Recensione: Raising Hell

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A distanza di tre anni dall’ultimo Heavy Metal Fighters, seguito dal live Naked Truth Live At Closer vi è il ritorno sulle scene del combo capitolino dei Messerschmitt che, nel frattempo, ha dato una scossa alla propria line-up: fuori Flavio Falsone e dentro Luca “Frankenfurter” Loreti. Per il resto la formazione conferma i quattro metaller precedenti, rispettivamente: Fabrizio “Fiz Bizzi” Appetito (Chitarra), Francesco “Riffmachine” Ciancaleoni (Chitarra), Mario “The Drill” Ghio (Basso) e Luca “The Animal” Federici (Batteria).

Esattamente come fatto per la recensione di HM Fighters, per poter inquadrare i Messerschmitt, è necessario andare a scavare nella storia del Metallo griffato Spqr. Nati nel lontano 1983, i Nostri si formano dalle ceneri degli Zelloffen, ensemble famoso per via di colui che occupa il posto del cantante: nientepopodimeno di Giuseppe “Baffo Jorg” Zappimbulso, indimenticabile agitatore della scena romana, metallaro tutto d’un pezzo, organizzatore di concerti, conduttore radiofonico e personaggio simbolo di un’intera scena, purtroppo mancato il 6 marzo del 2012 a soli 55 anni.

Esce un demo di quattro tracce, poi alla voce subentra Andrea Strappetti e di lì a poco la band ne licenzia uno immediatamente successivo contenente cinque canzoni, che però non rende appieno l’attitudine killer del gruppo, per via di una resa sonora insufficiente, che viceversa fuoriesce con il singolo pezzo HM Fighters, inciso poco dopo. Non mancano le soddisfazioni in ambito live ma non riesce l’impresa – a quei tempi di quello si trattava, al di là dell’enfasi… - di concretizzare anni di sbattimenti in un full length ufficiale. I sopraggiunti impegni dei due chitarristi fondatori - Fabrizio Appetito se ne parte per la naja e Francesco Ciancaleoni si trasferisce fuori città – causano lo scioglimento del gruppo, nei primi mesi del 1986.

Vari ritorni di fiamma (nel 2007, 2011, 2012) portano alla ricomposizione della band che nel 2014 si compatta definitivamente intorno al possente singer Flavio Falsone (già cantante dei Whisperz) e, grazie anche ai servigi di un dannato dell’HM come Andrea Ciccomartino, approda finalmente alla tanto agognata release di un ellepì, nei primi mesi del 2015: Heavy Metal Fighters. Un disco tutto d’un pezzo, ove la passione per l’heavy metal più incondizionato straborda, alla facciaccia dello scorrere del tempo e dell’avvicendarsi delle mode. Il seguito è rappresentato da un live, che testimonia la veemenza con la quale i Messerschmitt sanno affrontare le assi di un palco.

E siamo ai giorni nostri: Raising Hell irrompe sul mercato alla fine di settembre 2018 portando in seno otto mitragliate di HM senza ma e senza se, all’insegna della continuità. Così come il famosissimo Messerschmitt BF 109, uno dei più noti aerei da caccia tedeschi della seconda guerra mondiale, anche all’interno dell’ultimo parto del combo romano non sono permesse battute a vuoto. A partire dalla title track, posta in apertura del lavoro, per poi finire sulle note di “Breakeless” la band produce quasi quaranta minuti di heavy fucking metal fumante, esattamente in linea con quello che si attendono i fan.

Poche le variazioni al tema principale e mirino sempre puntato al bersaglio grosso: “Raising Hell” è una mazzata in pieno petto, irrobustita dalla timbrica acida e fottutamente HM sprigionata da Luca Loreti, ottimo l’hook di “Hunter Today Prey The Next Day”, un mix fra la velocità e l’epica. Notevole anche la priestianaOnce Again”, forte di accelerazioni improvvise e poggiata su di un songwriting di classe figlio dell’esperienza, delle ore passate in cantina e dei chilometri macinati per suonare.

I Messerschmitt si confermano macchina da guerra anche dopo lo scintillante HM Fighters, amplificando la loro pesantezza e il groove, molto probabilmente in virtù  del cambio dietro al microfono. “Raising Hell”, inguainato in una massiccia confezione cartonata a doppia anta e priva di booklet, di certo non cambierà le sorti della siderurgia applicata alla musica da qui ai prossimi anni, ma va a testimoniare una volta di più, quanto certe sonorità tradizionali e tradizionaliste permangano durevoli anche nell’ambito dell’Urbe. Resta il rammarico di non poter godere dei servigi in ambito alive di questa e di altre band romane che rimangono sinora confinate all’interno del circuito metallico della Capitale. Sarebbe cosa giusta poter dare, a gente che si sbatte da una vita per il Metallo, qualche opportunità in più da altre parti…    

Si scrive Messerschmitt e si legge Acciaio!

 

Stefano “Steven Rich” Ricetti

 

 

 

 

 

 
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