Recensione: It's A Beautiful Life

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Musicista, cantante ma soprattutto, songwriter di massima fama.
Un nome rinomato e prestigioso quello di Mark Spiro, artista statunitense tra i più attivi in territori melodic rock a cavallo tra anni ottanta e novanta, responsabile della stesura di innumerevoli hit composte negli ambiti più svariati e sfaccettati di una carriera artistica vissuta tra alti e bassi.

Dai brani realizzati per conto di grossi calibri del settore (il numero non si conta, tanto è elevato), tra i quali Giant, Heart, Cheap Trick, John Waite, Kansas e Bad English, sino alla partecipazione in colonne sonore di note pellicole hollywoodiane, l'attività di Spiro ha spesso ottenuto gratificazioni e riconoscimenti, conciliando con ottimi successi l'opera di scrittura per "conto terzi", con la periodica uscita di album solisti dagli inconfondibili ed evidenti richiami alla tradizione westcoast americana.

Esordiente nel preistorico 1986 con “In Stereo”, il raffinato estro musicale del compositore originario di Seattle ha tuttavia conosciuto il momento di maggior successo personale solo un decennio più tardi, con la pubblicazione dell’eccellente e seminale “Now Is Then, Then Is Now”, esempio di elegante AOR westcoastiano, immancabile nella discoteca di ogni autentico seguace di un certo tipo di sonorità dai risvolti scenograficamente affini ai grandi panorami costieri d’oltreoceano.
Un successo mantenuto vivo con riscontri altrettanto buoni anche nelle due uscite successive, “Devotion” e “The Stuff That Dreams Are Made Of”, dischi parecchio carenti in fase di produzione dei suoni, ma di notevole valore sotto il profilo della pura resa del songwriting, perfettamente modellati attorno all’assunto vitale del rock melodico che impone armonie ariose, cariche di enfasi, rincorse da ritornelli ad ampio respiro.

Un’ispirazione artistica destinata poi ad affievolirsi progressivamente, caratterizzata - dopo un periodo costellato da gravi problemi di salute – da un paio di episodi, editi nel corso del nuovo millennio, tutt’altro che entusiasmanti. “King of Crows” prima, e l’anonimo ed asettico “Mighty Blue Ocean” poi, definivano i contorni di uno scialbo rock cantautoriale che tentava, con successi invero scarsi, la carta dell’introspezione autobiografica, infarcendosi di sensazioni intimiste per lo più insipide e prive di colore.

Assente dalla scena sin dal 2005, i dubbi sulle prospettive di rinascita di quello che è stato un fenomenale “melodic maker” come Mark Spiro, non potevano che dar luogo alla possibilità di due soluzioni antitetiche e contrastanti.
Un ritorno alla gagliarda passionalità dell’AOR californiano di vecchia concezione, oppure il perseverare sulla strada di un’involuta ed anonima concezione musicale, fatta di pochi sussulti e minime emozioni.

Come ad annunciare una sorta di sopraggiunta “pace dei sensi”, il titolo del disco “It’s A Beautiful Life”, giunge sardonico e premonitore ad offrire qualche indizio sullo stato d’animo con cui la nuova opera del celebre songwriter ha visto la luce, rivelandosi poi illuminante una volta ascoltate le canzoni in essa contenuta.
La vita è bella, basta assumerla con molta leggerezza, senza troppe pressioni ed in assoluto e totale disimpegno.
Un disimpegno che traspare dai titoli dei brani, spesso salvifici e carichi di ottimismo, ma che ancor più, emerge dalla loro struttura, semplice, lineare, priva di qualsivoglia asperità. In due parole, innocua ed impalpabile.
Vacuo ed inconsistente, l’album scorre per l’intera durata senza mai suscitare suggestioni di particolare rilievo. Nulla di incisivo, nessuna tensione emotiva, zero guizzi estrosi o scatti di passionalità.
Una costante ed ammiccante sensazione di atarassia, che scivola benevola come un confortevole effetto di sottofondo e non prende mai il sopravvento, lasciando poche memorie del proprio lieve e soffuso passaggio.

Poco da dire insomma. I temi caldi, le armonie solari e l’arena rock dei bei tempi, sono ormai uno sbiadito ricordo. Una memoria remota di una vita diversa, soppiantata da un rassicurante ed inoffensivo pop-rock, anonimo, insapore ed incolore come acqua minerale sgasata.
Di quella che nemmeno riesce ad essere rinfrescante.

La vita per Mark Spiro è una bella cosa, in fondo, basta lasciarla scorrere e non darle troppo peso.
Un po’ come alla sua ultima, scialba, uscita discografica.

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Tracklist:

01.    It’s A Beautiful Life
02.    I Know Who I Love
03.    Come Back To Me
04.    Love Struck Dumb
05.    Go Another Mile
06.    Dance The Lonely Spotlight
07.    Might As Well Be Me
08.    Brand New Beautiful Day
09.    Dream Big, Pray Hard
10.    Everything I Do

 

 
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