Recensione: Paintings

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Il primo omonimo album degli svedesi Last Autumn’s Dream, uscito nell’ormai lontano 2003, godeva del privilegio di essere stato inciso da una band che tra le proprie fila ospitava gli inossidabili Mic Michaeli, John Levén e Ian Haugland, rispettivamente tastierista, bassista e batterista dei connazionali e ben più noti Europe.

Questa particolarità permise al disco di suscitare molta attenzione ed interesse da parte di tutti coloro che, nonostante il trascorrere degli anni, sono rimasti fedeli alle classiche ed indimenticabili sonorità patinate degli anni ’80, di cui anche gli Europe stessi furono assoluti protagonisti.
L’ottima qualità del materiale proposto nell’esordio, contribuì a mantenere vivo nel pubblico un particolare riguardo nei confronti della musica prodotta dal combo scandinavo, anche dopo l’abbandono dei tre musicisti degli Europe, maturato proprio per favorire la riunione del gruppo guidato da Joey Tempest, nella famosa Line Up che nel 1986 diede alle stampe il pluricelebrato “The Final Countdown”.
Nel corso degli anni dunque, i Last Autumn’s Dream sono stati in grado di ritagliarsi un proprio spazio all’interno della scena AOR, continuando a sfornare dischi di gran livello sino a diventare una delle realtà più prolifiche degli ultimi anni.

Con il nuovissimo “Paintings”, i nostri arrivano con orgoglio al traguardo della dodicesima uscita, arricchendo così una carriera consolidata e ricca di soddisfazioni.

Anticipato dalla consueta copertina fascinosa, il nuovo album degli scandinavi varca subito i confini del Melodic Rock più elegante, affidandosi ad un semplice ed efficace riff macinato dalla sei corde di Peter Pac Söderström.
Le note della decisa “My Mistake To Make”, opener in grado di mescolare tutti gli ingredienti tipici del sound del quintetto nordico, pongono subito in primo piano la marcata componente melodica, ben espressa dalle armonie vocali condotte dall’ugola squillante del singer e polistrumentista Mikael Erlandsson, alle quali si unisce un buon tappeto tastieristico, costantemente vivo ma mai troppo invadente.

Potenza e melodia continuano a coesistere nella seguente”Bring Out The Heroes”, massiccia e risoluta nel suo prosieguo, caratterizzato da un cesellato lavoro svolto dalle due chitarre abili nel conferire una maggiore dose di aggressività rispetto a quanto ascoltato nel brano apripista. Un orecchiabile e cadenzato refrain arriva, ad ogni modo a smussarne in parte le asperità.
Le coordinate del gruppo restano ancora invariate nella più diretta “Out Of Love”, caratterizzata nuovamente da un ritornello semplice e coinvolgente che strizza l’occhio alla migliore tradizione musicale anni ’80.
Stessa sorte per la sognante “Too Late”, canzone che vede accentuata l’anima più melodica del gruppo svedese, rivelandosi il miglior momento di questo platter. L’ennesimo colpo di classe si concretizza quindi nelle squisite sonorità elettro acustiche della piacevole “Take It On The Run”, canzone che sembra intenzionata a ripescare quella magia tipica dei migliori Bon Jovi.

La melodia regna ancora incontrastata nell’irresistibile “Won’tcha Stay The Night”, mentre un gradito velo di malinconia scivola sulle atmosfere della più potente “An Eye For A n Eye” , in cui aleggia ancora minacciosa l’ombra dei Bon Jovi, in questo caso elevati a muse storiche dagli scandinavi in quanto protagonisti di un suggestivo refrain difficile da dimenticare.
Chitarre e tastiere restano in primo piano anche nella rockeggiante “Bitter Blue”, questa volta più vicina allo stile dei Journey, proprio come anche la successiva “In Case Of Landing On Water”, la quale conduce l’ascoltatore al cospetto dell’adrenalinica “Rock Star Crazy”, conclusiva sferzata di energia che congeda i Last Autumn’s Dream con tutti gli onori dovuti ad una band ormai divenuta patrimonio quasi imprescindibile della scena melodica internazionale.

 “Paintings” è dunque l’ennesimo prodotto da promuovere a pieni voti. Come da tradizione, un album che sicuramente non mancherà di rallegrare tutti gli appassionati del buon Rock melodico, ricco di stile e genuinamente anni ’80.

 
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