Intervista Satyricon (Frost)

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Intervista Satyricon (Frost)

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In occasione della seconda parte europea del "Deep calleth upon Deep world tour" abbiamo intervistato per voi un "essenziale" Frost. Abbiamo approfondito l'argomento Satyricon e provato a scavare oltre al musicista, cercando di scoprire qualcosa in più su Frost uomo. Ecco il resoconto della nostra chiacchierata.

Buona lettura!

 

Intervista a cura di Marco Donè

 

Ciao Frost, sono Marco, benvenuto su Truemetal.it. Come va?
Tutto bene, grazie. Abbiamo appena iniziato la seconda parte europea del “Deep calleth upon Deep world tour” ed è bello tornare on the road.

 

Inizierei con il parlare subito di “Deep Calleth upon Deep”, il vostro ultimo album. Il disco è uscito lo scorso settembre, siete soddisfatti dei risultati fin qui ottenuti?
Certamente. Con questo album, infatti, abbiamo avuto l’intenzione di espandere, significativamente, il mondo musicale dei Satyricon, ed è quello che è successo. In un certo modo ci sono tutti gli elementi che hanno contraddistinto la band, ma c’è anche qualcosa di interamente nuovo, una diversa tipologia di vita e chiarezza che avvolgono ogni canzone dell’album.

 

La copertina di “Deep Calleth upon Deep” è un’opera di Edvard Munch, intitolata “The Kiss of Death”. Come siete arrivati a questa scelta e qual è il legame tra l’opera di Munch e la musica dei Satyricon?
Il dipinto di Munch è semplicemente una bellissima rappresentazione visiva di “Deep calleth upon Deep”. Lo stile nudo e crudo, il senso di oscurità e pericolo, il dramma in esso, la combinazione tra il diretto e l’espressivo, il movimento. È un parallelo che colpisce in maniera quasi spaventosa.

 

 

Quant’è importante l’arte per i Satyricon e per Frost, in particolare?
So che Satyr è un appassionato amante dell’arte visiva così come della musica. Personalmente sono molto più fortemente legato alla musica, rispetto ad altre forme d’arte, ma l’estetica mi ha sempre interessato e certamente do valore a un buon dipinto o comunque a ogni tipo di arte visiva. Letteratura e film hanno un posto importante nella mia vita.

 

Tornando al disco, qual è il significato di ‘The Ghost of Rome’? Devo essere sincero, da italiano, il titolo e il testo mi hanno incuriosito non poco…
Satyr ha detto che a Roma, ogni volta che è là, entra in contatto con gli antichi spiriti delle epoche imperiali facendolo sentire come se venisse portato indietro nel tempo e percepisce la vita della città com’era. La grandezza, le vittorie, le paure, l’odore nelle strade, il crollo finale… Questo è quello di cui parla ‘The Ghost of Rome’.

 

Frost, mi trovo ora a porti una domanda complicata: Satyr ha affrontato e sta affrontando un’esperienza estremamente delicata, che porta a dei cambiamenti interiori, ti trasforma. Tutto questo si è riflesso nella composizione del disco e nelle sue atmosfere?
Sono sicuro che lo abbia fatto, ma in che forma e in quale entità è impossibile da dire. Qualcosa di più profondo, di più oscuro e più grave, ma anche qualcosa di più calmo e tranquillo ha preso forma nella nostra musica con la composizione di “Deep calleth upon Deep”. C’è sicuramente una possibilità che questa situazione abbia influito. Accade così, con l’arte; il confine tra l’artista e l’arte quasi scompare, a volte.

 

 

I Satyricon sono tra i massimi esponenti della scena black metal e alcuni dei vostri album sono ritenuti degli autentici manifesti del genere. Se analizziamo la vostra carriera, dagli esordi a oggi siete cambiati, avete avuto un’evoluzione che, a mio modo di vedere, vi ha portato dall’irruenza dei primi dischi a una maggiore ricerca di atmosfera e oscurità. Confrontando il Frost degli anni Novanta e quello d’oggi, ammesso che ve ne siano, che differenze trovi?
Alla fine un senso di musicalità ha iniziato a penetrare nel mio lavoro e nel mio pensare, e lentamente ma senza ombra di dubbio ha cominciato a rendermi un batterista più vero e versatile. Processi come questi avanzano a passo lento, ma alla fine, nel mio caso, la differenza tra vent’anni fa e ora è evidente.

 

 

Cosa pensi dello stato attuale della scena black metal?
Non ci penso. Lavoro per contribuire alla scena.

 

Che convinzione, Frost! Tornando a parlare dei Satyricon, nel 2015 avete pubblicato il live album “Live at the Opera”, che ha immortalato l’esibizione del 2013 con il Norwegian National Opera Chorus presso il Den Norske Opera & Ballett di Oslo. Un capitolo unico nella storia dei Satyricon o lo riproporrete, magari con una collaborazione per un futuro nuovo full length?
È stato chiaramente un qualcosa di unico, non è nella nostra natura ripeterci nei dischi. Nuove forme di collaborazioni potranno accadere, in ogni caso, ma, parlando d’album, non registreremo e pubblicheremo nulla, a meno che non abbia un carattere assolutamente unico come “Live at the Opera”.

 

Siete impegnati in un tour che vi vedrà protagonisti in Europa, America, Giappone e Australia, per poi concludere l’avventura con alcuni festival estivi. Che sensazioni si provano all’idea di un tour così estenuante?
Fa sentire bene, anche se alla fine stanca in maniera devastante. È fantastico essere in tour con un album come “Deep calleth upon Deep” e vivere la magia dei live show.

 

Oltre a essere il batterista dei Satyricon, sei impegnato anche con i 1349. A quando il successore di “Massive Cauldron of Chaos”?
Probabilmente il prossimo anno. Abbiamo già iniziato a lavorare al nuovo album.

 

 

Frost, tra i nostri lettori ci sono molti musicisti o aspiranti tali. Per molti sei un punto di riferimento tra i batteristi. Ti andrebbe di parlarci del tuo drum kit e di quali tecniche senti più tue?
È meglio venire a un nostro show e vivere l’esperienza. È il solo modo che abbia senso. Come puoi parlare di energia, espressione e spirito? Parlare delle varie tecniche non dice nulla di quello che si vive durante un concerto.

 

Frost, siamo arrivati alla fine, ringraziandoti per quest’intervista, come di consueto, lascio a te le ultime parole per un saluto ai nostri lettori.
Spero di vedervi on the road.

 

Marco Donè