Recensione: World of Chaos

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Gli Ulvedharr, provenienti da Clusone della provincia di Bergamo, sono in giro dal 2011, ossia da quando il cantante e chitarrista Ark Nattlig Ulv incluse nel suo progetto, originariamente solista, anche i musicisti che lo aiutarono in fase di registrazione.  

Passato circa un anno, e dopo il rilascio di un primo EP esplorativo dal titolo ‘Viking Tid’, il combo partecipa ad un tour europeo come apripista alle Death Metal band Castel Decapitation e Blood Red Throne, incamerando una buona esperienza.

Nel 2013 viene inciso il primo album, dal titolo ‘Swords Of Midgard e viene incrementata l’attività live, elemento in cui la band riesce ad esprimere al massimo il proprio potenziale, arrivando a partecipare all’edizione del 2013 del festival  Fosch Fest, punto di riferimento italiano per il Viking Metal ed i generi similari, tenutosi a Bagnatica in provincia di Bergamo.

Il secondo album, dal titolo Ragnarok, arriva nel 2014 mentre il 2015 è dedicato ai concerti, tra i quali spiccano le partecipazioni al Metalitalia ed al nostro TrueMetal Festival dove il combo ha suonato con gruppi del calibro di Testament, Exodus, Onslaught, Unleashed, Belphegor e Distruzione.

La frenetica vita sui palchi continua, accoppiata all’uscita, nel 2016, dell’EPLegione, nel 2017, del Full-Length Total War, prodotto dalla label Scarlett Records.

La collaborazione degli Ulvedharr con la nota etichetta lombarda prosegue e il 24 maggio 2019 verrà pubblicato il loro quarto album: The World of Chaos’.

Sfruttando l’esperienza acquisita, la band, con il nuovo lavoro, dimostra di essersi evoluta senza però cambiare il sentiero intrapreso negli anni precedenti. La maturità raggiunta si sente bene nelle composizioni lineari, elaborate ed incisive che mettono assieme il Death Metal di matrice svedese con il Thrash di stampo più attuale, con l’aggiunta di inserti dissonanti che, con la loro interferenza malefica, squarciano la mente. Semplicemente, quanto fatto nel precedente lavoro, comunque già valido, inThe World of Chaosviene ancora migliorato e reso più prezioso. 

Potenza, rabbia commista a disperazione, aggressività e furore tracimano dal platter, evidenziate da una voce growl portentosa che, non essendo esageratamente cavernosa, riesce ad esprimere con buona enfasi la storia che vuole raccontare il pezzo.

La sezione ritmica lavora bene sia durante le sequenze Death, ferocemente veloci e spasmodiche, sia durante le esecuzioni delle linee Thrash, maggiormente intrise di melodia, scandendo bene i tempi nelle fasi di accelerazione e rallentamento, che uniscono le varie parti e suonando con sagacia le intromissioni di blast beat e chitarre lancinanti; queste amplificano ulteriormente le sensazioni d’ansia, paura e paranoia che infonde il disco.

La chitarra solista, invece, trasmette positività, mettendo un po’ d’ordine nel caos che persiste nel mondo e che gli Ulvedharr vogliono evidenziare.

Il risultato è un attacco frontale non ultra estremo ma continuo e vincente, sempre dinamico ed articolato, con soluzioni che mantengono alto l’interesse dell’ascoltatore.

ULVEDHARR band

L’album è composto da dieci brani, tirati e ben bilanciati. Per descriverli ci vorrebbero ore, vista la loro articolazione e la quantità di sfumature, con il risultato di tediare il lettore, cosa che invece non succederà nell’ascoltarli.

Ci limiteremo a dire che What Have We Done?’ apre in modo diretto e potente, aggredendo subito con una carica Thrash portentosa che diventa disperazione nelle strofe.  

La successiva ‘Death Stare’ è ossessiva, con strofe non velocissime ma taglienti e contro strofe nere come la pece. Il finale è affidato alla cupezza di un arpeggio che entra in contrasto con stacchi forti e potenti.

Cold War’ è una cavalcata Thrash con strofe dure come la roccia ed accusatorie ed un refrain ridotto all’osso. Una batteria martellante porta all’assolo, che gioca con stacchi ritmici serrati e prepotenti. Un pezzo di indubbio valore e, a parere del sottoscritto, molto adatto ai palchi.

World of Chaos’ è un riassunto di tutto quello che sono gli Ulvedharr: un concentrato di rabbia ed aggressione che si svolge su un tappeto ritmico cangiante e scuro.

Fire in the Hole’ è cattivissima, con una sezione pestata sulla quale non si può star fermi ed un pò di accento sulla vena Hardcore del Thrash. Altro brano per animali da palco.

Un minimo di sosta la produce ‘Chemical Wind Imbalance’, una breve traccia strumentale che ha in sottofondo il rumore del vento che porta desolazione e morte, come lo spostamento d’aria provocato dalle esplosioni nucleari.

E’ il brano che introduce ‘Fallout’ (la caduta del materiale radioattivo dopo l’esplosione), detonante e disperato al contempo, violentissimo, con un buon assolo, in parte eseguito in Twin Guitar sulla cadenza del tempo medio.

Silent Beholder’ e ‘Pull the Trigger’ si muovono sugli stessi binari: violenza ed aggressività sonora a profusione, senza stacchi … un continuo rincorrersi di parti Death, Thrash e dissonanze abrasive.

Chiude ‘Vision of Chaos’, con lo stesso tiro ed un buon assolo di basso.            

Con World of Chaosgli Ulvedharr cambiano anche tematiche, passando dai concetti medioevali / mitologici ad altri più attuali concernenti l’esistenza umana controllata dalle regole del caos, argomenti che meglio si affiancano alla musica da loro proposta.

Concludendo, buon passo in avanti per gli Ulvedharr, che dimostrano qualità tecniche e compositive di ottima fattura. Auguriamo loro che la densa attività live continui, intanto noi ci godiamo la loro ultima fatica. Ottimo!!!        

 
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