Recensione: Winger

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I newyorkesi Winger si formano nel lontano 1987 per volere del cantante/bassista Kip Winger, uno dei fondatori della famosa band di Alice Cooper, assieme a Reb Beach, talentuoso chitarrista reclutato di lì a poco, seguito poi dal chitarrista /tastierista Paul Taylor, anch'egli con trascorsi nella band di Cooper, e dal batterista Rod Morgenstein (ex Dixie Dregs).
Il debutto avviene nel 1988 con questo album omonimo (in un primo momento era stato scelto ‘Sahara' come titolo), in grado di conquistare subito un grande successo e di regalare alla band un disco di platino negli Stati Uniti, un disco d'oro in Giappone e in Canada e inoltre l'onore di realizzare un grandioso tour mondiale al fianco di mostri sacri come Kiss, Scorpions, ZZ Top ed Exciter.

L'inizio è affidato a ‘Madalaine', destinata a diventare uno dei cavalli di battaglia del gruppo, che parte con un arpeggio di chitarra e si lascia poi esplodere in un riff elettrico e coinvolgente, accompagnato dai cori tipici del genere, soprattutto nel ritornello.
Singolare è l'inizio della seguente ‘Hungry', caratterizzato da violini che fanno da sottofondo alla bella voce di Kip. Il ritmo è meno aggressivo rispetto alla precedente, ma non per questo meno intenso ed evocativo; in primo piano sono ancora le parti corali.
‘Seventeen' è un altro classico e vede la ripresa di un sound più cattivo ed energico, con un Reb Beach che sembra davvero ispirato e ci regala dei riff taglienti e accattivanti.
‘Without The Night' è una stupenda e suggestiva ballad, con tastiere in primo piano a disegnare delle atmosfere dal forte tono sentimentale che, a metà canzone, vengono accompagnate da un assolo di grande classe di Beach.
E' ‘Purple Haze' che torna ad alzare i ritmi, un pezzo piuttosto singolare (cover del celebre brano del grande Jimi Hendrix) dove si possono trovare effetti di tastiere e giochi di chitarre, il tutto in una miscela dal sound quasi progressive.
‘State Of Emergency' riprende le classiche sonorità hard rock americane degli anni Ottanta che hanno caratterizzato l'inizio del disco, ma anche qui troviamo delle influenze progressive, soprattutto nel modo in cui vengono suonate le tastiere da Taylor.
Travolgente è il riff iniziale di ‘Time To Surrender', che si dimostra, grazie a delle chitarre più incisive che mai e alla voce a tratti urlante di Kip, uno degli episodi più duri del lotto, così come uno dei più veloci è senz'altro la successiva ‘Poison Angel', dove Morgenstein dietro le pelli, picchia piuttosto pesante e scandisce dei ritmi trascinanti, quasi heavy.
‘Hangin On' è un'altra delle perle dell'album : impossibile non rimanere entusiasmati dalle chitarre infuocate e ispirate di Beach e Taylor, così come caratteristico è il ritornello, impreziosito da cori molto catchy ed orecchiabili.
‘Headed For A Heartbreak' è probabilmente la canzone più famosa del combo americano, una ballad molto coinvolgente, dove le tastiere in sottofondo sono seguite da chitarre molto soft e melodiche e regalano un momento molto romantico e suggestivo.
Si chiude all'insegna della velocità con ‘Higher And Higher', che conferma l'ottimo hard rock d'impatto e trascinante che ha caratterizzato tutto il disco.

Non ci poteva essere esordio migliore per la band newyorkese, che ha saputo subito offrire un ottimo hard incisivo, melodico al punto giusto e dalle tinte progressive.
Una prova di capacità tecnica e di gusto per la melodia, caratteristiche queste, riassunte da vere e proprie perle del genere come ‘Madalaine', ‘Seventeen' e ‘Headed For A Heartbreak'.

Immancabile nella collezione degli amanti dell'hard rock targato anni Ottanta.

Tracklist:

01. Madalaine
02. Hungry
03. Seventeen
04. Without The Night
05. Purple Haze
06. State Of Emergency
07. Time To Surrender
08. Poison Angel
09. Hangin' On
10. Headed For A Heartbreak
11. Higher And Higher

Line Up:

Kip Winger: voce / basso
Reb Beach: chitarra / voce
Paul Taylor: chitarra / tastiere / voce
Rod Morgenstein: batteria / voce
 
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