Recensione: Bite!

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Bene ha fatto la Frontiers a mettere sotto contratto gli Animal Drive, perché la band croata promette di darci grandi soddisfazioni negli anni a venire. Bite!, primo album dei ragazzi di Zagabria, è infatti un buon sunto di hard & heavy di annata e freschezza compositiva propria di una band giovane e piena di entusiasmo.

Non è un caso che il compianto Paul O'Neill avesse scovato la voce di Dino Jelusic selezionadola per cantare addirittura nella Trans-Siberian-Orchestra; voce calda, maschia, matura quella del venticinquenne Dino, e perfettamente adatta a impastare di groove le melodie reminescenti i Whitesnake che campeggiano in Bite! Chi ascolta, e ama, questo genere non potrà, infatti, esimersi dal cogliere l'ostentata ammirazione che gli Animal Drive dimostrano nei confronti della band di David Coverdale, evitando tuttavia di scadere nell'ennesima, trita clonazione e, anzi, riuscendo a rinfrescare la propria proposta grazie a un suono e ad arrangiamenti decisamente più heavy degli autori di 1987. Hard rock, dunque, nella composizione, ma heavy nel suono e parzialmente nell'attitudine: il risultato c'è tutto e va dato ai croati il merito dovuto, soprattutto in considerazione del fatto che siamo al cospetto di un'opera prima.

A dare una marcia in più alla band è proprio la voce di Dino Jelusic, che va a posizionarsi in un ideale dream team che annovera tra i propri membri gente del calibro di Russell Allen, Jorn Lande, Jeff Scott Soto e ovviamente Zachary Stevens: e Dino riesce a non sfigurare "tra cotanto senno".

Il disco si apre in modo molto duro, grazie a una Goddamn Marathon che nella strofa ricorda addirittura i Black Sabbath di fine anni ottanta, ma che nel bridge e nel ritornello ritorna su lidi più hard & heavy vagamente Edguy e Masterplan. I suoni sono duri, compressi: insomma, metal.

Segue il primo singolo tratto da Bite!, quella Tower of Lies (I Walk Alone) che suona un po' Skid Row del periodo di Slave to the Grind, uscendo bene dal nobile confronto, soprattutto grazie a una dinamicità di scrittura ormai rara.

Terzo singolo è, invece, Had Enough, che prosegue sulla linea ben segnata fino a questo momento dai croati, forse accentuando ulteriormente la componente Whitesnake nel ritornello.

I ritmi, invece, si rallentano con la bella Hands of Time, che si configura come una semi power ballad a cavallo tra gli Winger e gli Alter Bridge: due millenni che vanno a braccetto.

Se Lights of the Damned e Time Machine (secondo singolo) non spostano molto l'asse di Bite!, mantenendo alto il livello medio del disco, Father è una ballad vera, che sa essere fresca e conservatrice allo stesso momento. Non inventa niente e anzi è fatta proprio di tutti i cliché del genere, ma ci piace per la convinzione che la band mette nel renderla calda e dinamica: in una parola, vera.

Fade Away è ruffiana e leggerina: tra gli episodi meno riusciti di Bite! Meno male che arriva una Carry On decisamente di altro spessore. Indubbiamente gli Animal Drive sanno scrivere le ballad, e Carry On lo conferma, ma sono particolarmente benedetti dall'avere un cantante eccellente, capace di trasformare un pezzo tutto sommato canonico in un crescendo di pathos molto piacevole.

Devil Took My Beer Again non convince e scorre senza lasciare ricordo di sé. Infine, Deliver Me si apre con un giro di tastiera (rimasta in secondo piano fino a questo momento) per poi trasformarsi in un mix di sonorità contemporanee, melodie classiche e un arrangiamento estremamente vario, che alterna passaggi acustici e riff heavy pieni di groove. Leggendo la biografia del gruppo, vengono citati anche i Dream Theater tra le influenze della band, cosa che fino a Deliver Me sembra del tutto peregrina, ma a questa altezza di Bite! acquista una ragion d'essere. Il risultato è purtroppo un po' pasticciato e non vale la somma delle (troppe) parti, il che sembra dirci che gli Animal Drive ancora non sono pronti per reggere composizioni così complesse e, soprattutto, completamente dissociate dal contesto in cui si pongono. Davvero Deliver Me suona come il prodotto di una band diversa da quella ascoltata fino al quell'altezza di Bite! E non è un buon segno.

Tirando le somme, gli Animal Drive sono una realtà promettente. Bite! è un eccellente esordio, che come tale va valutato, non insistendo troppo su certe ingenuità e cadute di tensione. Aspettiamo i croati alla prova del palco, che calcheranno a breve anche in Italia in occasione della quinta edizione del Frontiers Rock Festival (28-29 Aprile).

 
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