Recensione: The Whole Of The Law

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Avete presenta la scena nella quale Jerry Calà diceva: “Libidine, doppia libidine, libidine coi fiocchi?” Ecco. La nuova fatica degli Anaal Nathrakh è questo, potremmo già finire la recensione e andarcene. Il pezzo, invece, s’ha da fare e ci tocca adempiere ai nostri doveri; è un lavoro sporco ma qualcuno deve pur farlo.

Dicevamo, la band inglese giunge con The Whole Of The Law all’invidiabile traguardo del nono album in studio (più alcuni demo ed EP) e, nel momento in cui uno se ne sarebbe anche potuto fregare altamente e uscirsene con un misero compitino per adempiere agli obblighi contrattuali, partorisce invece una prova tra le più maestose e convincenti dell’intera sua discografia. Gli Anaal Nathrakh suonano un genere apparentemente banale che è fortemente ancorato alla furia del black metal e alla velocità del grind ma, ad ogni release, riescono sempre a mantenere un livello qualitativo medio-alto e a reinventarlo assieme a loro stessi. La base quindi è la più violenta e inaudita che si possa pensare, contornata da sampler e filtri vocali di ogni tipo, chitarre ribassate e una sezione ritmica in grado di far prendere un colpo apoplettico anche al più severo dei metronomi.

 

Dave e Mick in questo caso non si sono risparmiati e hanno creato una danza infernale che colpisce, ferisce e non lascia scampo riuscendo anche nell’intento di far riflettere. Passata la breve intro, The Nameless Dread, il primo brano vero e proprio dell’album si sprigiona in tutta la sua potenza forte di un voto alla distruzione iniziato nel lontano 2001 con The Codex Necro. Depravity Favours The Bold è infernale, devastante, e mette sul piatto l’incredibile versatilità raggiunta dal duo albionico: si passa dai blast beat più violenti agli scream più demoniaci, per poi passare ad un ritornello che sembra richiamare i migliori Arch Enemy e a un ponte in clean semplicemente magnifico. Il primo asso nelle mani degli Anaal è proprio il buon Dave che, come abbiamo visto di recente al concerto di Bologna, padroneggia molto bene 4-5 stili estremi diversi ed è quindi in grado di essere il migliore dei valori aggiunti per le composizioni attuali e future del combo. Hold Your Children Close And Pray For Oblivion è un capolavoro. In campo videoludico si parla di killer application; in musica cosa diciamo? Hit? Bando alle ciance perché ci troviamo davanti ad un brano che diventerà sicuramente un classico della band e ad una delle canzoni estreme migliori dell’anno in corso. Il riff portante è death old school, la cassa alla Mysticum sulla strofa e i seguenti inserti grind sono pura follia e il ritornello lo si canta praticamente al primo ascolto.

 

As the world goes, the strong do what they can, and the weak suffer what they must.

 

Il ponte pesca dal black metal più melodico e sfoggia una melodia tipicamente depressive su un blast beat ai mille all’ora e la resa è pazzesca; preparatevi ad ascoltare il tutto centinaia di volte! We Will Fucking Kill You non può ovviamente eguagliare il top dell’album ma offre una nuova ed interessantissima faccia degli Anaal Nathrakh che è quella groove: il tema portante presenta il giusto gradiente di scapocciamento e il ritornello melodico con 2-3 linee vocali sovraincise completa l’opera inserendo un altro ottimo tassello. Non c’è ovviamente tempo per respirare e …So We Can Die Happy appare diretta e spietata come un pugno in faccia dato all’improvviso; qui siamo su livelli di pura cacofonia che in apparenza potrebbero anche risultare confusionari ma, dopo ripetuti ascolti, si rivelano un brano tutto sommato onesto e ben inserito nel contesto, e c’è anche un assolo!

 

In Flagrante Delicto torna a livelli molto alti e con una forma canzone piuttosto classica: parliamo quindi di una strofa potente alternata ad un ritornello in simil clean sempre di facile presa e in grado di rendere il tutto un brano facilmente assimilabile. And You Will Beg For Our Secrets ha un riff ritmico che ricorda vagamente gli Strapping Young Lad e un mood piuttosto magniloquente ed epico che offre respiro e varietà al disco; è però la seguente Extravaganza! a calare il carico da undici. Pezzo assolutamente grandioso in cui Dave e Mick fanno sfoggio di tutta una serie di componenti avanguardistiche e dai risvolti piuttosto geniali. Funziona tutto, specialmente le parti vocali, che hanno la giusta dose di malattia e quel fare claudicante e schizofrenico da esserne la vera e propria punta di diamante. Aggiungiamo anche un riffing serratissimo e rimandante a certi Meshuggah e una partitura ariosa, mefitica e malsana in fase di ritornello e il piatto è servito, prelibato e fumante.

 

Il trittico finale inizia con On Being A Slave, che è un'altra traccia assolutamente fantastica nella quale la nuova veste degli Anaal Nathrakh, quella con sprazzi melodici di alto gusto, si manifesta ancora una volta in tutto il suo grandioso potenziale. La band inglese, suonando questo tipo di ibrido, ha sinceramente pochi eguali; se Desideratum ci provava con qualche pecca di troppo, The Whole Of The Law completa l’opera limando i difetti e risultando sorprendente e di una freschezza devastante. Dave piazza un’altra linea vocale con un ritornello perfetto e a noi non resta altro che dire grazie. The Great Spectator è una tamarrata di un certo livello che, come …So We Can Die Happy, richiede più tempo per essere assimilata rispetto al resto del materiale e suona più come un intermezzo che un brano vero e proprio; Of Horror, And The Black Shawls, invece, è posta in conclusione e ha le idee più chiare come uno tsunami che arriva e spazza via tutto con tanto di finalone romantico. L’edizione deluxe presenta anche due bislacchissime cover di Powerslave degli Iron Maiden e Man At C&A degli Specials; come al solito lasciamo a voi il giudizio ma vi anticipiamo che sono parecchio divertenti!

 

The Whole Of The Law quindi è un disco molto molto bello e che presenta pochissimi difetti. Il 2016 è stato un anno di altissimo livello per la musica estrema e sta continuando a regalare perle fino ai suoi ultimi singulti. Mick e Dave offrono stavolta un prodotto ben suonato, ben arrangiato e con una produzione che non è da denuncia ma direttamente da processo di Norimberga. Nessuno avrebbe mai scommesso un cent sull’associazione Anaal Nathrakh – melodia e siamo prontamente stati tutti smentiti. The Whole Of The Law funziona oltre ogni aspettativa e fila di diritto nella top 10 dell’anno, con molta probabilità anche sul podio.

Concludiamo con la chiave di lettura dell’album, che può essere compreso secondo il punto di vista di un demone che, in questo caso, tiene in mano uno specchio.

 

The demons are real. How we respond to the facts is who we are.

 
85