Recensione: Give Me Your Soul...Please

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In una ipotetica classifica del “genio” musicale metallico, King Diamond, impareggiabile menestrello danese con un debole per le storie di fantasmi, comparirebbe senza alcun dubbio entro le prime otto – dieci posizioni, relegando alle proprie spalle, e di molto, uno stuolo interminabile di artisti ed interpreti talvolta osannati dalla critica ma assolutamente privi della medesima inventiva e della stessa incredibile capacità di songwriting.
Pochi altri infatti, hanno saputo solcare ben tre decadi diverse mantenendo la qualità del proprio lavoro sempre ben al di sopra della media, senza mai lasciar intravedere segni di cedimento o calo ispirativi e garantendo ai tantissimi fans dispersi in giro per il mondo prodotti sempre interessanti, ricchi di fascino ed impeccabili dal punto di vista tecnico – esecutivo.
E' per questa serie di ragioni dunque, che ogni uscita di King Diamond rappresenta un piccolo evento e qualcosa di sicuro interesse per l'intera comunità metallica, che, laddove non espressamente seguace del verbo del Re, è in ogni caso da sempre pronta a tributare i giusti onori ed il totale rispetto ad un maestro di cotanta importanza e rilievo.

‘Give Me Your Soul...Please' rappresenta il dodicesimo tassello di una carriera solista iniziata con l'enorme 'Fatal Portrait' nel 1986, ed è, come al solito, una intricata storia di fantasmi e presenze ultraterrene.

Heaven Or Hell?

Dopo il cinico creatore di 'The House Of God', il ritorno della malefica Abigail, ed il lugubre teatro dei burattini ungherese di 'The Puppet Master', il soggetto questa volta è focalizzato sulla vicenda di due giovani protagonisti, fratello e sorella, che, assassinanti dal violento padre, divengono spiriti vaganti nell'attesa del definitivo trapasso verso l'aldilà.
Sfortunatamente tuttavia, le due anime sono destinate ad una lacerante separazione: la sorellina è diretta verso la beatitudine eterna del paradiso, il fratello, erroneamente accusato di suicidio, è al contrario risucchiato nel regno dei dannati, l'inferno di coloro che volutamente hanno rifiutato la vita donatagli.
Solo un avvenimento estremo, la cattura di un'anima pura da sostituire a quella del condannato, è in grado di salvare il piccolo dalla caduta negli inferi e solo la disperata ricerca da parte della sorella di questa sfortunata vittima può far sì che ciò accada.

Una trama intensa, insolita e diversa dai classici concept di stampo “diamondiano” dunque.
Non più infatti una storia completamente romanzata e fuori da ogni contesto concreto, questa volta la realtà si fonde con la fiction, partendo da una triste piaga dilagante dei nostri tempi, il maltrattamento dei minori, per svilupparsi poi su più consueti binari ultraterreni, non senza tuttavia, un approccio maggiormente diretto (la narrazione ad esempio avviene in prima persona, come se gli avvenimenti stessero accadendo proprio in quel preciso istante) e numerosi particolari estrapolati dalla quotidianità del singer (la presenza del gatto Magic, che esiste realmente ed è in effetti l'animale domestico prediletto di Diamond, lo specchio ritratto in copertina, parte della mobilia dell'abitazione del Re in quel di Dallas), elementi che lasciano intendere, senza possibilità di errore, che lo sventurato prescelto per lo sgradevole scambio d'anime sia l'autore stesso della vicenda, King Diamond.

