kino dall’altro. Per la semplicità della proposta, molto probabilmente la prova più tangibile è data dalle durate. Tutti e nove gli episodi che popolano “Wittness” hanno una lunghezza tra 4:22 e 5:52 minuti. E come già detto, sono molto compatte a livello sonoro.

In effetti, l’opener “Straight lights” è un ottimo biglietto da visita per tutto l’album: inizio inquieto e martellante, bridge soffuso che conduce a un ritornello dalle atmosfere sospese e dilatate. Stesso discorso vale anche per la successiva “Head moves sideways”, anche se con un maggior richiamo a certi Porcupine tree, ma anche un po’ per tutto il resto dell’album.

Si distinguono “24 light years” e “Freak”, che hanno un po’ il ruolo delle ballate “Hakeniane”, e soprattutto “These black claws”.

Ecco, “These black claws” potrebbe costituire una possibilità di sviluppo interessante per i danesi. In questo episodio i Vola si discostano dalla loro proposta e fanno qualcosa di effettivamente innovativo. Ci troviamo ad un pezzo connotato da atmosfere sinistre, con più synth che sei corde. Un brano con meno cantato classico e più strofa hip hop – è una collaborazione. E se è vero che la strofa hip hop molto probabilmente non piace a chi vaga su queste pagine (così come non piace, in linea di massima, a chi sta qui seduto a scrivere), in questo episodio ci sta piuttosto bene. Dà al tutto un forte e fascinosissimo gusto di trip hop. Praticamente una versione più metal dei Massive Attack – e butta via.

Ciò detto, come si può intuire, “Witness” in definitiva è un album derivativo. Non è una cosa che si nota fin da subito, ma col progredire degli ascolti risulta abbastanza chiaro. Si tratta di un’opera che sta al passo coi tempi ma, tolto un episodio, non fa molto per anticiparli, come invece ci si aspetterebbe dal prog. Va però detto che al passo coi tempi ci sta benissimo. I Vola con questa loro terza fatica in studio ci regalano un album davvero molto ispirato. Un album fatto per piacere, un album che conquista fin da subito. Magari l’entusiasmo iniziale scema un filino col progredire degli ascolti, ma la sensazione che “Witness ” sia una delle uscite cardine del 2021 è difficile da cancellare.

Poi è d’obbligo una seconda considerazione. Ormai iniziamo ad avere un’età importante, sicché siamo meno inclini alla sorpresa. Abbiamo sentito troppa roba, poche storie. Se invece siete nati dopo il 1999 e vi avvicinate al prog con questo album, beh, è probabile che i Vola possano diventare uno dei gruppi della vostra vita.

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82