Recensione: Reliquarium e Infernus, Paradisus et Purgatorium [Reissue]

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Ottima operazione di ripescaggio quella effettuata dalla label di Genova Black Widow Records: in un solo Cd sono racchiuse le prime due opere a firma The Black della storia. Il progetto nacque dalla mente vulcanica di Marius Donati, meglio conosciuto come Mario “The Black” Di Donato che, sul finire degli anni Ottanta decise di dar vita ad una nuova creatura musicale, nella quale potesse assumere il ruolo di team principal, slegandosi completamente dalle logiche vigenti nelle sue precedenti band: Unreal Terror ma soprattutto Requiem. Ad accompagnare l’artista di Pescosansonesco, pregiato pittore oltreché musicista, in quella novella avventura i fidi “Belfo” De Leonardis al basso, “Lord Fist” Miccoli ai tamburi e “Jan” Bernardi alle tastiere.   

Cantati interamente in latino dallo stesso Marius, sia l’Ep “Reliquarium” del 1989 che l’album “Infernus, Paradisus et Purgatorium” del 1990 videro la luce sotto l’egida della Minotauro Records di Pavia. Il prodotto targato 2018 e licenziato da Black Widow che li pone in rigorosa sequenza porta in seno una chicca non da poco: i cinque pezzi di “Reliquarium” vengono proposti due volte, in successione, dalla traccia numero uno alla dieci! I primi riflettono l’uscita a 33 giri del vinile originale e suonano sinistri come pochi proprio perché il doom concepito da Di Donato in realtà doveva essere canalizzato sì su di un supporto da 12” ma a 45 giri mentre sull’etichetta dello stesso erroneamente compariva la scritta 33 rpm! Non a caso, quindi, i pezzi dal numero sei al numero dieci si presentano come in effetti avrebbero dovuto suonare nel 1989, con la voce di Marius riconoscibile e non eruttata dall’Inferno! Magie, piccoli/grandi misteri dell’Italian way of heavy metal che sarebbero stati irrimediabilmente consegnati all’oblio se una reissue di questa caratura non avesse preso forma fra Pescara e Genova.

Il Cd si accompagna a un libretto di dodici pagine che ricalca l’artwork delle due uscite originarie, fra quadri dello stesso Di Donato, foto e note tecniche d’antan. Artisticamente, come asserito dal cantante/chitarrista in un’intervista del periodo apparsa sulla rivista HM:

L’attitudine alla musica dei Requiem e di The Black è la medesima, cambia il modo di proporla. E’ lo stesso tema con due svolgimenti diversi...

Musicalmente il doom di marca italiana del quale “Reliquarium” è impregnato risulta molto più ficcante di quello contenuto sul successivo “Infernus, Paradisus et Purgatorium” e la cosa venne prontamente estrinsecata dalle due recensioni apparse sulla rivista HM dell’epoca al tempo delle rispettive uscite, che riporto qui di seguito. Marius Donati saprà poi stupire alla grande nei capitoli successivi della sua lunga discografia, basti pensare a “Gorgoni” del 2010 ma soprattutto ad “Abbatia Scl. Clementis” del ‘93, che come scrissi sempre su queste stesse pagine a sfondo nero rimane a tutt’oggi il lavoro più tradizionalmente heavy metal della discografia di The Black: mezzora abbondante di ars et metal mentis di classe per un artista peculiare non solo a livello italiano, ma mondiale. Superfluo aggiungere altro…   

        

Recensione di “Reliquarium” di The Black tratta dalla rivista HM numero 67 del 1989

Reliquarium (EP)

