Recensione: Percorsi

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I Plurima Mundi sono una band di progressive rock proveniente dalle sponde dei due mari di Taranto, fondata da Massimiliano Monopoli, violinista di estrazione classica, compositore e docente al Conservatorio della città jonica.
Il loro primo EP, “Atto I”, molto ben accolto dalla critica, è stato pubblicato nel 2009, e vede la partecipazione, in qualità di ospite, di Lino Vairetti degli Osanna.

A distanza di otto anni dall’esordio  è stato pubblicato il secondo lavoro della band, che, in questa occasione,  si avvale, tra l’altro, della collaborazione della scrittrice  e sceneggiatrice Maria Giuseppina Pagnotta.
L’album, dal titolo “Percorsi”,  propone un prog-rock di estrazione classica e sinfonica, che manifesta - in maniera personale ed originale - l’amore dei musicisti per PFM, King Crimson e Yes, ma anche per il jazz e per certo hard rock.

 

Il full-length s’apre con Eurasia, dall’inizio impetuoso in cui sul tappeto di basso, tastiere, piano, batteria e chitarra domina il dirompente violino del maestro Monopoli, portandoci nei territori del prog cari, appunto, a gente come  Premiata Forneria Marconi e King Crimson. Il brano ci trasporta verso paesaggi sonori policromi, in cui si rendono protagonisti anche la sei-corde elettrica di Silvio Silvestre e poi ancora il magistrale violino del mastermind della band, all’interno di scenari sonori che alternano momenti più quieti e riflessivi  - con punte cariche di pathos - ad impeti prog non scevri da atmosfere a tratti gioiose e popolari.

E mi Vedrai... per te ci accoglie, invece,  con il piano di Lorenzo Semeraro, la batteria qui  marziale di Gianmarco Franchini e tastiere inquietanti, indi ci assale con un’esplosione dei suoni col violino in primo piano. In questa canzone s’affaccia la splendida voce, piena di sfumature, di Grazia Maremonti, che s’arrampica e si staglia con splendida apparente naturalezza sugli altri strumenti, in perfetto equilibrio tra tecnica ed emozione. Da citare la performance della chitarra elettrica che s'insegue col delizioso vìolino ed il  lieto finale disegnato, ancora, dal canto.  

Il testo parla qui di un discorso spirituale con una persona scomparsa, mentre i versi di L. ... tu per Sempre raccontano, altresì, di una delusione d’amore. Quest’ultima traccia propone un prog-rock stavolta caratterizzato da passaggi più accattivanti, romantici e rock (su cui veleggia la voce che passa da passaggi lievi a picchi più grintosi), tanto che ce n'è anche, in chiusura, una versione più stringata (“single version”).

Male Interiore (La Mia Età) è, di contro, il pezzo più lungo e complesso dell’album, col violino che torna protagonista principale  in un clima che si mantiene, pur tra cambi di ritmo ed atmosfera, sempre abbastanza umbratile.  Da citare qui pure la chitarra acustica iniziale e il basso di Massimo Bozza, in bella evidenza.

“Percorsi” è, in definitiva, un lavoro di prog italiano dal respiro internazionale, nel quale le influenze di classica, sinfonica, prog e fusion si uniscono efficacemente con un calore ed una grinta tutti mediterranei. I Plurima Mundi non mancheranno, pertanto, di avvincere gli appassionati del genere e, in generale, tutti coloro che amano la buona musica, quella suonata insieme con la tecnica ed il cuore.

Francesco Maraglino


 

 
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