Recensione: Esoteric Symbolism

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“Esoteric Symbolism”, rappresenta il quarto tassello discografico confezionato dagli australiani Teramaze.
Una copertina enigmatica ben simboleggia un lavoro intricato ed efficace, in grado di offrire oltre un’ora di musica attraverso le ben tredici tracce che ne compongono l’essenza.

Un velo di inquietudine e mistero avvolge le fitte trame musicali dell’opera, che trova il suo inizio nella strumentale “All Seeing Eye”: dopo un’intro prettamente tastieristica ed oscura, ecco l’esplodere di un vortice di potenza e melodia, dettato dai gustosi fraseggi chitarristici amalgamati con la solidissima sezione ritmica. Il drumming preciso e affilato del bravo Dean Kennedy (visto in precedenza anche alla corte dei connazionali Damnations Day), risulterà uno dei punti di forza del disco.
Una produzione stellare completa a dovere il primo piano di un album che si preannuncia di alto livello.

Le note della sognante “Line Of Simmetry”, rievocano le atmosfere tanto care ai migliori Fates Warning. Il gruppo australiano si dimostra attento nella cura degli arrangiamenti e nella scelta delle melodie, sempre interessanti e mai banali, catturando fin dai primi istanti l’attenzione grazie anche ad una serie di parti soliste ben curate ed inserite nel contesto di un brano strutturalmente dinamico.
La seguente “Transhumanist”, abbandona le velocità moderate della traccia apripista, mostrando un sound più aggressivo, dominato completamente dai granitici riff di chitarra, sui quali sono ancora le ottime melodie vocali ad emergere, interpretate con abilità dal talentuoso Brett Rerekura, singer in possesso di timbrica acuta ed energica.
Gli statunitensi Fates Warning vengono ancora elevati a muse storiche nel corso della decisa “Bodies Of Betrayal”, traccia che sembra provenire dal songbook di “Parallels”. Anche in questo caso comunque, la band mescola con brillantezza potenza e melodia, confezionando un altro ottimo episodio di Power- Progressive Metal.
I nostri danno poi sfogo a tutta la propria carica aggressiva con la potente ed ipnotica “Parallels-Dual Reality”, brano in cui questa volta è percepibile lo spirito dei recenti Dream Theater (quelli di “Systematic Chaos”), notevole soprattutto per le ottime parti soliste che mettono in risalto tutte le qualità tecniche dei singoli musicisti: la base è saldamente ancorata al Prog di fattura raffinata e piacevole ascolto.

Come in altri passaggi dell’album, il combo proveniente dalla terra dei canguri si diverte a colorare con passaggi elettro acustici ben riusciti l’ossatura della propria proposta musicale, come dimostra la magnetica “Spawn”, in cui torna minacciosa l’ombra della band di John Petrucci.
La spietata “Punishment By Design”, mostra quindi l’anima più Heavy e devastante dei Teramaze, che comunque non dimenticano la componente melodica, allestendo prima un refrain arioso e accattivante e subito dopo un break strumentale maestoso ed epico.
Segue la scia del brano appena ascoltato, anche la rabbiosa “Dust Of Martyrs”, gelida rasoiata, resa devastante dal sempre ottimo lavoro offerto dalle due chitarre, le quali, come di consueto fanno da sfondo alle aspre melodie intonate dall’eccellente singer.
Ecco poi tornare i passaggi elettro acustici cari al gruppo, evidenziati dal gioco di tastiere in primo piano, nella bella “The Divulgence”, il cui riff principale pare quasi ricordare quello della celeberrima “Heaven And Hell” dei leggendari Black Sabbath.

La lunga title track inaugura egregiamente l’ultima parte del platter, che si conclude con un ultima composizione divisa in tre parti, intitolate “VI Order Out Of Chaos”, “VII Darkest Days Of Symphony” e “VIII In Intro”, quest’ultima ancora in stile Fates Warning ed impreziosita da un evocativo tappeto pianistico condotto da Dave Holley: un eccellente intermezzo centrale che dimostra per l’ennesima volta la qualità di un album realizzato con grande contributo di classe da un gruppo sicuro dei propri mezzi e dalla professionalità eccelsa.

I sostenitori del Progressive Metal più elegante ringrazieranno.

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