Recensione: Made With Blood

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La Spagna, va detto, ha sempre avuto una fascinazione per il gotico, per le figure mostruose, per le atmosfere sinistre. C'è una linea che trova il suo primo concreto punto di conversazione nelle prospettive deformi di El greco (che vabbé, era greco, ma ha vissuto buona parte della sua vita presso la corte dei Borboni), prosegue con Goya ed approda al 1900.

E che c'entra con il metal, visto che da lì ci son arrivati giusto i Mago de Oz? C'entra, mi trovo a rispondere, perché la Spagna, ha un discreto sottobosco underground, che tende ad essere sottovalutato ed ignorato per vari motivi, primo tra tutti il fatto che i paesi mediterranei non hanno mai fornito, Grecia esclusa, un granché alla musica pesante. Bene, da quel sottobosco provano ad uscire, ora, gli Zentaura, trio madrileno che si presenta, con Made with blood, alla prova del primo disco.

Diciamolo subito, gli Zentaura coi Mago de Oz han ben poco a che spartire, al di là della provenienza, e lo si comprende già guardando la cover del disco. Il sinistro background della penisola iberica la fa da padrone nelle tracce di Made with blood e si materializza in un gothic metal che è quasi industrial, tante sono le venature elettroniche che pervadono ogni strumento, ogni secondo di questo disco. Il risultato è un album che trabocca di sincera ingenuità. Le imprecisioni si sprecano, le composizioni sono molto semplici, tutto l'album suona di anni 80, già invecchiato male prima di andare in stampa.

Su tutto la voce, sgraziata ed enigmatica, alla Nick Cave prima maniera, di Javi Caligula. E ciò nonostante il risultato è piuttosto affascinante, il suono “invecchiato” non lo pregiudica. La rocciosità delle chitarre e le stonature di Caligula tengono in piedi le varie song inaspettatamente bene. Superato un primo attimo di sconcerto ed un secondo di incertezza, Made with blood si rivela essere un album non solo godibile, ma piuttosto convincente.

Tenendo conto che il gothic è un panorama usurato e vittima dei soliti 3 o 4 cliché, gli Zenatura si propongono come un'inaspettata sorpresa. Una band che, con questo profluvio calibrato di elettronica e con questa produzione piuttosto approssimativa, colpiscono l'attenzione e propongono qualcosa di non innovativo, ma di certo “diverso”. Ed essere diversi nel panorama musicale moderno, underground o meno poco importa, è un gran pregio.

 
70