Recensione: X

Di Marco Donè - 8 Novembre 2021 - 5:30

La leggenda del metallo italiano ha deciso di fare il suo ritorno. Un nuovo sigillo è stato forgiato, l’entità lo ha richiesto. E così, il vampiro – che si adopera a portarne a compimento la volontà – lo ha creato e consacrato con il sangue e con il fuoco. Sì, credo non serva aggiungere altro, avrete sicuramente compreso: nell’Anno Domini 2021 i Death SS tornano a manifestarsi tra noi comuni mortali e, a tre anni di distanza dal precedente “Rock’n’Roll Armageddon”, danno alle stampe un nuovo lavoro, il decimo della loro carriera, dall’eloquente titolo “X”, sempre sotto Lucifer Rising/Self.

Per parlare di “X” dobbiamo obbligatoriamente partire dal titolo, dal significato di quel “X” messo in bella vista in copertina. “X”, dieci, non rappresenta solo il numero degli album sin qui pubblicati dai Death SS, porta con sé un importante significato numerologico. Il dieci, infatti, rappresenta la perfezione, ma anche l’annullamento delle cose. Se lo analizzassimo dal punto di vista numerico, poi, 10 = (1+0) = 1; rappresenta, cioè, l’eterno ricominciare. Il dieci, inoltre, si ottiene sommando tra loro i primi quattro numeri – i primi quattro album, nel caso dei Death SS – e risulta il contenitore dei principi universali e artistici di ognuno di loro. Analizzandolo con una chiave di lettura esoterica, il dieci rappresenta il cambiamento che permette all’iniziato di evolvere, senza scordare i dieci comandamenti che Dio consegnò a Mosè. “X”, insomma, è un album dal significato complesso, magico, ambizioso, come da tradizione Death SS, verrebbe da aggiungere.

Addentrandoci nel lato prettamente musicale, con “X” i Death SS proseguono sul sentiero che avevano iniziato a percorrere con gli ultimi lavori, sia dal punto di vista compositivo, che della produzione. Ci troviamo così al cospetto di un disco di heavy metal che guarda ai giorni nostri, pregno di quelle atmosfere che potremmo definire cinematografiche, tanto che l’album potrebbe essere visto come l’ideale colonna sonora per un film thriller-horror. “X” è infatti un disco carico di pathos, intriso di quell’ammaliante oscurità propria dei Death SS; un’oscurità affascinante, capace di stregare l’ascoltatore e condurlo nella dimensione in cui i Death SS dimorano; una dimensione magica, parallela, in cui le cinque creature figlie della notte sono pronte ad accoglierci, per darci la possibilità di liberare tutte le nostre energie e poter così ambire a porre termine alla nostra condizione di schiavi e diventare dei regnanti, signori di noi stessi. “X” è un disco che guadagna fascino ascolto dopo ascolto, un lavoro che regala dei picchi elevatissimi, come ‘Under Satan’s Sun’, ‘The Temple of the Rain’ e ‘The World Is Doomed’, dove i cinque gondolieri della dimensione oscura mettono a segno una personalissima rivisitazione di quanto fecero i The Sister of Mercy e i The Cult. Impossibile, poi, non citare ‘Ride the Dragon’, che per il suo incedere e impatto può essere considerata la ‘Piece of Mind’ del nuovo millennio, figlia dei Death SS del 2021. Tra gli highlight del disco, inoltre, va di sicuro inserita ‘Heretics’, con le sue atmosfere oniriche, che riportano alla mente una certa ‘Welcome to My Hell’, quasi a voler sottolineare come i principi dei primi quattro sigilli siano qui presenti. Purtroppo non tutto l’album gira sugli stessi elevati livelli artistici, e qualche passaggio meno ispirato c’è. Sia chiaro, non stiamo parlando di riempitivi o pezzi poco riusciti, stiamo solo dicendo che qualche canzone, se paragonata ai tanti picchi presenti in “X”, risulta un po’ meno ispirata. È questo il caso ‘Zora’, usata come biglietto da visita e singolo apripista dell’album, o la conclusiva ‘Lucifer’. Pezzi dotati di fascino e appeal ma, come sottolineato, il resto del disco si esprime su ben altri livelli qualitativi.

X”, insomma, è un album che conferma l’ottimo stato di forma dei Death SS e, anzi, visto il significato del titolo, sembra dare vita a un nuovo inizio per la band e per il suo traghettatore: il vampiro, Steve Sylvester. E non potrebbe essere altrimenti, visto che, forse, proprio in questi ultimi anni i Death SS stanno raccogliendo consensi e considerazione come mai successo prima. E sono i fatti a raccontarcelo: due biografie pubblicate, conferme di partecipazione ai maggiori festival europei, sempre più band li citano come punto di riferimento per la propria opera, e l’elenco non si ferma certo qui, potrebbe continuare a lungo. I Death SS si presentano nel 2021 forti come non mai, pronti ad affrontare questo nuovo inizio, con una visione artistica che guarda sì alla tradizione, ma soprattutto al presente. E uno dei significati di “X”, che abbiamo descritto all’inizio di queste righe, trova qui compimento: il cambiamento che permette all’iniziato di evolvere, sempre. “X”, infatti, figura come uno tra i capitoli più ispirati dell’ultima reincarnazione Death SS, un lavoro che denota una cura maniacale per la melodia e che saprà conquistare l’ascoltatore un passo alla volta. Concludiamo questa disamina con un’ultima considerazione su “X”: nel Decimo Canto dell’Inferno della Divina Commedia Dante relega gli eretici, coloro che non si piegano al Dogma, che non seguono gli schemi imposti. Tra queste figure rientrano sicuramente i Death SS e agli eretici, loro simili, i Nostri dedicano questo lavoro.

Marco Donè

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