Recensione: Rockville

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Gli FM sono tra i più rimarchevoli alfieri dell’AOR britannico. Nati nel bel mezzo degli anni ottanta da costole di Samson e Wildlife, i rockers albionici esordirono discograficamente con Indiscreet, una delle perle più preziose di tutto il rock melodico, alla quale seguì il quasi altrettanto sfavillante Tough It Out.
Dopo qualche altro full-length, nel quale si rilevava una certa passione per l’hard-blues, arrivò lo scioglimento, ma nel 2007 gli FM tornarono a solcare insieme le strade del rock, realizzando tre anni dopo un nuovo album d’inediti, Metropolis. L’album del grande ritorno ha beneficiato di un buon airplay nella madrepatria, ivi contribuendo anche ad una certa rinascita d’interesse, anche al di fuori dell’ambito underground, nei confronti del rock “adulto”.

Successivamente ad una sorta di appetizer rappresentato dall’EP Only Foolin’ (2012), il combo reso inconfondibile dalla splendida voce di Steve Overland (artista impegnato anche con i propri progetti The Ladder, Shadowman e Overland) torna sul mercato con un nuovo album, dal titolo Rockville (che ha già un prosieguo nell’EP Rockville II).
Il recente lavoro si mostra certamente come molto omogeneo, soprattutto sul piano dell’uniforme qualità delle singole canzoni, e si muove disinvoltamente sia nell’ambito del rock morbido e melodico che ha portato al successo gli FM agli esordi che nell’hard speziato di blues che ne ha caratterizzato la seconda parte della carriera.
Sintesi tra i due momenti è l’opener Tough Love, che circola pure abbondantemente in video sul web, in cui riff chitarristici e chorus agguantanti disegnano un suono raffinato e gradevole in cui AOR si abbracciano alle radici del suono americano.
Influenze roots emergono pure dalla successiva Wake Up The World, potente e morbida ballata elettroacustica.
Con Only Foolin’ si torna dalle parti di un hard rock potente e groovy caratterizzato da chitarre ruggenti, ma con la successiva Crave, solare ed  acchiappante soft-rock, entriamo in una sequenza di canzoni d’elegante e suadente, ancorché fin troppo ortodosso, rock melodico: ecco arrivare, dunque, Show Me The Way, ballata elettrica midtempo e soulful, My Love Bleeds e Better Late Than Never, piacevoli e corali soft-rock, e Story Of My Life, ballatona morbida, commovente, raffinata  e pressoché perfetta..
Con Crosstown Train torniamo nell’ambito di un hard rock/AOR guidato da chitarre risolute e cristalline sia nel riffing che negli assoli.
Goodbye Yesterday, poi, è una ballata elettrica non priva di suggestione roots, intarsiata dal raffinato intreccio delle asce incrociate di Steve Overland e Jim Kirkpatrick.
High Cost Of Loving chiude briosamente le danze grazie al suo AOR svelto e morbido, ancorché non privo di grinta.

Rockville, con il contributo del magnifico canto di Overland e dell’ammirevole equilibrio tra gli strumenti, consolida inequivocabilmente gli FM post–reunion tra le certezze assolute dell’ AOR mondiale, pur non architettando, evidentemente,  alcuna rivoluzione musicale, e pur non spingendosi fino alle vette rarefatte ed inarrivabili dei primi due album della band inglese.

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