Recensione: Metal Church

Di Stefano Ricetti - 24 Aprile 2004 - 0:00
Metal Church
Band: Metal Church
Etichetta:
Genere: Heavy 
Anno: 1985
Nazione:
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90

Nel 1980 in un appartamento di San Francisco chiamato “Metal Church” Kurdt Vanderhoof ed i suoi amici adoravano un altarino dedicato all’heavy metal. Da qui nacque il gruppo che qualche anno dopo , e precisamente nel 1985 , con una line-up formata principalmente da compagni di scuola superiore di Kurdt fece uscire l’album omonimo. La band americana era composta da Kurdt Vanderhoof e Craig Wells alle due asce , David Wayne alla voce , Ducke Erikson al basso e Kirk Arrington alla batteria. Fin dalla copertina e dal tenebroso logo si intuisce quello che sara’ poi il contenuto di tutto il lavoro : heavy metal straclassico senza tanti fronzoli (detto anche US Power Metal, quello vero, per la sua irruenza e potenza).

Si parte subito con l’accelleratore a tavoletta nell’opener Beyond the Black , song che ancora oggi mi da’ gli stessi brividi di quel giorno nel 1985 a Las Vegas dove acquistai il vinile. Ricordo ancora con piacere la sensazione , dopo i primi minuti di ascolto , di avere fra le mani un album epocale , dove la violenza sonora spadroneggia incontrastata nelle brumose foreste del vero metallo. La produzione di questo disco fortunatamente e’ di alto livello riuscendo pero’ nello stesso tempo a non mortificare il suono grezzo delle due chitarre che , insieme all’ugola sgraziata di Wayne costituiscono il pilastro di questo vinile. I miei campioni di allora ( in verita’ lo sono ancora adesso ) , erano Saxon , Motorhead , Exciter , Anvil e Riot ed il solo fatto di potere accostare questi Metal Church ai “senatori” precedenti mi dava un tremore particolare. Scusate la digressione ma era un modo come un altro per descrivere brevemente il momento storico di quando il disco usci’ sul mercato.

Le chitarre contenute nei 5 minuti del successivo brano “Metal Church” sono impietosamente “heavy metal” e la voce al vetriolo di Wayne deve superarsi per sovrastarne la devastante potenza. Il finale con l’urlo “Metal Church” fa ormai parte della leggenda ! Un breve pezzo strumentale come Merciless Onslaught apre i cancelli dell’inferno alla seguente Gods of Wrath , il “lento” dell’album che parte piano per poi esplodere in un crescendo maestoso dove il basso marcio di Erikson lascia terra bruciata.

Anche Hitman non da’ tregua all’ascoltatore , cavalcate metalliche micidiali infatti costituiscono la spina dorsale di questo pezzo , che , come gli altri sopra descritti non uscira’ piu’ della scaletta dei brani proposti in sede live dagli americani negli anni a venire. La trasposizione su disco della rabbia iconoclasta dei Metal Church e’ rappresentata da In The Blood , che per cieca violenza riesce a rivaleggiare senza pudore con la song precedente , anche qui il lavoro delle due chitarre sfiora la perfezione.

Una lubrica sezione ritmica fornisce senza economia altre autentiche mitragliate nella successiva ( My Favorite ) Nightmare , pezzo di tipica caratterizzazione NWOBHM nel quale il buon David da’ luce alla carta vetrata piu’ ruvida contenuta nel DNA delle sue corde vocali. Il tempo di riprendere fiato da fra un solco e l’altro ed ecco presentarsi come un maglio a pieno regime Battalions , altra sincera mazzata che per velocita’ e ferocia fa assurgere i Metal Church , a pieno merito , fra i colossi del rumore made in USA.

Con ancora la puntina dello stereo fumante , per finire in bellezza , Kurdt e soci ci propinano una versione al vetriolo e ipervitaminizzata del classico dei Deep Purple Highway Star , che risulta ben riuscita ma a mio personalissimo parere non memorabile. Forse un gruppo della furia dei Metal Church dell’epoca poteva trovare un brano che si adattasse di piu’ alle loro velleita’ battagliere , ma questa in fondo e’ solo una mia riflessione…

Concludendo questa recensione mi sento di dire che un disco di cosi’ alto spessore senza cali di tensione particolari puo’ tranquillamente convivere con gli altri 15/20 dischi imprescindibili del true fucking metal che noi defender tanto amiamo. Secondo me rimane il picco piu’ alto dell’intera discografia dei Metal Church anche perche’ partorire un concentrato di potenza e una varieta’ di pezzi cosi’ ben riusciti come in questo album omonimo diventerebbe un’impresa difficoltosa per qualsiasi altro….

Ovviamente oggi ne esiste anche la versione in CD , se ancora non l’avete , fatela vostra , in questo caso avrete la garanzia al 100% di “value for money”.

Hail.

Stefano “Steven Rich” Ricetti

 

 

 

 

 

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