Recensione: A Tale Whispered in the Night

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Pubblicato ad aprile 2016, “A Tale Whispered in the Night” è la seconda prova sulla lunga distanza realizzata dai pugliesi Perseus, formazione nata dalle ceneri dei progressive metaller Hastings e dei Defender of the Faith, tribute band dei Judas Priest. La proposta musicale del quintetto di Brindisi è facilmente riconducibile al filone power italiano, dove la classica matrice power viene arricchita da elementi heavy metal e hard rock, condendo il tutto con un pizzico di prog, ottenendo quella miscela che, sul finire degli anni Novanta e gli inizi dei Duemila, portò alla ribalta più di qualche formazione tricolore. I Perseus continuano così il percorso iniziato con il debut “The Mystic Hands of Fate”, un lavoro che, pur presentando qualche ingenuità di fondo e alcune soluzioni migliorabili, aveva permesso alla band di presentarsi, evidenziando interessanti potenzialità in previsione futura. Potenzialità che non vengono assolutamente tradite dalla nuova release “A Tale Whispered in the Night”.

 

Come sempre, però, procediamo con calma, un passo alla volta, partendo dal lato concettuale del disco. “A Tale Whispered in the Night” è un concept album che prosegue la saga del mago Icarus Lazard iniziata con il primo platter. La storia, ambientata ai giorni nostri, inizia con un ragazzo, Nathan, che trova nell’attico della casa dei suoi genitori un diario, da cui scopre la reale identità del padre: un agente segreto che ha partecipato al massacro degli abitanti di Emera ed è coinvolto nell’assassinio di Icarus Lazard. Nathan scopre però che Lazard non è realmente morto, il suo spirito è rimasto intrappolato in uno specchio. Nathan diventa così il prescelto e, attraverso un rituale magico nel mezzo di una foresta, ospita nel suo corpo lo spirito di Lazard. In questo modo il mago può continuare la lotta contro il malvagio Dark Razor. Alla fine del confronto, Lazard lascerà il corpo di Nathan, ascendendo in Paradiso, lasciando il ragazzo cambiato, finalmente in pace con i fantasmi del proprio passato.

 

La storia viene narrata attraverso le diciannove canzoni che compongono “A Tale Whispered in the Night”, otto delle quali risultano essere degli interludi che fanno da collegamento tra un capitolo e l’altro. Una scelta comune a molti concept quella portata avanti dai Perseus, che se non sviluppata nel migliore dei modi può rendere meno lineare l’ascolto dell’album. La prima parte di “A Tale Whispered in the Night” risente proprio di questa pecca. I primi interludi, pur creando continuità a livello concettuale, tendono a interrompere l’evoluzione delle canzoni. Non riescono a creare un’atmosfera in grado di integrarsi alla componente prettamente musicale, aspetto che svanirà con il proseguo dell’album ma che, purtroppo, penalizzerà l’ascolto nei capitoli iniziali. Un vero peccato, perché con questa seconda fatica i Perseus evidenziano una crescita esponenziale rispetto all’esordio, limando tutte le ingenuità e le piccole imperfezioni che avevano caratterizzato “The Mystic Hands of Fate”. A partire dalla prova al microfono di Antonio Abate, preciso sia nelle note più grevi che in quelle alte, acquisendo, di conseguenza, maggiore sicurezza, che si traduce in una prestazione sentita e carica di espressività. La sua voce, merito anche di una timbrica calda e melodica, diventa il vero valore aggiunto dell’album, riuscendo a dare quel qualcosa in più a delle linee vocali ben strutturate, in particolare nei ritornelli, come il genere richiede. Senza scordare l’ottimo lavoro alle chitarre del duo Pinto-Guzzo. Un guitarwork maturo, in funzione delle canzoni e della storia narrata, che ne enfatizza le atmosfere, risultando, all’occorrenza, aggressivo e diretto, delicato, serrato, sfoggiando una solistica di tutto rispetto. La sezione ritmica è incalzante e dona dinamica alle composizioni, da cui spicca la prova la basso di Alex Anelli. Da segnalare il lavoro alle tastiere di Giulio Cattivera, “in prestito” dai Dragonhammer, che, senza perdersi in assoli vari, riesce a tessere un tappeto sonoro in grado di fungere da collante tra le varie parti. Ma le prestazioni dei singoli sarebbero nulla se non fossero accompagnate da un songwriting maturo e degno di nota. Ed è proprio questo l’aspetto in cui i Perseus evidenziano la crescita maggiore. Certo, ci troviamo al cospetto di un genere in cui è stato detto di tutto e di più, in cui risulta complicato nascondere le proprie influenze, nonostante questo, però, i Nostri assestano un colpo vincente. Risulta infatti impossibile resistere a canzoni come ‘Deceiver’, il suo ritornello si lascia cantare già al primo ascolto, la Royal Hunt oriented ‘Son of the Rising Sun’ o le più “powereggianti” ‘I’m the Chosen One’, ‘Legions of Raven’ e ‘The Ride of Pegasus’, senza scordare la ballad ‘My Endless Dream’ e l’interludio finale ‘Epilogue’, carico di pathos, completamente cantato in italiano.

 

Pur senza dire nulla di nuovo, “A Tale Whispered in the Night” si rivela un disco ben confezionato, la cui unica pecca sta in quegli interludi iniziali che rendono meno fluido l’ascolto e che vanno a inficiare il numero in basso a destra. La seconda parte, però, si ascolta tutta d’un fiato e arrivati alla fine il desiderio di premere nuovamente play è più vivo che mai. Un album da cui trasuda un credo e una passione per la musica che altre formazioni ben più blasonate sembrano aver smarrito. Un disco che permette ai Perseus di entrare nel novero dei nomi che contano, quelli capaci di attirare i riflettori sul proprio operato. Non ci resta che attendere il terzo capitolo. Avanti così.

 

Marco Donè

 

 
70