Recensione: Disposal Of The Dead – Dharmata

Di Andrea Poletti - 13 Agosto 2016 - 11:41
Disposal of the Dead – Dharmata
Etichetta:
Genere: Death 
Anno: 2016
Nazione:
Scopri tutti i dettagli dell'album
83

I Defeated Sanity sono un’istituzione in ambito brutal death e/o technical death metal a livello globale; potremmo senza ombra di dubbio affermare come dal 1994 la loro carriera sia costellata solamente da ottimi album senza nulla da recriminare. Chi è contrario alzi la mano o taccia per sempre. Dopo quattro full-length il quinto capitolo della discografia dei nostri prende una piega leggermente differente dal passato; un doppio EP proposto in un solo cd con due visioni e sonorità completamente distanti l’una dall’altra. “Disposal of the Dead” è formato dalle prime sei tracce con un suono al 100% made in Defeated Sanity, “Dharmata” invece offre cinque tracce che prendo spunto dal prog death di matrice “Shuldiner-iana” per rivisitare il tutto sotto una contemporaneità più unica che rara, l’acceleratore aperto a tutto gas sulla modalità “Avantgarde”. Ciò che è la scelta in merito, i simbolismi e le necessità di questa proposta così atipica ma vincente e necessaria sono spiegate e riassunte nell’intervista da noi condotta a Jacob Schimidt; ripeterci non ha senso per cui possiamo procedere a vele spiegate verso le due recensioni dei dischi, separate e a sé stanti come d’obbligo. Venghino signori venghino.

DISPOSAL OF THE DEAD

Il suono tipico dei nostri tedesconi è riassunto e proposto al 90% all’interno di queste prime sei tracce, ciò che manca, quel 10% è perché a differenza del passato questa prima parte risulta “meno ostica” e più catchy se proporzionata anche all’ultimo “Passage Into Deformity”. Il mood e la verve con cui ogni brano è realizzato ovviamente non né risente e si riesce perfettamente a percepire cosa risiede sotto la cute dei Defeated Sanity, ma la volontà non celata di proporre riff meno elaborati, meno avvezzi al classico “jazzy-style” emerge prepotentemente, creando quella piccola ma fondamentale differenza stilistica tra oggi e ieri. Più scrivo, più ascolto l’album, più capisco come risultare razionali in merito a questi ragazzi è banale, superfluo e per pivelli. Mettiamoci nell’ordine delle idee che l’unica cosa razionale che esce dalla testa di ognuno di noi mentre ascolta canzoni come “Into the Soil”, “Consuming Grief”, “Suttee” o “The Bell” è la distruzione di qualsiasi forma umana o artificiale che il creato ha portato d’innanzi al nostro corpo. Un bulldozer in pieno volto che non fa prigionieri; sentitevi lo stacco da 2:34 a 2:41 di “Into the Soil”, quello a 1:48 con il ride così cacofono da essere pura brutalità o ancora la chitarra solista a 0:28 di “Suttee” sino ad arrivare al passaggio a 2:01 su “The Bell”. Una bellezza infinita in questi piccoli dettagli che rendono “Disposal of the Dead” inimitabile ed “orgasmico” al tempo stesso. Non credete a chi vi descrive tali sonorità razionalmente, non funziona, chi vive per questo genere, respira brutal tecnico comprende quanto sia genio e follia, allo stato puro. Non v’è una vera e propria progressione, se non una produzione più curata e meno decentrata rispetto al passato. Una cura maggiore nei dettagli, che come già scritto, va in netto contrasto con la perdita del mood jazz riuscendo a bilanciare al meglio la proposta; più matura e meno bizzarra questa prima parte che non è altro che Defeated Sanity A.D. 2016. Non c’è altro da scrivere se non confremare come non c’è n’è per nessuno a questi livelli.

DHARMATA

Ora dobbiamo essere meno precipitosi, più elaborati, professionali e pindarici, prendiamo un sospiro. Cinque tracce, dove la “Titletrack” è un breve strumentale di un solo minuto, che ci conducono verso lidi tipici degli anni 90, da quei suoni cari a Death, Atheist, Pestilence ed ancora più indietro con i Watchtower di un tempo. Alla voce troviamo quel Max Phelps, vocalist del progetto Death  to All, in sostituzione di Konstantin Lühring, per un avvicinamento ancora maggiore al vecchio suono made in Florida. Differente produzione, differente approccio stilistico e una morbosa tecnica applicata allo strumento che porta al limite del possibile le potenzialità di ognuno dei componenti. Certamente non v’è una possibilità comparativa con la discografia passata dei Defeated Sanity, ma suona dannatamente loro, come dire che anche se la struttura esterna non è proporzionale il nocciolo è della stessa fattura. Basta ascoltare l’assolo di basso a 3:29 di “The Mesmerizing Light”, gli arpeggi a 0:26 di “At One With Wrath” o il bridge da 3:20 a 3:54 di “The Quest for Non-Existence” per rendersi conto di quanta sia la potenzialità messa in atto dai nostri. Non vi sono parole corrette per riuscire a descrivere le abilità e la perizia chirurgica di ogni passaggio; tutto l’album è costellato di dettagli al limite del razionale che raramente sono riscontrabili in un album di musica, pare quasi al di fuori di ogni concetto umano. La costante dimostrazione di potenza espressa senza masturbazioni fini a se stesse, per ricordare come, non è indispensabile accelerare i tempi e suonare mille note al minuto per risultare fighi; Dharmata non ha ritmi sostenuti se ascoltati bene, sono le inclinazioni e gli intrecci che vengono riscontrati minuto dopo minuto che rendono impossibile e immaginabile tutto ciò che è presente qui dentro. La scaletta si chiude con la perfetta “Return to Samsara” che è il sussidiario per ogni amante del technical sotto qualsiasi sfumatura, evito di descrivere per lasciare che ognuno di voi si perda dentro un vuoto catartico. Jazz, Bossa-nova, il funk dei Primus e un tocco di walzer per stupire divertendo, generi in constrasto che si mescolano e si contorgono per regalare al mondo “la novità”.  Phelps alla voce è un azzardo ma si dimostra la carta vincente e fornisce la ciliegina sulla torta per portare da eccelso a indescrivibile ogni passaggio, avantgarde in salsa brutal death come mai prima d’ora.

I Defeted Sanity ci regalano un doppio EP fuori dagli schemi se visto nel complessivo, uno schiaffo in faccia ai pivelli masturbatori che credono come mille note possano dimostrare la bravura nel suonare. Oggigiorno siamo sempre pronti a stupirci ad ogni attimo con scoperte nuove e magnifiche realtà; è sulla lunga distanza, dopo che il tempo ha schiacciato i deboli, che i grandi come i nostri cari vengono fuori, ammutoliscono tutti e tutto dimostrando chi detiene il trono del technical insieme ai Gorguts. Probabilmente non perfetto, fortunatamente non perfetto ma dannatamente avanti con i tempi, fuori da ogni concetto astrale e terrestre “Disposal of the Dead-Dharmata” è una perla nera che ogni amante deve possedere. Se questo non fa per voi, il Techinical non fa per voi.

“Siediti lungo la riva del fiume e aspetta, prima o poi vedrai passare il cadavere del tuo nemico.”

Ultimi album di Defeated Sanity