Recensione: Kin

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Tra le conversazioni che si possono intavolare in ambito di heavy metal, due fra le più stucchevoli sono di certo quelle su come la pubblicazione del Black Album dei Metallica abbia modificato il corso della storia del thrash e la diatriba ‘staticità compositiva vs. evoluzione’. Proprio perché l'album oggetto della presente recensione si presta a essere incluso in entrambe le disquisizioni, questa volta si andrà controcorrente e si cercherà di focalizzare l'attenzione sulla musica in quanto tale.

“Kin” è il terzo lavoro sulla lunga distanza dei britannici Xentrix, uscito nel 1992 su Roadracer Records (allora divisione ‘pesante’ della Roadrunner) dopo che il gruppo aveva riscosso notevole successo tra i thrasher europei con l'esaltante “For Whose Advantage?”, limpido esempio di thrash metal classico, essenziale, ma di sicuro effetto. Con la nuova uscita, la band capitanata dal chitarrista/cantante Chris Astley sceglie di cambiare rotta in modo evidente, confezionando un lavoro ibrido, a cavallo tra heavy e thrash, scevro da qualsiasi forzatura in termini di pesantezza e velocità, dove a farla da padrone non sono certo la rabbia o la velocità dei lavori precedenti, ma una sorta di approfondimento e di autocontrollo, sia in termini musicali sia lirici. Anche la presenza delle tastiere (a cura dell'ospite Carl Arnfeld) avalla questa sensazione. Il risultato? Diversi mid-tempo, qualche ballad e altri brani certamente non aggressivi, che non riusciranno mai a convincere pienamente pubblico e critica, ma che meritano sicuramente un approfondimento maggiore, se non altro per dare credito alla band del tentativo di percorrere nuove strade. Un banale tentativo di raggiungere un maggiore successo commerciale? Può essere, ma, come affermato sopra, non sarà questa la sede di processi alle intenzioni.

Il pezzo di apertura e singolo dell'album, “The Order Of Chaos”, è un up-tempo di ottima fattura, con un ritornello facilmente memorizzabile e un buon lavoro di chitarre: nulla di eccezionale, ma più che gradevole. Convince meno “A Friend To You”, davvero poco incisiva: ciò dà la possibilità di fare maggiore caso alla produzione. La resa sonora è particolare, con strumenti ben bilanciati e un mix pulito, ma non entusiasma completamente la batteria, poco amalgamata con il resto e in certi frangenti quasi fastidiosa nell'effetto del rullante. Pollice nuovamente alzato per “All Bleed Red”, che riporta ai fasti dell'album precedente e con un refrain trascinante e coinvolgente. Torna quindi a galla il maggior pregio degli Xentrix: la capacità di plasmare degli ottimi ‘momenti’ di thrash metal, senza strafare e con estrema semplicità. Con “No More Time” si arriva al punto delicato e pericoloso per ogni band fino a quel momento impegnata nel produrre unicamente pezzi di ‘vero metal’: la ballad. Nella fattispecie, si tratta di un buon pezzo, leggermente più lungo della media (giusto per dare quell'effetto di mini-suite). Di sicuro i thrasher più integralisti saranno celeri nello skippare, ma piacciono sia l'impegno di Astley nel cercare soluzioni vocali melodiche per lui nuove, sia le scelte ritmiche orientate all'indurimento del brano nella sua seconda parte. “Waiting” è abbastanza innocua e tende a lasciare indifferenti, diversamente dalla più anthemica e sentita “Come Tomorrow”: di nuovo tanta melodia per la band del Lancashire e un crescendo iniziale che porta a un ottimo stacco veloce e ben ritmato. Astley conferma il pessimismo cosmico del versante lirico (con un ripetuto «... never see the sun, never see the day ...») ed è apprezzabile tutta la parte solistica. Un malinconico arpeggio introduce “Release” e i ritmi rallentano di nuovo per una power-ballad non particolarmente avvincente che si appesantisce e migliora solo nel finale. Sempre lenta ma marziale nel suo incedere e stentorea nell'arrangiamento “See Through You”, a dir la verità forse eccessiva nei suoi sei minuti abbondanti. Chiude il lavoro “Another Day”, ed è come se gli Xentrix volessero accomiatarsi dall'ascoltatore con una sorta di rassicurazione (che ha onestamente il sapore di un triste amarcord) sul loro spirito e la loro attitudine, sempre ancorati nel thrash più classico: ancora una volta, si sentono quelle accelerazioni che erano il leitmotiv dei lavori precedenti. Un pizzico di nostalgia è di rigore.

“Kin”, da un certo punto di vista, può essere assimilato a un lavoro come “The Ritual” dei Testament: stesso anno di uscita, simile origine thrash, medesima voglia di andare oltre i canoni di questo genere e stessa strada scelta, quella melodica. E, così come per il lavoro della band di Chuck Billy, simile è stato il destino: un'accoglienza abbastanza fredda dai fan che ne ha decretato l'insuccesso. A mente più che fredda, tuttavia, è probabilmente opportuno riscoprire determinati lavori, in quanto importanti storicamente e non privi di momenti più che interessanti.  

Vittorio “Vittorio” Cafiero


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Track-list:
1. The Order Of Chaos 4:41
2. A Friend To You 4:55
3. All Bleed Red 3:28
4. No More Time 6:58
5. Waiting 4:31
6. Come Tomorrow 5:37
7. Release 5:31
8. See Through You 6:09
9. Another Day 4:49

Durata 46 minuti c.a.

Line-up:
Chris Astley – Vocals/rhythm guitar
Kristian Havard – Lead guitar
Paul Mackenzie – Bass
Dennis Gasser – Drums
Guest musicians:
Carl Arnfield – Keyboards

 
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