Minotauro Records

Eccola qui la pluriannunciata opera solista del chitarrista leader dei pescaresi Requiem, Mario Di Donato; come già annunciato in sede di intervista e su Metallo Italiano, il simpatico e poliedrico personaggio ha realizzato questo suo lavoro non per distaccarsi dal suo progetto principale, ma per integrarlo con un discorso parallelo più personale ed ispirato dalla sentita passione per il folklore e le leggende popolari della propria terra. "Reliquarium" contiene cinque episodi cantati in latino (!!) dallo stesso Mario, coadiuvato in questa sua originale iniziativa dal drummer degli stessi Requiem Giuseppe "Lord Fist" Miccoli e dal bassista Belfino "Belfo" De Leonardis, che mostrano una vena quasi psicotica, sospesa nel vuoto e dipinta a tinte opache su di uno sfondo buio e nero come la notte. Soluzioni brividose vengono trasmesse da un cantato indecifrabile ma dai toni agonizzanti che mettono addosso un certo non so che di tenebroso ed inquietante; un chitarrismo trasognato ma pesantissimo pervade tutto il lavoro, un particolare concept a modo suo spiccatamente estremo ma ben lontano da sonorità thrash o death, per carità! In questa sede l'intransigenza sonora è giocata più sull'inaccessibilità arcana dei solos e di un rifferama tutt'altro che tranquillizzante, su una tensione tangibile fatta di timori ancestrali e paure recondite; una prova a nostro giudizio notevole e degna di nota, tutt'altro che marginale o di scarto rispetto a quanto proposto dagli ormai conosciutissimi Requiem, lontani dalle coordinate stilistiche del progetto The Black migliaia di miglia! Frazioni di un certo dinamismo si fanno strada nel sulfureo stile proposto in un platter che non mancherà di entusiasmare gli amanti di una certa ricercatezza ed originalità oscura ben apprezzate in passato dal nostro pubblico in contesti più o meno similari a questo, almeno per intenti. Affiati ai limiti del delirante squarciano quadri sonori cupi ed impastati di una tensione che quasi si può toccare, le parti cantate sono filtrate in modo ossessivamente deforme e la sezione ritmica compone un muro poderoso sul quale la chitarra si lancia in attacchi mai caotici ma efficaci e seriosi... Per chi ama le soluzioni forti ma orchestrate in modo nuovo in un contesto sempre in via di sviluppo: un ascolto è doveroso.

Vincenzo “Jamaica” Barone

 

 

Recensione di “Infernus, Paradisus et Purgatorium” di The Black tratta dalla rivista HM numero 112 del settembre 1991

“Infernus, Paradisus et Purgatorium”

Minotauro Records

"Infernus..." è frutto di un nuovo progetto di un personaggio che da anni milita come presenza costante nel metal underground italiano. Leader dei Requiem, band con cui ha prodotto un Lp, Mario Di Donato si separa momentaneamente dai compagni del gruppo che lo ha presentato al mercato discografico, per concepire un disegno che non esce poi molto dalle linee già tracciate dal precedente gruppo. L'intento di The Black è infatti, come già quello dei Requiem, di evocare tetre emozioni. L'album è una rivisitazione musicale della Divina Commedia dantesca: ad ogni pezzo è assegnato il compito di descrivere un girone (orbis) o un cielo (caelum), a seconda che si parli di inferno e purgatorio o paradiso. Altra interessante particolarità è che i testi sono in latino (lingua già adoperata, tra l'altro, dai Requiem e nella stessa prima prova dei The Black). Al di là di queste divertenti "trovate", però, la qualità musicale lascia purtroppo alquanto delusi: l'album è intriso di una fiacca che sembra decisa a non lasciare il campo per nessuna ragione che continua ad annoiare dall'inizio alla fine del disco, senza saltare un solo pezzo. Mi dispiace, ma a mio avviso, per fare un buon LP ci vuole ben altro: nell'intero prodotto riesco a trovare interessanti solamente gli intro dei "VII orbis", del "I orbis" e del "IV caelum"; gli ultimi due piacevoli assoli di organo, il primo un susseguirsi di cori e suoni prodotti da un sintetizzatore che trasformano la soave e paradisiaca melodia corale in truce atmosfera. Tutto il resto è, purtroppo, musica banale e scadente. Se posso salvare "VII orbis" e, se proprio vogliamo insistere, pure “IX orbis", non avrò invece pietà per i restanti pezzi. Il fondo viene toccato con "IV caelum", un piagnisteo senza fine.

Elisa Zangari

 

Stefano "Steven Rich" Ricetti

 

 

THE BLACK   RELIQUARIUM

 

 

 
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