Recensione: The New Chapter

inserito da

Nel momento in cui ci si imbatte in un nuovo capitolo discografico griffato da vecchie glorie dell’Acciaio Tricolore il pensiero non può che riandare al passato, a quanti sacrifici effettuarono decine di band per poter un giorno approdare a quel traguardo che sembrava impossibile ma che, seppur sussurrato – in molti casi solo sognato – rappresentava il segno tangibile di un’esistenza votata a un sogno, dalle tinte metalliche: la registrazione di un disco.

Poter vendere ai concerti il proprio vinile rappresentava il classico salto di qualità nei confronti di tutti gli altri gruppi che ancora combattevano e annaspavano per raggiungere anch’essi l’agognata meta. Scrivere di queste cose nel 2017 equivale a fare un salto temporale nel Giurassico Superiore dell’HM, in un mondo che non esiste più e che il processo di massificazione imperante non ama venga ricordato.

Tornando a noi, gli Unreal Terror di Pescara (qui intervista alla band) furono fra gli eroi dell’epopea metallica tricolore: nati dalle ceneri dei Respiro di Cane, i Nostri si affacciano ufficialmente sul panorama HM tricolore nel 1979, anno della loro costituzione, sotto il moniker U.T. E’ del 1982 l’adozione definitiva del nome per esteso, “Unreal Terror” e, dopo qualche anno passato a fare concerti, nel 1985 esce l’Ep d’esordio “Heavy and Dangerous” per la Bess, con la seguente line-up: Enio Nicolini al basso, Mario Di Donato - successivamente nei Requiem e poi nei The Black - alla chitarra, Luciano Palermi alla voce e Silvio “Spaccalegna” Canzano alla batteria. “Hard Incursion”, il primo full length del gruppo, vede originariamente la luce l’anno successivo, tramite Speed Records e segna l’entrata di Beppe Continenza alla chitarra, a prendere il posto del fuoriuscito The Black, mentre il resto della formazione rimane immutato. Nonostante l’attività live degli Unreal Terror li porti a suonare ancora per qualche anno, a livello di capitoli discografici la prima parte della loro parabola artistica si chiude senza più nulla di fatto, intorno al 1989.

Nel 2011 l’inatteso ritorno, fra il tripudio degli ultras dell’heavy metal italiano, seguito da alcuni importanti concerti. Evidentemente la spinta originata dal riassaporare antiche emozioni e le richieste insistenti dei fan fanno breccia nei cuori di Enio Nicolini, Silvio Canzano e Luciano Palermi, i tre membri storici del gruppo tanto che questo inizio autunno 2017 è foriero di un nuovo album da parte degli Unreal Terror, intitolato “The New Chapter”. Il disco vede la luce per la Jolly Roger Records, etichetta che già nel 2014 aveva licenziato la versione remaster di “Hard Incursion”. Il prodotto si accompagna a un booklet di otto pagine con tutti i testi delle canzoni con sullo sfondo dei disegni relativi ai vari membri della band che sono: Luciano Palermi: voce, Enio Nicolini: basso, Silvio “Spaccalegna” Canzano: batteria, più la coppia di asce formata da Iader D. Nicolini e Arcanacodaxe

The New Chapter” fornisce tre quarti d’ora scarsi di heavy metal dagli stilemi classici, suddiviso in dieci tracce inedite. Così come avvenuto per gli altrettanto illustri ritorni di altri campioni dell’HM tricolore quali Vanexa e Gunfire, solo per scomodarne due assimilabili agli Unreal Terror sia come attitudine che “fede”, anche gli abruzzesi non deludono le attese, sebbene con riserva. La violenza e la carica iconoclasta del passato ora risultano smussate, l’atteggiamento è più ragionato e il prodotto finito, senza dubbio di interesse, complessivamente riesce nel non facile compito di far convivere al meglio i rigurgiti della storia del genere con l’HM nella sua proiezione odierna. Luciano Palermi, una fra le ugole più interessanti della penisola da sempre graffia “solamente” il giusto senza purtroppo mai “tirare” come sa (ben) fare, fornendo comunque l’usuale solida prova ben coadiuvato da una band compatta che, oltre al super collaudato bicilindrico Nicolini/Canzano gode degli spunti chitarristici sprigionati dalla sinergia fra il giovane Iader Nicolini e il veterano Arcanacodaxe.

Dov’è, allora, il problema?

Per spiccare il volo manca la “botta” HM, quella che riesce a riempire lo stomaco anche se si sta ascoltando un dischetto ottico, manca l’onda d’urto che gli Unreal Terror sanno dispensare a piene mani – e pieni watt – in sede live, anche per via di una produzione che non rende giustizia alla carica heavy metal che da sempre accompagna i pescaresi. Per chiudere, The New Chapter è privo di quei pezzi trascinanti del calibro di “The End of the Chapter”, “Headbanger”, “Lucy Cruel” piuttosto che lo stesso inno “Unreal Terror”: trattasi di disco che per essere assimilato totalmente necessita di ascolti plurimi.  

Puntualizzato questo e rimarcando l’interesse che comunque riesce a suscitare l’album, l’antica verve priestiana gli Unreal Terror la sfoderano lungo i quasi quattro minuti di “Time Bomb”, a seguire una serie di pezzi molto vicini al mood degli ultimi Iron Maiden mentre la carica epica va a confluire principalmente fra le note di “Western Skies”, brano che già dal vivo a Bologna, all’Acciaio Italiano Festival VII, venne accolto fra gli Osanna degli astanti. Episodi della portata di "The Thread" e "Trickles of Time", quest’ultimo dai rimandi Saxon in alcune strutture, spingono l’asticella del songwriting degli Unreal Terror oltre i livelli usuali, sebbene per entrambi il decollo definitivo avvenga solo dopo reiterati passaggi.    

 

Stefano “Steven Rich” Ricetti

 

 

 

 
72