Recensione: Decline

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Nel 1984, quando l’heavy metal e in particolare il nascente thrash metal (si parlava ancora di speed metal ...) erano questioni per soli uomini, un terzetto di Los Angeles ebbe l’ottima idea di piazzare alla voce una ragazza; fatto del tutto sconvolgente per l’epoca. Non a caso, la notizia di questa novità si sparse a macchia d’olio per il Mondo, regalando al quartetto una notorietà che, a parere dello scrivente, già in allora non rispondeva al reale valore dell’insieme; nonostante un deciso impegno sociale di denuncia verso le pecche della società americana.

Il gruppo si chiamava Détente e la cantante Dawn Crosby.

Dopo l’esordio con "Recognize No Authority", nel 1986, il fragile equilibrio che legava i componenti della band si ruppe, con che iniziarono i guai e quindi il rapido declino della band stessa. Velocemente così com’era ascesa alla notorietà internazionale.
Infine, dopo innumerevoli cambi di formazione e sfortunati incidenti di vario genere, nel 1996 la morte di Dawn pose fine alla favola.

Sennonché, nel 2007, la ristampa del primo e unico album ha avuto un inaspettato riscontro in termini di vendite e interesse da parte dei fans. Quindi, l’inevitabile reunion, mantenendo intatta la caratteristica di una donna alla voce (Tiina Teal).
Il thrash dei Détente è sempre stato caratterizzato da una forte influenza hardcore (D.R.I., Corrosion Of Conformity), sia per quanto riguarda i testi, come detto, sia per quanto riguarda la musica. E, in particolar modo, per le linee vocali, parecchio lontane dai canoni dettati dalla tradizione del genere.

Tutto questo è stato pedissequamente riportato in "Decline", full-length che rappresenta fattivamente la rinascita del combo statunitense. Lo stile è rimasto immutato. Purtroppo, poiché se questi appariva già rozzo e involuto all’epoca, oggi ciò s’identifica in un anacronismo difficilmente accettabile. L’immutato l’attacco ai massimi sistemi a stelle e strisce, encomiabile per il solo fatto che la stesura dei testi si suppone perlomeno figlia di un approfondimento socio-politico, da solo non basta per sollevare le sorti di un lavoro musicalmente povero. L’interpretazione della Teal, sempre ai limiti dell’isterico, molto aggressiva e senza particolari difetti, può demandarsi ai gusti di ciascuno di noi. L’effetto-novità non funziona più, dato che una voce femminile che si cimenti nel metal estremo non è più merce rara (Angela Gossow …). Il guitarwork e il drumming, obiettivamente, non lasciano spazio a molte interpretazioni. Il rifferama è del tutto scontato e privo di originalità, giacché sono passati ormai venticinque anni da quando lo stesso poteva stimolare un certo interesse. Il drumming è elementare e scarno, il basso c’è sulla carta, ma poi non è che lo si senta granché in giro per il disco, eccetto che per l’incipit di "Kill Rush".
I pezzi sono pochi e brevi, sì da far malignamente pensare che la riunione sia stata concepita più che altro per scopi commerciali. Difficile tirarne fuori una dal mazzo, di canzone, che possa distinguersi per una qualità minimamente migliore rispetto a quella (scarsa) delle altre. Forse "Degradation Machine", per un barlume di varietà armonica, o "This Is Not Freedom", dove finalmente si picchia davvero.

Un titolo migliore non potevano sceglierlo, i Détente, per loro platter della rinascita. Un lavoro vuoto, immediatamente noioso, lontano anni luce dagli standard tecnico-compositivi dei nostri giorni. Forse solo i fans più oltranzisti e reazionari del thrash «vecchissima maniera» troveranno in esso qualche motivo d’interesse. Chi vi scrive, sinceramente, no.
 

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Track-list:
1. In God We Trust 2:50
2. Predator 2:55
3. Kill Rush 3:26
4. Degradation Machine 4:41
5. Decline 2:44
6. Ashes 5.11
7. Genocide 2:58
8. This Is Not Freedom 2:34

Line-up:
Tiina Teal – Vocals
Caleb Quinn – Guitar
Steve Hochheiser – Bass
Dennis Butler – Drums

 
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