Recensione: Metal Souls

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Torna l’androgino guitar-hero giapponese Nozomu Wakai a quattro anni dall’esordio discografico del suo progetto Destinia, che per questo Metal Souls vanta una formazione stellare. Oltre alla voce prezzemolina di Ronnie Romero troviamo il basso di Marco Mendoza, uno che vanta nel proprio curriculum band come Blue Murder, Lynch Mob, Ted Nugent, Thin Lizzy e Whitesnake; e non li ho citati tutti. Non contento, Nozomu ha reclutato pure Tommy Aldridge dietro le pelli, tra gli altri batterista di House of Lords, Ozzy Osbourne, Thin Lizzy e attualmente Whitesnake.
Il risultato di cotanta esperienza sono undici pezzi di heavy power dal suono molto pieno e dalle melodie cristalline. I talenti dei musicisti sono sapientemente messi a disposizione delle canzoni e non viceversa, grazie a una scrittura raffinata a livello di arrangiamenti e a una produzione davvero coinvolgente. I principali riferimenti di Metal Souls sono tutte le grandi band heavy power che vi possono venire in mente: dagli Statovarius più atmosferici ai Gamma Ray, dagli Angra meno progressivi ai Judas Priest, fino ai recenti Lords of Black, che non possono non essere richiamati continuamente dalla voce di Romero.
Ecco, Romero. Se un certo Ritchie Blackmore ti chiama per cantare nei Rainbow, non puoi certo rifiutare l’offerta. Se poi un caro amico come Leo Leoni ti chiede di prestare la tua voce a un suo progetto dedicato a suonare i vecchi pezzi dei Gotthard, ci vai per passare qualche bella serata tra sale prove e concerti. Ma che bisogno c’era di buttarsi pure in un progetto come i Destinia, che sono pure bravissimi e suonano benissimo pezzi amabilissimi, ma davvero non lasciano segno alcuno? Così facendo, Romero rischia di bruciare il proprio talento in favore di una bulimia produttiva che non sempre può essere foriera di ottimi risultati. Ebbene, questo è il caso di Metal Souls, che è un album decisamente piacevole, ma suona più come un compitino scritto per compiacere la maestra che non come un disco heavy metal sudato, sentito e, in ultima istanza, amato.
Metal Souls è senza difetti: e in questo sta il suo principale difetto. Non tocca il cuore dell’ascoltatore, ma passa senza colpo ferire e lasciar memoria di sé.
La title-track regala un ritornello accattivante, un assolo bello e ben eseguito, una prestazione sublime di Romero; e riesce pure a ingannare il novello power-metaller con la sua melodia coinvolgente. Ma alla fine non si fa ricordare.
E così via. Rain accentua il lato più hard & heavy dei Destinia, che forse è il migliore, mentre The End of Love torna su ritmi più propriamente power, che nel 2018 mostrano i propri limiti. Per carità, il mio ormai annoso amore per il genere mi consente anche un accenno di headbanging e addirittura un paio di braccia cornute al cielo, ma il recensore che scrive queste righe fa capolino riportando il fan alla cruda realtà, che sa più di minestra riscaldata che non di piatto espresso.
Pescando nella lista dei pezzi, ecco Promised Land, che ricorda davvero gli Stratovarius più cadenzati, mentre Take Me Home rallenta il ritmo, essendo un adrenalinico mid-tempo che richiama pure i Gotthard.
Se Raise Your Fist pare uno scarto (ma di qualità) di Ronnie James Dio, Be a Hero è un inutile canovaccio ripetuto chissà quante volte in quanti altri dischi: e lo spettro dei Masterplan si concretizza.
Insomma, i pezzi si somigliano un po’ tutti: Metamorphosis ha il solito ritornello carino usa-e-getta, mentre Cross the Line e Judgement Day affaticano il recensore che cerca variazioni lessicali per descrivere sempre lo stesso panorama. Infine, il singolo Ready for Rock ha un titolo che piace sempre a noi metallari e per fortuna non delude, mentre Ronnie James è ancora lì a fare le corna dietro le quinte.
L’avrete compreso. Il disco è indiscutibilmente ben fatto e le canzoni si fanno subito apprezzare. Eppure non mi è piaciuto. La mia non è schizofrenia, ma piuttosto voglia di realtà e non di prodotti preconfezionati da band abborracciate per l’occasione di turno con grandi nomi che, alla fine, fungono da specchietti per le allodole. Il voto che leggerete in calce volutamente non darà infamia e non darà lode ai Destinia: semplicemente ne constaterà la mediocrità e l’effimera posizione nel panorama metal moderno, così inflazionato dalla massa dei prodotti da non potersi permettere di dedicare troppa attenzione al pur buono Metal Souls.

 

 
70