Recensione: [Ep]

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Gli Innersphere sono una band giovanissima di Pilsen che, formatasi nel 2015, ci consegna oggi il suo debutto discografico chiamato semplicemente Ep. Sono quattro i brani proposti più una breve intro, e si rivelano un buon biglietto da visita per il prossimo futuro anche se fortemente acerbo. Il sound dei cechi è un buon death metal melodico che deve praticamente il 90% del suo essere agli Amon Amarth e compagnia; l’ondata è indubbiamente tra le più alte e solide del metal attuale e un sound del genere di certo non faticherà a rimanere a galla e ottenere un buon manipolo di proseliti. I diciassette minuti scarsi qui proposti hanno sicuramente un buon numero di potenzialità, a partire da un costrutto che cerca almeno in tutti i modi di discostarsi dalla band madre  inserendo momenti più ariosi nei brani e dilatando le parti solistiche fino ad arrivare a momenti in cui vi è inserita una buona dose di groove assieme anche a qualche sporadico blast beat. Il denominatore comune rimane però la componente epica, che qui è enfatizzata alla massima potenza in favore di una proposta che risulta sicuramente più svedese che ceca. I riff sono prettamente basati su progressioni di accordi già sentite e risentite nel genere e rappresentano il primo vero e proprio difetto che ci troviamo di fronte: non sono nulla di memorabile o particolarmente ispirato. Il genere richiede chitarre di un certo tipo mentre qui troviamo solo buoni accompagnamenti senza una partitura trascinante che possa definirsi tale. Un vero peccato, in quanto la sezione ritmica è ben suonata e in grado di rendere giustizia ad ogni brano suonato; di diverso impatto invece i momenti acustici, che non stancano e offrono quel qualcosa in più che mai male non fa. Il discorso voce invece è assolutamente buono per quanto riguarda il growl di base, similissimo a quello del buon Johan Hegg, ma non pienamente sufficiente per quando riguarda l’uso di altre timbriche: il ritornello di Creation è un buon esempio in merito, rivelandosi quasi fastidioso. La produzione è decisamente ben fatta e professionale, cosa ormai quasi uno standard per ogni tipo di uscita autoprodotta e non; nulla da segnalare in questo senso, anzi, si sente persino il basso!

Pochissimi a questo mondo nascono già fenomeni senza alcun tipo di esperienza; tutti i difetti elencati sono quindi perdonabili ad una band al debutto e che si affaccia sul mercato per la primissima volta in carriera. Bisognerà però lavorarci sopra e limare il tutto per ottenere qualcosa di personale e in grado di distinguersi da una massa spietata e in grado di fagocitare qualsiasi idea stampandola in serie come se non fosse mai davvero stata di qualcuno. Ci aspettiamo nel prossimo futuro un full lenght che possa proiettare gli Innersphere ad un buon livello nazionale ed europeo, le carte in regola per poter raggiungere questo obiettivo ci sono.

 
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