Recensione: Court In The Act [Reissue]

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L'interessante e incessante opera di ripescaggio di opere più o meno di culto da parte della Metal Mind questa volta riguarda Court In The Act, “il disco” dei Satan, ensemble di culto della Nwobhm. La versione della label polacca, a differenza di altre volte, non giunge come manna dal cielo per le moltitudini di collezionisti amanti delle sonorità British di inizio anni Ottanta, in quanto qualche anno fa altre etichette pubblicarono lo stesso album in versione Cd, comprensivo di bonus track. La release oggetto della recensione, comunque, assume carattere morboso per il fatto che viene stampata solamente per mille copie numerate, propone un suono rimasterizzato in digitale con dischetto ottico dorato, è in formato cartonato digipak e contiene, oltre ai testi, due pagine intere di foto vintage, tra le quali spiccano quelle scattate al famoso Dynamo Club di Eindhoven, dove i Nostri si esibirono nel novembre 1983.

I Satan presero corpo nel 1979, in quel di Newcastle, città divenuta poi sufficientemente famosa per via della nascita dei Venom di Conrad Lant, in arte Cronos. La line-up annoverava Steve Ramsey(chitarra), Russ Tippins(chitarra), Graeme English(basso), Andy Reed (batteria) e Trevor Robinson(voce). Dopo la pubblicazione di un paio di demo e del rarissimo two track single Kiss Of Death – dalla copertina realmente inquietante e magnetica -, attraverso enne cambi di line-up e rientri eccellenti, nel 1983 giunge il contratto con la Roadrunner Records. La formazione, oltre agli storici Ramsey, Tippins ed English si compatta con Sean Taylor alla batteria ma soprattutto gode dei servigi dell'ex Blitzkrieg Brian Ross dietro al microfono. Court In The Act condensa in dieci tracce – comprese le strumentali - quello che di lì a poco diverrà lo stilema dell'HM proiettato in avanti, cioè non più ancorato ai capostipiti degli anni Settanta ma soprattutto sufficientemente slegato – per quanto possibile – dalle sonorità degli emergenti leoni della Nwobhm, che iniziavano a godersi in maniera tangibile i frutti del successo, quello con la “S” maiuscola.

Dopo la sinistra intro Into The Fire, le danze si aprono con Trial By Fire, celeberrimo brano di Ramsey&soci, peraltro coverizzato anche dai Blind Guardian in Somewhere Far Beyond (1992). Si tratta di un pezzo "in your face" calamitante che mette in risalto l'ugola molto riconoscibile di Mr. Brian Ross, così come il pregevole lavoro delle due asce, mostrando una sezione ritmica che non fa sconti a opera della coppia English/Taylor. Blades Of Steel, come da titolo, incalza alla grande grazie a dei riff che negli anni successivi verranno letteralmente saccheggiati da alcune (allora) emergenti Thrash Metal band, mantenendo quell'alone di malata oscurità che si merita in virtù di un bridge irresistibile e di un inserto arpeggiato circa a metà canzone, degno dei migliori Black Widow. La seguente No Turning Back prosegue la lezione, seppur con meno enfasi, mentre Broken Treaties risulta essere in linea con un certo British HM corale in voga in quel periodo. La velocissima Break Free spacca di brutto, tirando la volata a quanto diverrà poi il trademark di parecchi Panzer Metal Act provenienti dalla Germania. Solo centrale di chitarra da brivido, roba da far impallidire anche Ed Van Halen.

In Hunt You Down l'originalità è costituita dal gioco delle voci raddoppiate, seguono l'accoppiata strumentale The Ritual/Dark Side Of Innocence e i Nostri tornano all'attacco con Alone In The Dock, epica quanto basta per chiudere in maniera degna il disco ufficiale. Le tre bonus track iniziano con la dirompente Dynamo, un esempio di buona coniugazione fra l'HM made in Uk e l'Hard Rock Settantiano. Pull The Trigger, la seconda, gronda di riff Nwobhm e di cliché dell'epoca, mantenendosi dignitosamente su binari ariosi, di colpo cancellati dalla violenza scardinatrice di Break Free in Single Version.                           

I Satan, dopo Court In The Act e la repentina dipartita del carismatico Brian Ross si persero un po' per strada, oscillando fra cambi di monicker necessari (Blind Fury/Pariah) per poter suonare un po' dovunque scrollandosi di dosso il sempre più ingombrante "Satan" - peraltro poco affine alla Loro reale attitudine, quantomeno rispetto ad altri act, decisamente più pericolosi -, sovvertimenti di line-up e dischi interessanti ma non epocali come Into the Future (Ep,1987), Suspended Sentence e Live In The Act dal vivo, uscito nel 2004 ma risalente a registrazioni del 1983. Alcune comparsate più o meno recenti all'interno di HM Festival a tema hanno rilanciato l'antico nome “Satan”, anche se la storia, quella vera, si ricorderà di Loro soprattutto per questo Court In The Act, probabilmente “troppo avanti” per tutti nell'anno in cui vide la luce: il 1983.              
               

Stefano “Steven Rich” Ricetti


Tracklist:
1.Into the Fire
2.Trial by Fire 
3.Blades of Steel
4.No Turning Back
5.Broken Treaties
6.Break Free
7.Hunt You Down
8.The Ritual
9.Dark Side of Innocence 
10.Alone in the Dock
Bonus Tracks:
11. Dynamo
12. Pull the Trigger
13. Break Free (Single Version)

Line-up:
Brian Ross - vocals
Russ Tippins - guitar
Steve Ramsey - guitar
Greame English - bass
Sean Taylor – drums

 

 

 
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