Intervista Orphaned Land (Chen Balbus)

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Intervista Orphaned Land (Chen Balbus)

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A pochi giorni dalla pubblicazione di "Unsung Prophets & Dead Messiahs", il nuovo album degli Orphaned Land accolto con grande entusiasmo dalla critica e dai fan in tutto il mondo, abbiamo intervistato il chitarrista della band Chen Balbus.

Insieme abbiamo parlato della genesi di questo album, dell'evoluzione della band tra i cambi di lineup, del concept del gruppo che vuole superare i conflitti politici del Medio-Oriente tramite il Metal e di altro ancora.

Intervista a cura di Davide Sciaky

Ciao Chen, come stai?

Io bene, tu?

 

Bene anch’io, grazie! Comincerei parlando di "Unsung Prophets & Dead Messiahs": questo nuovo album è uscito a 5 anni di distanza dal precedente, “All is One”, come mai c’è voluto tanto?

Oh, questa è una bella domanda!
Personalmente volevo far uscire l’album già due anni dopo “All is One”, parlandone con Kobi ero molto entusiasta, molto impaziente – sai, sono giovane quindi è tipico della mia età – ma lui mi disse che le cose buone devono aspettare, non si deve pubblicare un album tanto per, vogliamo pubblicarne uno che sia il più perfetto possibile; ci siamo presi il nostro tempo, avevamo i mezzi, ci siamo presi tutto il tempo necessario per essere sicuri che fosse niente meno che un capolavoro.

 

Questo nuovo album è stato accolto con un incredibile entusiasmo dalla critica: “album del mese” per molte riviste, su alcune siete stati classificati più in alto di Saxon, Black Label Society, Machine Head e altri ancora, vi aspettavate un successo così strepitoso?

[Ride] Onestamente io credevo davvero molto nel concept dell’album e nella musica stessa, ma non mi sarei mai aspettato di superare quelle grandi band!
Ma sono felice che sia successo, vuol dire che abbiamo fatto qualcosa di davvero buono!

 

All’uscita dell’ultimo album tu eri entrato nella band da poco, ora la band ha avuto una lineup stabile per alcuni anni, da quando Yossi è stato sostituito da Idan, il processo di songwriting è cambiato da 5 anni fa?

A dirla tutta non particolarmente, in “All is One” il songwriting è avvenuto senza Yossi, lui era in tour, e noi lavorammo come oggi nel mio home studio registrando demo.
La nuova aggiunta alla band, Idan, ci ha permesso di avere più tempo, lui ha un suo studio di registrazione professionale, quindi in questo modo possiamo prenderci il nostro tempo, registrare tutto quello che vogliamo, abbiamo molto più spazio di manovra.

 

Alcuni anni fa avete fatto un lungo tour a fianco dei Blind Guardian, e so che siete anche diventati proprio amici, pensi che la vicinanza con loro abbia influenzato la vostra nuova musica? “Chains Fall to Gravity” mi ha particolarmente ricordato la loro musica…

Direi che hai ragione.
Non sono mai stato appassionato di Blind Guardian, li conoscevo, avevo sentito la loro musica, ma non mi ero mai particolarmente appassionato finché non ho assistito ai loro concerti quando eravamo in tour.
Scopri che sono persone d’oro, che hanno un cuore d’oro, e questo ti fa piacere la band ancora di più sapendo che persone sono.
Dopo aver visto i loro show ero davvero colpito, ho visto che quel tipo di musica avrebbe potuto funzionare anche per noi, quindi ho preso un po’ di quelle influenze dopo quei concerti.

 

Una cosa che molti fan di vecchia data hanno molto apprezzato è stato il ritorno del growl dopo che in “All is One” avevate solo il cantato in pulito. Perché questa scelta di reintrodurlo?

In realtà l’idea di far sparire i growl in “All is One” era…era solo un’idea all’inizio, poi ci siamo trovati con una canzone sola con il growl, non è stato intenzionale, ma quando scriviamo delle canzoni ci mettiamo quello che è adatto ai testi, alla musica.
Per esempio, se ha un riff molto arrabbiato o depresso non puoi mettere dei “La la la” [ride], ci vuole del growl, è essenziale!
Questo è sostanzialmente il motivo per cui è tornato, i testi sono molto arrabbiati e il growl è perfetto per la musica.

 

Sull’album ci sono ospiti eccellenti Hansi (Blind Guardian), Thomas Lindberg (At the Gates) e Steve Hackett (ex-Genesis), come avete fatto a coinvolgerli?

Sono tutte storie diverse [ride].
Hansi, ovviamente, è diventato un nostro grande amico dopo quel tour e abbiamo pensato che avrebbe potuto essere l’eroe della nostra storia, canta in ‘Like Orpheus’, Orfeo è il personaggio mitologico che canta alla terra e meraviglia tutti con la sua voce, quindi nella nostra storia lui è Orfeo, canta come lui.
Per quanto riguarda Steve Hackett, Kobi ha cantato un pezzo su un suo album e [Steve] gli ha chiesto, “Vuoi soldi o che suoni sul tuo prossimo album?” e Kobi, chiaramente, ha fatto l’ovvia scelta che oggi conosciamo [ride].
È meglio avere un pezzo di storia che soldi per comprare roba.
E, ovviamente, Thomas Lindberg è l’antagonista della storia; siamo sempre stati grandi fan degli At the Gates, personalmente li adoro, la sua voce è unica, ha guidato una generazione di Melodic Death Metal, quindi abbiamo pensato che la sua voce sarebbe stata perfetta per il ruolo dell’antagonista.

