Recensione: Gateway To The Antisphere

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«The winds of spring bring the stench of Sulphur...».

A due anni dall’eccellente “Swallowed By The Ocean’s Tide”, i tedeschi Sulphur Aeon riprendono il discorso là dove l’avevano lasciato: il ritorno sulle terre emerse degli dei cosmici Cthulhu, Hastur, Chaugnar Faugn, Shub-Niggurath, Dagon, Nyarlathotep, Azathoth e tutta la loro orribile stirpe. Allo scopo di distruggere gli esseri umani e ricondurli a un nuovo ordine dominato dall’orrido, dalle leggende del Caos Primigenio.  

Un altro concept-album generato allo scopo primario di materializzare le terrificanti visioni che accompagnano chi, fra i pochi, è in grado di intravedere, fra i flutti oceanici e le stelle, i titanici tentacoli che ghermiscono ogni cosa. Come ben rappresentato dal capolavoro dipinto da Ola Larsson che, coadiuvato da M. (Martin Hellion, voce), ha dato alla luce uno dei migliori artwork di tutti i tempi. A corredo di “Gateway To The Antisphere”, per l’appunto.

Assieme al predetto M., completano l’eccezionale line-up dei Sulphur Aeon: T. [Torsten Horstmann (December Flower, ex-Through The Ashes, ex-Eroded (live), ex-Symbiontic) – chitarra, basso] e D. [Daniel Dickmann (December Flower, Revel In Void, Deviated Presence, ex-Absence, ex-In Cold Eternity, ex-Seventh Seal Broken) – batteria]. Un trio assolutamente coeso, affiatato, mosso dalla medesima filosofia musicale, in grado di sviluppare un’onda d’urto pari a quella di una deflagrazione termo-nucleare.

Benché la notevole tecnica di esecuzione consenta loro di affrontare qualsiasi difficoltà che ‘questo’ tipo di death metal dissemina lungo il proprio cammino, il sound di “Gateway To The Antisphere” è mantenuto volutamente grezzo, rimbombante, a tratti caotico. Una produzione che Simon Werner ha deciso di incanalare in questo tipo di suono per dare, con forza, l’idea delle sempiterne tempeste di zolfo che ammorbano l’atmosfera terrestre sotto l’attacco degli innominabili mostri.   

Rispetto al precedente “Swallowed By The Ocean’s Tide” s’è un po’ perso per la via il flavour black che ne permeava le tracce, e questo a vantaggio di una definizione più ortodossa del mostruoso, spaventoso, immane muraglione di suono che, ora, risponde a un nome solo: ‘death metal’. Death metal connotato da un rifferama pressoché infinito, condotto nell’antro finale di Azathoth (‘antisphere’) dal furibondo, isterico, stentoreo growling di M.; dalla spinta over-boost del rombare del basso di T.; e, ultimo ma non ultimo, dal devastante drumming di D., impressionante nelle accelerazioni verso blast-beats da irreversibile follia nonché in semi-decelerazioni con 4/4 da ‘schiaffoni in faccia’ (“Seventy Steps”).

Un sound spaventosamente annichilente, in grado tuttavia di contenere in sé grandi armonizzazioni o meglio melodie (sic!), atte a mantenere in vita le allucinazioni più sopra menzionate. Così, accanto a brani ‘spazza-tutto’ (“Onwards... Towards Kadath”), si possono ascoltare stupendi segmenti dalla forza vaneggiante indescrivibile, come quella rinvenibile al volo nel mirabile trittico “Abysshex”, “Diluvial Ascension – Gateway To The Antisphere” (Innsmouth?) e “He Is The Gate”. Tre perle di death metal che, per lungo tempo a venire, potrebbero tracciare la linea di confine del genere medesimo oltre la quale non esiste che il nulla.  

È nuovamente il momento, per i Grandi Antichi, di salire dalle sterminate profondità oceaniche ove regna, inquieta, la morte senza tempo. L’Era dello Zolfo li attende. C’è una crepa nel cielo. È una soglia: la porta di accesso all’‘antisphere’. In cui, da epoche immemorabili, vive il dormente orrore primigenio; pronto a svegliarsi per divorare il Mondo.

Svegliarsi al suono di una sola musica: quella dei Sulphur Aeon e del loro indescrivibile “Gateway To The Antisphere”.

Daniele “dani66” D’Adamo

 
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