Recensione: Nattramn

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Ereb Altor doveva essere un qualche luogo o qualche persona nella Terra di mezzo tolkeniana (ereb in elfico antico vuol dire „solitario“), o magari del Beleriand, chi può dirlo. Fatto sta che questa passione per il Tolkien epico ed elfico può influire nella scelta di quale disco ascoltare e quale no. Spesso un nome in elfico può portare scoperte assurde che segneranno gli anni a venire (leggasi ad esempio Ephel Duath), altre volte ci si imbatte in delle più ordinarie ciofeche d'altri tempi – e visto che questo secondo caso è più frequente del primo, sarà bene non far nomi.

Dove si collocano dunque gli Ereb Altor, quartetto svedese di matrice viking, nell'ampio spettro di qualità musicale testé descritto? Va detto che i nostri son giunti al quinto disco, sicché hanno già un po' di strada alle loro spalle. Nati pochi anni or sono (Il debut è del 2008) i nostri si erano presentati come un gruppo intento a tessere le lodi di Quorthon (molto più che di Tolkien), con due album grezzi e di rapido impatto. Nel 2013 era arrivato Gstrike che, pur senza grandi stravolgimenti, aveva irrobustito il sound della band in termini di maturità.

In tal senso prosegue il nuovo Nattramn, senza particolari sconvolgimenti, e presenta sette tracce di genuino viking, non sporcato di componente folk e marcato pesantemente da massicce dosi di epicità e di black, come a Quorthon sarebbe piaciuto. Il disco si divide nettamente in due parti, la prima molto più orientata all'epico, con canzoni relativamente leggere e buone melodie di clean quali Midsammarblot o The Dance of the Elves. La seconda vira in maniera decisa verso il black, anzi, nelle ultime due tracce Across the Giant’s Blood e The Nemesis of Frei sembra proprio di trovarsi innanzi ad un disco di black moderno e senza troppi fronzoli, di quelli che nell'ultimo periodo compongono, ad esempio i Naglfar o addirittura , sebbene sempre spruzzato da sparuti getti di epicità.

In sostanza Nattramn, pur non essendo un lavoro che faccia gridare al miracolo, presenta una band in forma, capace di offrire una prova senza sbavature e, soprattutto, suonata con passione. Non c'è maniera in questo disco, semplicemente ammirazione per i grandi del passato. Non male, per chi si nutre di estremismo scandinavo. Per tutti gli altri, un bel disco.

 
70