Com’è stato lavorare con loro? Gli avete dato istruzioni molto dettagliate su cosa fare o gli avete lasciato carta bianca?

Per Hansi e Thomas avevamo in mente cosa volevamo, quindi gli abbiamo detto di fare quello che volevano seguendo questa nostra idea.
Steve Hackett invece ha fatto da solo ed è stato magico, non abbiamo dovuto dirgli niente, avremmo usato qualsiasi cosa suonata da lui [ride].

 

Per un pubblico internazionale, o di metallari, questi sono sicuramente gli ospiti più interessanti, ma per chi conosce la musica israeliana un altro nome che colpisce è quello di Jehuda Poliker. Aveva già lavorato con voi sull’album precedente, come siete finiti a lavorare con lui?

La cosa fortunata degli Orphaned Land e di Israele è che Israele è incredibilmente piccola e tutti conoscono tutti nell’industria musicale e a lui era piaciuta molto l’idea di suonare con noi.
All’inizio abbiamo suonato insieme due sue canzoni che avevamo fatto in versione metal, poi ha accettato di scrivere qualche canzone per noi, è stato magico!

 

Con la presidenza Trump la situazione in Israele è diventata ancora più tesa, penso ad esempio alla sua recente mossa di spostare l’ambasciata americana a Gerusalemme, la sua presidenza ha avuto un’influenza sulla direzione del nuovo album?

È stata una delle tante, tante cause dietro la direzione in cui siamo andati, ma una di davvero tante; non direi che è cambiato così tanto, ha semplicemente gettato un fiammifero in un incendio che stava già bruciando.
Quindi non è cambiato così tanto, è sempre la stessa storia.

 

I vostri testi sono molto politici e, ad alcuni, potrebbero offrire un diverso punto di vista sul conflitto Israelo-palestinese: siete mai stati avvicinati da fan che hanno cambiato posizione grazie alla vostra musica?

Più di una volta, succede a molti dei nostri show: dal palco ti si presenta questa immagine, improvvisamente esce una bandiera del Libano accanto ad una di Israele ed è una vista meravigliosa ogni volta.
E la gente ci scrive messaggi, o commenti sulla nostra pagina, dicendo che abbiamo cambiato il modo in cui vedono il mondo e questo per noi è un grande traguardo, qualcosa che neanche i grandi leader del mondo sono riusciti a fare.

 

Eh sì, è piuttosto magico.

Davvero [ride].

 

Parlando di te, sei più vecchio del primo album della band giusto di un paio d’anni, praticamente hai la stessa età degli Orphaned Land, ed eri molto giovane quando sei entrato nel gruppo, come li hai conosciuti?

La storia divertente è che Kobi mi conosce da quando usavo i pannolini [ride] è una storia vera, girava con mio fratello, erano nella stessa scuola, e all’epoca, negli anni ’90, la comunità metal era di 20 o 30 persone [ride] e tutti si conoscevano, tutti erano in giro, era facile riconoscerli dalle magliette metal.
Kobi era spesso a casa mia e, col tempo, sono cresciuto, ho cominciato a suonare, sono stato anche molto influenzato dagli Orphaned Land e ho cominciato a mandargli i miei video di YouTube.
Quindi, dato che mi conosceva già, è stato più facile: un giorno mi ha chiamato e mi ha chiesto, “Vuoi essere il nostro nuovo chitarrista?” e io, “No…scherzo, certo che voglio!” [ride].
Ed il resto è storia.

 

Recentemente hai formato una nuova band, i Secret Saint, che, se ricordo bene, hanno debuttato live aprendo il concerto di Tel Aviv dei Guns N’ Roses…

Sì, quello è stato il nostro debutto.

 

...come cazzo siete riusciti a fare una cosa del genere?!

Non riesco davvero a crederci neanch’io ora che lo dici ad alta voce! [Ride]
Ho sempre voluto avere una band Rock perché, essere negli Orphaned Land è fantastico, molto soddisfacente, ma io sono uno rilassato, mi piace fare battute, è come sono fatto, quindi [questa band] è una cosa che ho fatto per me.
Per il concerto sono stato molto persistente, ho chiamato la produzione giorno e notte, giorno e notte a partire da gennaio e ad un certo punto mi hanno detto che avevano mandato il materiale al management dei Guns N’ Roses a Los Angeles e che ci volevano.
La persistenza aiuta a volte.

 

Avete annunciato parecchi show e avete un calendario bello pieno da febbraio ad aprile, poi avete qualche data anche nei festival estivi, avete in programma di aggiungere altre date, di suonare ancora molto quest’anno?

Oh sì, continueremo a fare show finché uno di noi non crolla, sostanzialmente [ride].
Una volta che hai un nuovo album devi portarlo in giro dovunque puoi.

 

Questa era la mia ultima domanda, grazie della disponibilità, Chen!

Grazie a te, è stata una bella chiacchierata!