Recensione: East Coast Live

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Phil Collen, chitarrista dei pluridecorati Def Leppard, ma anche dei più “alternativi” Manraze, ha dato vita, più di un lustro fa, ad un proprio progetto parallelo, profondamente radicato nel blues e denominato Delta Deep. Un blues, quello dei Delta Deep, rivisitato però in una chiave altrettanto inesorabilmente hard. Ad unire le proprie forze con quelle di Collen in questa band troviamo la portentosa cantante Debbi Blackwell-Cook, il bassista Robert DeLeo (Stone Temple Pilots), il batterista Forrest Robinson nonché il “quinto membro” della formazione, l’autrice Helen L. Collen.
I Delta Deep nel 2015 hanno prodotto il loro primo ed unico studio-album, accolto con grande favore dalla critica specializzata.
Oggi Frontiers Music mette a disposizione del pubblico, oltre alla reissue dell’album di esordio (con un’operazione, dunque, molto simile a quella realizzata un mese fa con i Down’N’Outz dell’altro “leopardo” Joe Elliott), la registrazione di un loro concerto live, catturato nell’aprile del 2016 al Daryl’s House (si, “Daryl” deriva proprio da Daryl Hall degli Hall & Oates).

Il concerto, proposto con il titolo di “East Coast Live, si apre, tanto per far capire subito di che pasta sono fatti i Delta Deep, con Black Dog dei Led Zeppelin: dunque blues sì, ma molto, molto heavy!
E tanti sono i brani che si contraddistinguono proprio per questa impronta stilistica, tutta in chiave di orgoglioso hard blues: Bang The Lid (il quale ha come pilastro il suono saettante della chitarra), Black Coffee (cadenzato ed accattivante), il medley Burnt Sally/Rock Me Baby e, ancora,  Bless These Blues (il titolo dice tutto).

Ma c’è anche dell’altro: Private Number, ad esempio, porta l’ascoltatore nei territori assolati e polverosi di un roots rock molto gradevole, mentre Miss Me, sulla stessa lunghezza d’onda, è veloce, più festaiola e devota ai Rolling Stones, ma in versione più dura. Treat Her Like Candy, ancora, scalda il cuore grazie ad un soul midtempo elegante e sinuoso nonchè impreziosito dall’assolo di Collen, mentre Feel It (Medley) diverte col suo accattivante pop-rock-soul.
Le due componenti primigenie dell’hard e del blues, poi, si spacchettano qua e là: Whiskey, infatti, è un lento ed intenso  blues, mentre Shuffle Sweet cavalca gli impeti di uno spavaldo  hard rock, come anche il solido Down In The Delta. Il mix tra i due generi si fonde ancora una volta nel crogiuolo di una torrenziale Mistreated (dei Deep Purple, non c’è bisogno di ricordarlo) con il canto declinato da voce maschile.

Questo live album dimostra, in conclusione, che i Delta Deep sono più di un side project, bensì una band maiuscola con una sezione ritmica che pesta duro, una voce potente e espressiva,  un’ascia che non rinuncia a staffilate hard.
Qualcuno, parlando dei Delta Deep, pare abbia scritto “Aretha Franklin suona con i Led Zeppelin” (e la cartella stampa diligentemente riporta questa descrizione).

Il vostro recensore, in questo caso, non può che sottoscrivere (fatte le debite proporzioni, s’intende!).

Francesco Maraglino
 


 

 
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