Recensione: A Decade of Delain - Live at Paradiso [DVD]

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I Delain sono una band con uno strano destino. Nel 2001 il tastierista Martijn Westerholt è in forze agli Within Temptation assieme al fratello e co-fondatore Robert. Hanno appena rilasciato il secondo album “Mother Earth” (2000), quando al povero Martijn viene diagnosticata la mononucleosi. Il tastierista si vede quindi costretto a lasciare la band. Passa qualche anno, ed eccolo nel 2006 a rilasciare “Lucidity” (2006) col suo nuovo progetto Delain: ingaggiata la diciottenne Charlotte Wessels al microfono, Marco Hietala (Nightwish) al basso ed una manciata di ospiti coinvolti, come Sharon den Adel (Within Temptation) e Liv Kristine (Leaves' Eyes). Quello che doveva essere un progetto temporaneo, negli anni diventa una band vera e propria sempre più rappresentativa e parallela all'evoluzione dei cugini Within Temptation. Per approfondire, vi rimando alla recensione del debut “Lucidity”, recentemente rimasterizzato in occasione dei dieci anni dalla release.

Il Paradiso è un locale storico nel centro di Amsterdam: una chiesa fino al XIX sec., utilizzato fino al 1965 dalla Vrije Gemeente, una libera congregazione religiosa, trasformato dopo la rivoluzione del sessantotto in un suggestivo teatro musicale e sala concerti, con la sua ampia platea ed i due ordini di balconi. Sede ideale per festeggiare un compleanno: gli olandesi fissano le celebrazioni per il 10 dicembre 2016, con qualche mese di ritardo rispetto all’uscita del debut, avvenuta a settembre. Il tutto è filmato per ottenere questo succoso live-CD/DVD, dal titolo: “A Decade of Delain - Live at Paradiso”.

Partiamo subito dal comparto audio, (ri)pulito alla perfezione, tanto da suonare come un disco registrato in studio, con i soliti pro e contro del caso. Molto gradevole la performance di Charlotte Wessels, più espressiva in questa sede che in studio, molto preciso anche Timo Somers alla lead guitar, e solido il lavoro alla batteria di Ruben Israël; per il resto relegati al ruolo di supporto i restanti Otto Schimmelpenninck van der Oije al basso e la piccola Merel Bechtold alla chitarra ritmica. Menzione d’onore per il mastermind Martijn Westerholt, che con le sue composizioni alle tastiere detta il sound dei Delain. Il video, di ottima qualità e con diversi obiettivi a disposizione (nonostante le ridotte dimensioni del locale), denota una grande professionalità dei ragazzi sul palco, con la telecamera dedita ad immortalare le movenze e le sinuosità della bella frontwoman Charlotte Wessels con i suoi outfit sempre degni di nota che fanno impazzire i fan sui social. 

Setlist del tutto azzeccata che riesce ad attingere tutti i brani più rappresentativi della discografia dei Delain, comprese le top tracks dell’ultimo “Moonbathers” (2017): lavoro di selezione non troppo complesso considerato che i ragazzi tra brani molto ispirati e filler non hanno certo composto capolavori immortali.
Come ogni compleanno che si rispetti non mancano gli invitati alla festa: sul palco ad Alissa White-Gluz (Arch Enemy) il compito di aprire con la discreta “Hands of Gold”, per poi tornare in scena in “The Tragedy of the Commons”; ed una spolverata di industrial con Burton C. Bell (Fear Factory) in “Where Is the Blood”. Il maggior risalto è dato indubbiamente al già citato debut “Lucidity”, con diversi ospiti a ricostituire la lineup di quel disco: il cello di Elianne Anemaat e la voce eterea di Liv Kristine (ex-Leave’s Eyes) ospiti come allora in “See Me in Shadow”, il growl George Oosthoek (MaYan) in “Pristine”, e addirittura un cambio di formazione con Rob van der Loo al basso, Guus Eikens alla chitarra e Sander Zoer alla batteria per “Sleepwalkers Dream”. Per concludere la lista degli invitati, un assente d’eccellenza compare in video a cantare le sue parti nella proiezione alla finestra dietro la band: Marco Hietala (Nightwish), in “Sing to me” e “Your Body Is a Battleground”. Assente invece nell’inno “The Gathering”, che i Delain regalano ad un pubblico saltellante veramente scatenato. 
Molto efficace in sede live la recente “Don't Let Go” coi suoi innesti di tastiera molto moderni, belli anche i vocalizzi di “Fire with Fire” e “Danse Macabre”, che qualche mese fa avevo segnalato come tra i brani migliori dell’ultimo disco, come la matura “Suckerpunch”.
Chiusura prevedibile per “We Are the Others”, con Charlotte che indossa un abito a tema con il video dell'epoca per cantare il brano ispirato dall’insensata aggressione ai danni dei due goth inglesi Sophie Lancaster e Robert Maltby, un atto di inciviltà verso il ‘diverso’ che costerà la vita di lei, morta in ospedale qualche giorno dopo.

A Decade of Delain - Live at Paradiso” è un live molto gradevole e con diverse chicche nostalgiche che sapranno emozionare gli estimatori del debut “Lucidity”, decisamente preferibile all’ultimo, inutile best-of. Un disco registrato con i fan per i fan, che difficilmente troverà interesse e consensi altrove; d’altro canto un must-have per tutti gli appassionati dei Delain che rappresenta in maniera convincente la maturazione degli olandesi, poco seguiti in Italia ma ormai stabilmente tra le female-fronted band europee di maggior influenza nel proprio genere. 
 

Luca “Montsteen” Montini 
 

 
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