Recensione: Nåde

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“Vilosophe” dei Manes fu un unicum nella storia del Metal. Un album che non rompeva i canoni della musica, ma che aveva un'anima tutta sua, fatta di post black (ben nascosto), indie e tastiere (onnipresenti). Molti hanno attinto da quel disco, molti hanno preso spunto dall'attitudine, nella ricerca di nuove frontiere dell'Avantgarde.

Ora, non so se i francesi Område, giunti con "Nåde" alla loro seconda impresa discografica, abbiano preso spunto dai Manes, ma bisogna dire che la loro proposta, in questo nuovo platter, è allineabile a un sound che sta prendendo assai piede negli ultimi anni. Un sound che io definisco “post-sludge” e probabilmente sbaglio. Un sound fatto di chitarre distorte, di voci andorgine un po' alla Perry Farrel (o del cantante dei Manes), e di tastiere minimali. O almeno in linea di massima.

Ed effettivamente, sentendo il malato opening di “Malum” o la bella strofa di “Hanälle” (un mezzo-singolo) e diffuse parti di tuttol'album, ci sarebbe da far rientrare gli Område in questo sottogenere. Non fosse che, tolti i pezzi citati, i nostri, come già accaduto con il debut “Edari” vanno ben oltre, e in molte direzioni.

Le tastiere ci sono, ma in vari episodi troviamo anche massicce dosi di elettronica. A cominciare da “XII”, praticamente gli Ulver più indecifrabili di “Perdition City” con assoli di chitarra e sassofono a far da ciliegione sulla torta. Il discorso si fa più intellegibile in “Enter”, con, ancora, una bella strofa, ma anche con una divagazione finale che ci porta verso i DHG di “666 International” - no, non è uno scherzo. Nella seconda parte, ancora, troviamo ulteriori divagazioni a quanto già detto, con un sassofono un po' piano bar (“The Same For The Worst”) spettrali cori monacali (“Baldar Jainko”) e così via. Senza tirarla per le lunghe, "Nåde" è un disco da sentire, c'è dentro troppa roba.

Tanta carne al fuoco che è (un po') croce e (molta) delizia di questa nuova fatica degli Område. Un disco sorprendentemente bello, relativamente facile da assimilare, grazie alle grandi abilità compositive del duo francese, unite alla loro capacità di creare belle linee vocali che catturano l'orecchio fin da subito. Eppure, come si dice, in alcuni frangenti il troppo stroppia. O forse tale idea è data dal fatto che, non trattandosi di un debut, i nostri non possono più contare sull'effetto sorpresa. Ma non è che gli vada male, anzi, con questa seconda prova i nostri si confermano band d'avanguardia, originalissimi, una garanzia per chi cerca musica schizzata e inafferrabile. E non ultimo, vien da dire, una delle band di punta per una label italiana come la My Kingdom Music.

 
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