Recensione: From Afar

Di Daniele Balestrieri - 13 Ottobre 2009 - 0:00
From Afar
Band: Ensiferum
Etichetta:
Genere:
Anno: 2009
Nazione:
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73

Ogni anno che passa mi sento sempre un po’ più in colpa per non aver capito all’istante il “grido d’aiuto” che ha rappresentato Dragonheads, oramai sempre più un tentativo palese di tastare il terreno che si è in parte ritorto contro la band a seguito delle varie alzate di sopracciglia/grattate di barba suscitate nella stampa generale e che hanno alla fine generato un rebound esplosivo nella forma di Victory Songs, un album che non sono mai riuscito a digerire fino in fondo perché a mio giudizio era l’incarnazione del “troppo che stroppia”: troppo grasso, troppo pomposo, troppo esageratamente power.
Tuttavia gli Ensiferum hanno sempre seguito una strada bene definita che li ha resi famosi un po’ per via del periodo in cui sono affermati, estremamente fertile per il genere, e un po’ per via del primo e omonimo album che, al tempo, fu una specie di boccata fresca nel mare di black-folk e soprattutto anticamera del neopagan finlandese bombastico e superepico che emetteva i primi vagiti.
Nonostante tutto è stata una band a cui non sono mai state risparmiate critiche: in particolare sono spesso passati per un gruppo povero di riff che riciclava sempre le stesse idee; e mentre sulla seconda ipotesi ci sarebbe un po’ da discutere, trovo che la prima critica sia sempre stata ingiustificata, e questo From Afar ne è un potente esempio.

Iniziamo subito con il confermare che il lavoro combinato di Petri e di Marius ha ormai passato la prova dei 5 anni e che, sebbene gli Ensiferum soffrano ancora della latente carenza di Jari Mäenpää, per fortuna la forza compositiva della band non si è sfibrata grazie a un Toivonen sempre e costantemente in gran forma.
La nuova fatica del nostro quintetto finlandese trae certamente ispirazione più da Victory Songs che da Dragonheads, ma stavolta l’equilibrio e il centellinamento delle esagerazioni hanno evitato che si ripetesse l’eccesso che due anni fa deluse una piccola parte dei loro fan. Siamo sempre di fronte al pomposo power pagan viking folk già perpetrato da numerose altre band, eppure il marchio di fabbrica è ancora una volta unico e perfettamente riconoscibile.
Continuo a vedere nella melliflua ed elegante proposta musicale una sensibilità molto femminile che prende prepotentemente le distanze da band potenzialmente concorrenti come Equilibrium o XIV Dark Centuries. Anche se hanno sempre calcato la mano sulla definizione di “pagan bellico”, ho sempre trovato una simile catalogazione decisamente fuori luogo e molto più vicina a band come Turisas, dall’approccio musicale praticamente analogo ma dallo sviluppo atmosferico praticamente opposto.
Perché è sbagliato dire che gli Ensiferum sono una band povera di riff è presto detto: pur essendo questo un album 100% Ensiferum, si nota immediatamente un’intrigante foga sperimentale in grado di distingue From Afar dal resto della loro discografia. Esempio interessante è il concept del “viaggio senza ritorno” inaugurato da uno spezzone corale di 50 secondi, “Tumman Virran Taa” e in seguito sviluppato nell’epopea conclusiva “The Longest Journey (Heathen Throne part II)“. 12 minuti di cesura finale portano immediatamente alla memoria l’insuperabile Mana, divorata da ogni “Equilibrista” che si rispetti, eppure le due tracce condividono tanto il rischio di una spudorata ricalcatura quanto il risultato diametralmente opposto: l’eleganza compositiva intrinseca degli Ensiferum, retaggio della conclamata finezza che definisce tutto il pagan di matrice finlandese, riesce a distinguere un album nel costante rischio di perdersi nel mare di copycat sia concettuali che musicali.

Per questo From Afar riesce a splendere più di quanto non sembrerebbe possibile. Ogni traccia è cosparsa di piccole variazioni sul tema e piccoli inserti a volte eccessivamente romantici (il coro virginale di “Twilight Tavern” impartisce una lezione di vita degna di un bacio perugina) e a volte talmente scoppiettanti da trascinare una canzone ben oltre la loro conclusione: geniale in questo caso è il pianoforte da pieno proibizionismo d’inizio secolo e la sfuriata di Banjo nella trascinante “Stone Cold Metal“, una canzone inspiegabilmente accattivante nonostante l’irritante riff principale.
In sostanza il sound rimane sempre specificamente Ensiferum con un’accentuazione sia del comparto sinfonico (la opener “By The Dividing Streams” è un ottimo esempio di come siano arrivati a orchestrazioni degne dei grandi arrangiamenti Finntrolliani) e sia, come già detto, di quello puramente sperimentale, per quanto flebile sia. Ancora una volta Power Pagan corale di buona fattura, piagato da una genericità che non sono mai riusciti a scrollarsi di dosso e da atmosfere un po’ troppo eteree per i miei gusti nonostante le cavalcate che di tanto in tanto sporcano praticamente ogni traccia, compresa la notevole title track. Nonostante il mestiere con cui è prodotto ancora una volta non tradisca, From Afar non è un album che farà saltare sulla sedia i vecchi seguaci dell’onnipresente barbuto guerriero dallo scudo finnico. Tuttavia, nel bene e nel male, è ancora un ennesimo sigillo di garanzia per una carriera che prosegue senza fretta né particolari scossoni lungo il sentiero del successo.

Daniele “Fenrir” Balestrieri

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TRACKLIST:

   1. By The Dividing Stream
   2. From Afar
   3. Twilight Tavern
   4. Heathen Throne
   5. Elusive Reaches
   6. Stone Cold Metal
   7. Smoking Ruins
   8. Tumman Virran Taa
   9. The Longest Journey (Heathen Throne Part II)

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