Recensione: Sacrificium

Di Tiziano Marasco - 4 Maggio 2014 - 1:24
Sacrificium
Band: Xandria
Etichetta:
Genere:
Anno: 2013
Nazione:
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65

Tornano gli Xandria a due anni di distanza dal cambio di fronte presentato con Neverworld’s End. Ma soprattutto (poiché queste sono le principali notizie a riguardo delle female fronted symphonic metal bands) gli Xandria tornano a pochi mesi dall’ennesimo cambio di cantante. È giunta in formazione infatti, a fine 2013, Dianne Van Giersbergen. L’olandese, non imparentata con la più famosa Anneke, ha sostituito Manuela Kraller poco prima che la band iniziasse le registrazioni per questo nuovo album, dal titolo Sacrificium.

L’innesto della cantante ha prodotto dei cambiamenti? In realtà, a dispetto del talento e della preparazione di Diane, il sound degli Xandria è rimasto affine a quanto sentito due anni addietro nell’ultimo capitolo discografico. Vale a dire un urlo di disperazione per la Dipartita di Tarja dai Nightwish e di Floor dagli After Forever.

Detto in altre parole, le dodici composizioni di Sacrificium si distinguono per quel sound massiccio, compatissimo e sovraprodotto tipico del Symphonic Metal. In particolare si verifica quel curioso effetto boomerang relativo alle produzioni ampollose. In sostanza le canzoni vengono estremamente caricate, dovunque vi è un trionfo di cori operistici che, anziché esaltare la bontà delle canzoni, finisce per soffocarle, facendole naufragare in una cacofonia di cori operistici e basi granitiche che risultano fastidiose all’orecchio manco fossero un demo black metal registrato al Canta-tu da 3 dodicenni di Skedmokorset.

Ne è un esempio la opener e title track, che ancora una volta dovrebbe presentare il disco nella pompa magna dei suoi dieci minuti, ma già a metà risulta strabordante ed indigesta a causa dei suoi cori operistici. In tal senso poi, purtroppo, la nuova cantante finisce per risultare un elemento di penalizzazione. Se infatti Manuela Kraller (esattamente come la storica Lisa Midellhauwe) con i suoi toni più gravi riusciva a creare un certo contrasto coi cori operistici, dall’altro lato Diane, da soprano, finisce per appiattire il tutto ancor di più ed a dispetto della sua bravura.

Ed è una autentica tragedia, perché canzoni come la già citata Sacrilegium o Nightfall dimostrano che gli Xandria, in quanto a comporre musica, sappiano il fatto loro. Stardust ancora è costruita talmente bene da risultare vincente a dispetto dei limiti testè accennati. Molto meglio va con ballate quali l’ottima Betrayer o la conclusiva Sweet Atonement, due brani che, grazie ai loro ritmi blandi e alle atmosfere raccolte si mantengono sobri e non scadono mai nel pacchiano. Altrove infine, come nel caso della buonissima Temple of Hate, il gruppo, pur mettendo in mostra ottime capacità, finisce per copiare in maniera pressoché spudorata i Nightwish, e dà l’idea di aver portato l’Orchestra di Once su Wishmaster.

Insomma, i tedeschi con questo album hanno voluto mostrarsi ambiziosi e manifestarci la loro nostalgia per le grandi band del decennio scorso. Noi invece, a dispetto di un disco che raggiunge meritatamente la sufficienza, non possiamo far altro che esprimere nostalgia per gli Xandria del decennio scorso. Quelli di Salomé, con Lisa Middelhauwe alla voce. Magari un po’ più grezzi e male in ardese, ma più sinceri, meno spocchiosi, e pure con un po’ più personalità.

Tiziano Vlkodlak Marasco

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