Recensione: Heal

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“Heal” è il quarto album dei Sacred Reich, gruppo proveniente dallo Stato dell’Arizona. È uscito nel 1996, anno in cui le barriere musicali del Metal crollavano definitivamente e 'tutto' si fondeva con il 'tutto'. Ai molteplici stili si metteva davanti l’aggettivo “Alternative”, così non ci si sbagliava. Bastava un leggero mutamento dei suoni, una voce più o meno “growl” o “scream” per determinare un nuovo genere. Così i Type of Negative ed i Katatonia suonavano Alternative-Doom, gli In Flames suonavano Alternative-Death, gli Opeth erano Progressive-Death; lo stile di Marylin Manson era Alternative- Industrial così come quello dei Godflesh e così via, quasi tutti incentrati sui temi di morte, desolazione e depressione di cui erano intrisi i testi. E pensare che, negli anni ’70, quando cominciò il 'tutto', questa favolosa musica veniva chiamata semplicemente “Rock”. Dei dischi Heavy Metal classico degni di nota viene in mente solo “The dark Saga” degli Iced Earth.

Il Thrash non fa eccezione e subisce un duro colpo con i Sepultura che aderiscono al movimento Nu Metal e lo esprimono attraverso l’incisione dell’album “Roots”. Infine avviene quello che è stato considerato un vero e proprio “tradimento”: i Metallica, tra lo stupore generale, rinnegano addirittura se stessi e danno alle stampe “Load”, disco rivolto al Blues ed all’Hard Rock. Ormai sembra tutto destinato a cadere nell’ombra, ma dall’oscurità scaturisce un barlume: i Sacred Reich pubblicano “Heal”.

Il combo, appartenente alla seconda ondata Thrash, si fa conoscere nel 1987 con l’ottimo “Ignorance”, album velocissimo e potentissimo di chiara influenza Slayer e con tendenze rivolte all’Hardcore. Nel 1988 esce l’EP “Surf Nicaragua”, vero gioiellino nel quale, con un pugno di canzoni, il gruppo mette in chiaro di essere formato da ottimi musicisti. Si evidenzia la cover di “War Pigs” dei Black Sabbath, versione che, secondo la mia personale opinione, è seconda solo a quella dei Black Sabbath stessi, presente sul “live Evil”, con R.J. Dio alla voce. Nel 1990 esce “The America Way” dai toni potentissimi, ma molto cadenzati e, nel 1993, “Independent” in cui dominano le tonalità dell’Heavy Metal classico. Infine, dopo tre anni viene dato alle stampe “Heal”, full length che, riprendendo il percorso di “Indipendent” (si sentano i collegamenti con le canzoni “Pressure”, “Product” e “Do it”), fa anche una sorta di marcia indietro, sprigionando un’aggressività ed un’energia inusuali per il periodo, vicino a quanto espresso dal citato “Ignorance” di otto anni prima.

Pezzi brevi, ma molto veloci con richiami hardcore contraddistinguono il disco. Tali sono interposti a brani più cadenzati. I Sacred Reich hanno il loro stile personale e si trovano sempre a loro agio facendo sì che il disco sia scorrevole, ben armonizzato e mai noioso o ripetitivo,. La potenza è infine la caratteristica principale che sostiene il songwriting. Tra i brani più significativi troviamo “Low”, che fa “il verso” al Grunge per poi esplodere e diventare un pezzo Heavy Metal potentissimo, “Ask End”, omaggio che i Sacred Reich fanno agli anni ’70 senza però rinunciare alla propria personalità e “Seen Through my eyes”, la cui parte strumentale proclama i Sacred Reich tra i migliori musicisti del tempo. Chiude il disco la track “The power of the written Word”, il pezzo più Thrash dell’album. L’edizione giapponese, invece, termina con la bonus track “Beef Bologna” dei punk-rockers Fear.

Hanno dimostrato coraggio i Sacred Reich, pubblicando un disco controcorrente sia per il genere suonato sia per i testi delle canzoni che hanno sempre riguardato problematiche sociali quali il pacifismo e la non violenza, argomenti all’epoca trattati da pochi gruppi Metal (tra loro citiamo Anthrax e Nuclear Assault) più votati ad altre tematiche; il risultato ottenuto ha ben ripagato l’audacia! Con tale disco i Sacred Reich hanno dichiarato che, nonostante i cambi di tendenza e la ricerca di nuove sonorità dell’epoca e nonostante i boicottaggi protratti da alcune band, sia l’Heavy Metal che il Thrash proprio morti ancora non lo erano. Tanto è vero che nel 2000, dopo solo quattro anni dall’uscita di “Heal”, entrambi i generi risorgono riprendendo il giusto posto nel mondo musicale (basta citare che è l’anno in cui esce “Brave new World” che riporterà gli Iron Maiden sulla vetta dell’Olimpo).

Per tutti i motivi sopra esposti non ho timore a dire che i Sacred Reich sono tra i migliori gruppi Thrash Metal di sempre, ineguagliabili e parte fondamentale delle storia del nostro amato genere, degni di costituire un nuovo “Big Four”, insieme a Exodus, Testament ed Overkill ...se mai verrà riproposto un evento del genere.
Il mio personale giudizio sull’album non può che essere “buono”; lo consiglio a tutti. Dico soprattutto alle giovani band di prendere i Sacred Reich come esempio non solo per il loro stile musicale, ma anche per le tematiche da loro trattate, purtroppo attuali ancora oggi come lo erano nel ad inizio anni Novanta.

Andrea Bacigalupo

 
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