Recensione: The Woods Are Burning

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I fanciulli che tanto tempo fa andavano a letto dopo “Carosello” ricorderanno senz’altro Andrea, cantastorie giramondo che nella realtà voleva fare il fornaio, ed i sui ”tacabanda”. Il personaggio animato rappresentava quello che oggi definiamo un “one man band” o meglio un musicista polistrumentista che incide i propri dischi suonando tutti gli strumenti e cantando, avvalendosi, solo occasionalmente, di turnisti.

Esempi di “one man band” nell’Heavy Metal sono i Bathory di Ace Börje Thomas Forsberg, ossia Quorthon, ed i Burzum di Varg Vikernes.

A rappresentare l’Italia abbiamo i My Haven My Cage del Palermitano Mauro Cardillo, ex membro degli Haven, band nella quale militava circa quindici anni fa e non più in attività.

Sono proprio alcuni brani degli Haven che Mauro ha rispolverato, arrangiato e registrato nuovamente; questi brani, uniti a dei nuovi, hanno dato vita a due album, di cui il primo è “The Woods are Burning”, autoprodotto con l’aiuto dell’ex chitarrista degli Haven, Ignazio Scontrino, per il mixaggio.

Il genere proposto è un Heavy Metal dai toni oscuri che si addentra nei sentieri del Thrash e del Death Metal con alcuni sconfinamenti anche nel Power Metal. L’album risulta così molto variegato, con sfumature ed articolazioni che alternano momenti veloci e potenti ad altri prettamente melodici.

Riff granitici, linee vocali in growl ad esprimere la rabbia ed in clean per le strofe più evocative, velocità, mid tempo, arpeggi melodici e soli molto virtuosi: tutto questo si trova in “The Wooods are Burning”, album dai contenuti perlopiù pregiati, da ascoltare ponendo la stessa attenzione che si avrebbe verso una sinfonia orchestrale.

Il full-length ha una durata totale di poco più di quarantacinque minuti ed è formato da nove tracce delle quali si citano le più rappresentative.

L’inizio è affidato all’energica “Darkness”, traccia molto veloce con un lungo assolo di chitarra. Segue “Full of Grace”, che inizia con la recitazione di una preghiera per poi crescere trasformandosi in un pezzo molto potente nel refrain e nella parte musicale che porta all’assolo. La tittle track “The Woods are Burning” è molto eclettica, con cambi di tempo disarticolati che passano dal Death più veloce a momenti di stampo più classici ed a linee melodiche e lente; non è di facile ascolto e per comprenderla necessita più di un passaggio. La lunghissima “Crying” alterna sprazzi d’atmosfera a refrain corali per poi impattare sull’ascoltatore con un attacco sonoro che conduce ad un assolo di Twin Guitars molto potente; a giudizio dello scrivente il miglior pezzo dell’album. A Mauro il coraggio non manca e lo dimostra con la reinterpretazione del brano simbolo dell’Heavy Metal e classico dei classici “Running Free”, primo singolo estratto dal primo album degli Iron Maiden, arrangiandolo in stile Death Metal e cambiandone il testo; per il pezzo è stato realizzato  un video che mostra i filmati storici delle gare di corsa con Jesse Owens durante le Olimpiadi di Berlino del 1936. La conclusiva “Kill The King” chiude il cerchio con la stessa potenza ed energia della prima canzone, con il finale che lascia intendere quello che sarà il seguito dell’album.

I testi sono tra i più vari: il problema degli incendi che devastano la Sicilia, la ricerca della libertà spezzando le catene, l’amore, la politica, il male che possono fare le parole non dette ed anche di carattere personale.

La cover dell’album, realizzata con il contributo di Daniele La Pica, si riallaccia al titolo, raffigurando un mulino della saline del territorio trapanese avvolto dalle fiamme, il cui fumo sale ad avvolgere il logo della band.

Nonostante la registrazione risulti un po’ troppo artigianale ed alcuni pezzi abbiano una struttura dispersiva, il lavoro è importante e merita l’ascolto. Grazie alla passione di Mauro delle buone canzoni, che rischiavano di perdersi con lo smagnetizzarsi del nastro delle cassette su cui erano state incise, sono venute alla luce, dimostrando ancora una volta la buona qualità degli artisti metal della nostra penisola. Aspettiamo l’uscita del prossimo lavoro.

 
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