Le canzoni

Sontuoso e magniloquente come d'abitudine il dispiegamento di forze messo in campo al fine di dar vita alla nuova creatura: tredici gli episodi raccolti in scaletta, capitoli essenziali per la piena riuscita della narrazione.
La più classica delle overture apre il platter: ‘The Dead' è tutto ciò che ci si possa attendere dall'intro di un cd di King Diamond, con un grande organo in primo piano e coro a sottolineare i primi passaggi della storia, incentrati sul dialogo tra i due fratelli appena divenuti spiriti ed intenti a cospirare per il raggiungimento dei loro scopi. ‘Never Ending Hill' è quindi il primo vero brano del disco, un pezzo in tipico stile KD: ritmica serrata con la coppia Wead / La Roque a farla da leone, sfuriate di heavy tecnico e chirurgicamente preciso con un testo utile per conferire alla storia le coordinate di luogo e tempo in cui andrà a svilupparsi la trama.
Calano le tenebre e l'ambiente acquisisce maggiori connotazioni d'atmosfera: le successive ‘Is Anybody Here?' e ‘Black Of Night' offrono tempi sincopati, con ottimo lavoro ritmico nei cambi di tempo centrali ed assoli di eccellenza assoluta, caratteristica questa, che si rivelerà poi a conti fatti uno degli aspetti di maggiore qualità dell'intero platter. Le mille voci di King Diamond intessono nel frattempo la tela, immergendo sempre più l'ascoltatore nel pathos ideale per l'apprezzamento del disco, mai come questa volta però, bisognoso di attenzione e pazienza per la comprensione dei tantissimi particolari disseminati lungo il percorso.
Concessione ad hooklines quasi al limite dell'orecchiabile invece in ‘Mirror Mirror', uno dei pezzi forti dell'album e futuro classico nella discografia del Re: una cavalcata a perdifiato con ritornello centrale di forte presa a descrizione del primo contatto tra i due protagonisti della storia, la bambina ruba-anime, spettralmente materializzatasi nello specchio e la sua incredula vittima.
Ulteriore cambio di ambientazione e toni estremamente drammatici per ‘The Cellar', altro highlight del cd. Ancora una volta la coppia d'asce realizza la cornice ideale per le scorribande vocali di Diamond: la discesa verso l'oscura cantina che da il titolo alla canzone è sapientemente sottolineata da una interpretazione sofferta, in grado di comunicare sensazioni di ansia ed angoscia causate da un pericolo imminente.
La breve ‘Picture in Red' è in seguito il preludio alla titletrack ‘Give Me Your Soul'. La rivelazione degli intenti della bambina fantasma attraverso la visualizzazione della morte del fratello nella mente del protagonista, è perfettamente sostenuta da un brano urgente e teatrale, ricco di pathos e tensione, al solito arricchito da interventi chitarristici di incredibile spessore.
Il climax della vicenda cresce inevitabilmente con il dipanarsi delle successive tre tracce: ‘The Floatin Head', ‘Cold As Ice' e ‘Shapes Of Black' descrivono infatti i momenti di follia, frammisti ad attimi di puro terrore, a cui la vittima deve far fronte, passando dalla paura per il buio incombente, allo stato quasi cadaverico prossimo alla fine.
I vari stati d'animo sono nuovamente resi al meglio grazie alla maestria del singer danese, ma non possono essere taciuti i già più volte evidenziati meriti del resto della band, in grado di materializzare concretamente situazioni palpabili e cariche, ora con assalti velocissimi, ora con atmosfere sospese ed orrorifiche di grande impatto ed emotività.
‘The Girl In Bloody Dress' e ‘Moving On', sono infine i capitoli conclusivi della storia, che si porta a compimento in maniera enigmatica ed aperta: l'anima del prescelto si rivela essere troppo carica di nefandezze e quindi inutile allo scopo...occorrerà muoversi velocemente per trovarne un altra prima dell'alba...
Interessante il duetto di voci tra KD e Livia, cantante già presente sul precedente ‘The Puppet Master', qui incaricata di assumere il ruolo della bambina, ed incredibilmente tangibili le ambientazioni dei brani, degna conclusione di un album di ottimo valore.

La band ed i suoni

Cosa dire che non sia già stato sottolineato al riguardo della band?
Semplicemente perfetto il lavoro della coppia Wead / LaRoque, una delle più valide e sottovalutate della scena. Un flusso torrenziale e costante di riffs rocciosi ed assoli funambolici, un gusto unico ed un affiatamento straordinario sono gli ingredienti di una prestazione maiuscola a cui solo la presenza di una enorme personalità come quella di King Diamond nega la palma di assoluta protagonista del disco.
Potente e precisa la sezione ritmica: Hal Patino e Matt Thompson sono pilastri più silenziosi ma imprescindibili di un complesso di musicisti che non denota debolezze.
Su tutti naturalmente, King Diamond.
Gli anni sembrano non passare per questo straordinario artista, ancora oggi in grado di modulare la voce assumendo le tonalità più diverse e di emozionare gli ascoltatori in modo unico ed inarrivabile. Qualche novità questa volta invece è ascrivibile alla scelta della produzione: i suoni infatti appaiono definiti come non mai, quasi “rotondi” nella loro asciuttezza al punto da permettere all'ascoltatore di distinguere con assoluta infallibilità i vari strumenti; anche la voce di King appare maggiormente “secca” e diretta, aspetto questo che, apparentemente, sembra poter garantire un tasso di incisività inferiore, ma nel concreto regala ulteriori dosi di efficacia alle corde vocali del Re.

Conclusioni


Un album perfetto quindi? Forse una esagerazione, ma la qualità espressa ancora una volta dal Re Diamante e dalla sua band è tale da lasciare sbalorditi ed entusiasti.
A differenza di ‘House Of God' e ‘Puppet Master', probabilmente questo è tuttavia un album che necessita di crescere un po' con gli ascolti prima di rivelarsi appieno: nulla di male, anche ‘Abigail' e soprattutto ‘Conspiracy' avevano denotato dapprincipio la stessa caratteristica.
Ben lungi dal proporre paragoni con i due capisaldi irraggiungibili della carriera del singer danese sia chiaro, quella che emerge è in ogni caso la consueta maestria di Diamond, artista inimitabile, tra i pochi in grado di coniugare storie avvincenti e sempre originali con grandissima musica e prestazioni di altissimo livello.
‘Give Me Your Soul...Please' non fa eccezione a questa regola e ci offre ancora una volta un King Diamond in piena forma e pronto a soddisfare i tanti suoi ammiratori con un disco pieno, intenso e convincente che, senza dubbio, comparirà nella lista dei best albums di questo 2007.

Fabio “The Diamond King” Vellata

Tracklist :

01. The Dead
02. Neverending Hill
03. Is Anybody Here?
04. Black Of Night
05. Mirror, Mirror
06. The Cellar
07. Pictures In Red
08. Give Me Your Soul
09. The Floating Head
10. Cold As Ice
11. Shapes Of Black
12. The Girl In Bloody Dress
13. Moving On

Line Up:

King Diamond – Voce / Tastiere
Andy LaRoque – Chitarra
Mike Wead – Chitarra
Hal Patino – Basso
Matt Thompson – Batteria
 
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