Recensione: The Defiants

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“Di sicuro qualcosa di buono ci sarà: tutt’al più, i richiami ai Danger Danger degli anni novanta non mancheranno e già questo potrà bastare a renderlo un disco decente…”

Parole e pensieri di un vecchio fan (il sottoscritto, ovviamente) che, all’alba di questo mese si è visto recapitare i file promozionali di una nuova band dal moniker battagliero e dall’immagine ironicamente western.
The Defiants, “i ribelli”: verrebbe da pensare ad un qualche nuovo progetto di country rock intriso di venature southern, torrido e muscolare, tutto improntato ad una accesa veemenza sonora dai sentori di Molly Hatchet ed Outlaws.

E invece…
Sole, tantissime melodie di facile presa (“radiofoniche”, qualcuno le potrebbe definirebbe con faciloneria), atmosfere piene di vitalità tutt’altro che aggressiva ma decisamente vacanziera ed un piglio divertito che, ben lontano dall’apparire ruvido ed intransigente, predilige attestarsi su lidi cari ad un hard rock ultra melodico di stampo Bonjoviano (quello prima maniera) in cui riconoscere le consuete hookline di evidente radice ottantiana.

Ritorniamo quindi alla frase iniziale e chiariamo, come un sole che spazza le nuvole, qualsiasi equivoco.
Paul Laine alla voce e Bruno Ravel al basso insieme al chitarrista Rob Marcello.
Illuminante: in buona sostanza i pilastri fondanti dei Danger Danger 2.0 - quelli nati all’indomani della fuoriuscita dalla rinomata band statunitense del singer storico Ted Poley - accompagnati dall’attuale guitar player, entrato in line up nel 2003, giusto in tempo per stringere amicizia con la coppia Ravel / Laine e condividerne una parte della propria carriera.
Non potevamo dunque attenderci altro: un nucleo di brani orecchiabili che, proprio come descritto poc’anzi, vanno ad innestarsi nella tradizione del rock melodico di respiro eighties, reso tuttavia più attuale da una produzione rotonda e da un gusto per il songwriting che riesce a rendersi contemporaneo pur nella propria palese anima retrò.
Con l’addizionale, non indifferente, di una voce sempre di grandissima qualità a narrarne ogni sfumatura.

Fondati – citano gli annali – su imbeccata diretta del capo supremo di Frontiers Records, Serafino Perugino, i The Defiants si rivelano per larghi tratti una piacevole sorpresa per le orecchie, quando non addirittura una piccola delizia. Senza per forza scomodare paragoni con il grandioso “Four the Hard Way” o l’altrettanto riuscito “The Return of the Great Gildersleeves”, appare manifesto quanto l’intenzione del terzetto di musicisti sia quella primaria di fornire le consuete ed immancabili “good vibrations” agli amanti di determinate sonorità, inanellando una serie di brani istantanei ed immediati.
Ed è così che pezzi come l’opener “Love and Bullets”, la cromatissima “Waiting on a Heartbreak” e la scherzosa “Runaway” si piazzano in testa al primo colpo, inebriando i sensi con una mistura appassionante di reminiscenze dei primi Danger Danger (sì, sì, proprio quelli dell’immenso album omonimo e di “Screw it”), inframmezzate dai riflessi pop metal tipici dell’era Laine.
“The Last Kiss”, “Save me Tonight” e “Underneath the Stars”, paiono, infatti, non a caso, estratti provenienti proprio dal songbook del già citato “The Return of the Great Gildersleeves”, a definitiva conferma di come il progetto The Defiants sia manifesta emanazione di un gruppo che, non potendo nominarsi per ovvi motivi come la vecchia band, ha optato per un nome nuovo, pur conservando i principali tratti distintivi di un modo di scrivere e comporre canzoni divenuto nel tempo inconfondibile.

Riascoltando per l’ennesima volta le strofe romanticamente leggere di “Take me Back”, inno alla spensieratezza di una gioventù remota ma mai dimenticata, i pensieri e le sensazioni si affollano l’uno sull’altro, ricollegandosi con le memorie di un tempo un po’ lontano che, tuttavia, di tanto in tanto torna a farsi vivo per merito di qualche ottimo musicista.
Lasciando peraltro spazio ad una fiduciosa considerazione finale, sintomatica di come questo nuovo side project abbia colto nel segno: auguriamoci sinceramente che l’idea dei The Defiants non rimanga confinata ad un unico ed estemporaneo album, frutto di collaborazione episodica, ma sia in grado di consolidarsi come una vera band, portando ancora altra buona musica in un futuro quanto possibile prossimo.

Bello il disco, buona la produzione, perfetti tecnicamente ed in più, eccellenti dal vivo (garantito personalmente dopo aver goduto della loro brillante esibizione al recente Festival Frontiers).

C’è n’è abbastanza per definirla una delle migliori uscite melodiche di questo ancor giovane 2016!

 
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