Recensione: Dark Quarterer XXV Anniversary

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A livello di inclinazione personale sono da sempre favorevolissimo alla riproposizione di album del passato, che per i più disparati motivi urlano vendetta, risuonati per intero. Certo, i presupposti di base devono però esserci tutti, all’interno del gruppo protagonista, ossia: credibilità diffusa, line-up degna con la presenza di membri originali, possibilità di vederla dal vivo e meticolosità della realizzazione in tutte le sue fasi. In poche parole una serie di azioni che non siano accostabili a una mera operazione commerciale ma che partano da lontano, magari per esaudire le richieste dei fan o anche solo per rendere reale un sogno covato nel cassetto da parte della stessa band. Ciò non toglie che in occasione dei classici compresi in questo tipo di lavori essi rimangano unici e probabilmente inarrivabili nella Loro veste primigenia, ma è altresì vero, se le condizioni di cui sopra vengono verificate, che è sempre un gran piacere poterli riascoltare con una produzione diversa, nella maggior parte dei casi valorizzante e magari con arrangiamenti differenti, anche se di poco.

L’esordio omonimo dei Dark Quarterer vide la luce nel 1987, quando la formazione annoverava il trittico Gianni Nepi (voce, basso), Fulberto Serena (chitarra) e Paolo “Nipa” Ninci (batteria). Fu il primo di una manciata di successivi album da urlo, originali, difficili finché si vuole per certo pubblico ma caratterizzati ed estremamente affascinanti. Grazie ai servigi della My Graveyard Productions esce quest’anno la versione risuonata per intero dello stesso disco, che originariamente venne licenziato dalla Label Service e non godette di una produzione all’altezza, tanto per usare un eufemismo. Gli “Squartatori” di oggi vedono, peraltro da quattordici anni a questa parte, oltre agli storici Nepi e “Nipa”, Francesco Sozzi alla chitarra e Francesco Longhi alle tastiere. Dark Quarterer XXV Anniversary, questo il nome dell’opera, è accompagnata da un cartonato esterno al Cd riportante sul fronte la copertina originaria schiarita e sul retro il quadro complessivo da quale è stata tratta. Booklet di dodici pagine con le foto del gruppo di ieri e oggi nella stessa ambientazione - quantomeno così mi pare – tutti i testi e alcune immagini suggestive a corollario.   

Godersi sulle gengive le schitarrate violente di Red Hot Gloves è pura goduria metallica, così come volare con il pensiero sulle modulazioni vocali di sua maestà Gianni Nepi, di certo non un urlatore ma uno che sa come piazzare il colpo vincente sulla basse di un’esperienza ultra trentennale e un bel po’ di concerti sul groppone. Colussus Of Argil fa ormai parte della mitologia legata ai Dark Quarterer: incipit a la Manowar versione Barbarians in pelle di pecora, poi la summa del verbo dei piombinesi fra trame Epic Progressive e la sofferta interpretazione del singer, a scongiurare le antiche accuse di prolissità dei Nostri, insieme con un a serie da paura di stop’N’go di classe. Certo è che per assaporare al meglio i ‘Quarterer bisogna porsi nella condizione mentale ottimale, mettendo da parte l’immediatezza fine a se stessa e la fretta nell’ascolto, tipica dei tempi attuali. Cosa per tanti, di certo, ma non per tutti.

Da brivido l’organo che dà il via a Gates Of Hell,  mosaico musicale in crescendo di raro pathos, con Nepi sugli scudi, The Ambush all’inizio dà spazio al chitarrismo di Francesco Sozzi per poi trasformarsi in una cavalcata siderurgica, ancorché strumentale, di sei minuti e rotti. The Entity pare fuoriuscire da uno dei tanti  capolavori di sua maestà Ennio Morricone, uomo che il mondo intero ci invidia, dalla tanta enfasi che gli uomini nati sotto la lunga ombra della Meloria sanno infondere. Chiude Dark Quarterer, manifesto di un gruppo ma anche di un genere, figlio della grande scuola progressive italiana e del cantautorato adulto – leggasi Branduardi, nella fattispecie -  sicuramente innovativo all’interno di un panorama hard’n’heavy  ottantiano sì vivo, ma spesso inesorabilmente ingessato sugli stilemi didascalici provenienti da oltrefrontiera, seppur con Signore eccellenze sparse fuori dal coro e un gusto latino di fondo impareggiabile per chiunque.        
In qualità di bonus, il disco ottico contiene il videoclip di alcune fasi del making of: bello proprio perché spontaneo, con dialoghi nella tipica cadenza locale senza dissimulare nulla e gustosi aneddoti.

Dark Quarterer XXV Anniversary non è figlio di una semplice e decisa spazzolata in studio nei confronti dell’allure catacombale del disco primigenio ma opera oculata di restauro accrescitivo di un album fondamentale per l’HM italico degli anni Ottanta, che paradossalmente raccoglierà i meritati Osanna molto più oggi di allora, ove forse una cattiva distribuzione unita a una proposta musicale troppo avanti per il pubblico italiano e non, ancora impreparato per soluzioni adulte di cotanta possanza.  

La storia passa necessariamente per le trame color seppia dei Quarterer.         

 

 

Stefano “Steven Rich” Ricetti

 



Tracklist:
1. Red Hot Gloves
2. Colossus of Argil
3. Gates of Hell
4. The Ambush
5. The Entity
6. Dark Quarterer
Bonus: making of Videoclip

Line-up:
Paolo “Nipa” Ninci - drums
Gianni Nepi - vox, bass
Francesco Sozzi - guitar
Francesco Longhi - keyboards


 

 
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