Live Report: Slaughter To Prevail + Dying Fetus + Suicide Silence @ Alcatraz, Milano – 21/01/2026

Live Report: Slaughter To Prevail + Dying Fetus + Suicide Silence @ Alcatraz, Milano – 21/01/2026
Photo report completo: Photo Report: Slaughter To Prevail + Dying Fetus + Suicide Silence @ Alcatraz, Milano – 21/01/2026
“The Grizzly Winter Tour 2026” è il nome dato alla serie di appuntamenti che vedranno gli Slaughter To Prevail tornare in Europa in questo 2026 appena iniziato, e che promette di essere ricco di eventi interessanti, metal ovviamente.
La band guidata da Alex Terrible si ripresenta anche in Italia, grazie all’organizzazione di MC2 Live, per un unico appuntamento, mercoledì 21 gennaio 2026, all’Alcatraz di Milano.
In apertura di serata saliranno sul palco le leggende del brutal death metal americano Dying Fetus e la band simbolo del deathcore californiano Suicide Silence.
L’apertura porte è prevista per 18.30, ma la fila fuori dal locale di Via Valtellina ha cominciato a formarsi già nella tarda mattinata, tanta era l’attesa dei fan di rivedere gli “orsi russi”, a distanza di due anni dalla loro prima e ultima tappa italiana, che aveva visto un pienone in quel di Trezzo sull’Adda.
Pit stop obbligatorio per vedere, e possibilmente acquistare, il merchandising ufficiale delle band, perché vi ricordo cari lettori di TrueMetal.it, che moltissime band, non mainstream certamente, di questo vivono, ed è sempre con molto piacere, che nel mio piccolo, cerco di contribuire.
Questa sera il mio bottino è stato alquanto soddisfacente: mi porto a casa, infatti, un doppio vinile in edizione speciale e una maglietta dei miei adorati Dying Fetus, che non avevo trovato all’ultima occasione in cui li ho visti. Ah, tra parentesi, se vi fa piacere trovate il mio personalissimo report del Brutal Assault 2025 a questo link. Prendetevi del tempo e leggetelo, dopodiché, sono certa che ci vedremo alla Fortezza di Josefov il prossimo agosto.
Divagazione a parte, leggendo invece questo di Live Report, capirete alla grande quale gruppo sono venuta a vedere con estremo piacere, e quale altro invece, ho sopportato mio malgrado, ma di lavoro si tratta, per cui vi assicuro che ho cercato di essere quanto più obiettiva possibile. Se avessi lasciato prevalere la soggettività, alle 21 sarei già stata con le gambe sotto al tavolo a mangiarmi una pizza.
Detto questo, quando io ed il mio compagno Luca entriamo al locale, sono da poco passate le 18.30 e ci posizioniamo sulla parte rialzata, notando con stupore, che il locale si andrà riempiendo piuttosto velocemente. E questo mi fa particolarmente piacere, perché significa che molti giovani metallari, avvezzi a questo deathcore mainstream che ormai, ahimè, spopola, dopo questa sera, potranno dire di aver visto dal vivo, e speriamo apprezzato, una storica band di metal estremo senza la quale, tutti questi nuovi generi, non esisterebbe nemmeno.
Qui lo dico e qui lo nego, io non sopporto il deathcore, tutto uguale a sé stesso. Band fatte con lo stampino, stesse melodie, stessi riff, stesso modo di cantare e di porsi sul palco. A mio parere solo una si distingue ma non è oggetto di questo report, pertanto, mi è davvero difficile scrivere una recensione che non sia un tantino ostile nei confronti di questi gruppi, ma ci provo.
Polemica sottile, ma non troppo, a parte, andiamo a vedere insieme com’è andata questa attesissima tappa italiana del “The Grizzly Winter Tour 2026”.
SUICIDE SILENCE
Dopo averci fatto ascoltare per intero “Bohemian Rhapsody” dei Queen, ad aprire le danze ci pensano i Suicide Silence, deathcore band californiana nata del 2002, ma di cui personalmente ignoravo l’esistenza fino ad oggi.
L’attuale formazione comprende i chitarristi Chris Garza e Mark Heylmum, il bassista Daniel Kenny, il cantante Eddie Hermida e il batterista Ernie Iniguez. Brani come “Disengage”, “You Only Live Once” e “No Pity for a Coward”, inseriti nella setlist di questo tour europeo, restano pilastri immancabili dei loro concerti dal vivo. La morte del loro primo cantante Mitch Lucker nel 2012 cambiò inevitabilmente la storia della band, con Hermida che entrò a guidare il gruppo, onorandone di buon grado la pesante eredità.
Quasi 25 anni dopo l’inizio della loro carriera, i Suicide Silence occupano certamente un posto tra gli artisti deathcore più riconoscibili del genere, con tutto quello che di buono e cattivo, potete leggere nella parola riconoscibili.
Ho apprezzato il loro essere pieni di carica positiva ed energia, nonostante non siano di certo dei giovincelli alle prime armi, ed un certo spirito ribelle e aggressivo che ho visto, ma che raramente basta per emergere nel marasma indefinito di gruppi che fanno questo genere, oramai inflazionato.
Ho letto, che durante la performance all’Hellfest 2022, Hermida ha detto al suo pubblico che: “metal, deathcore e hardcore non moriranno mai, cazzo“. Io però sulla fine del deathcore, più prima che poi, continuo a sperarci.
Questa prima mezz’ora di deathcore classico, da parte di una delle band che hanno definito cosa sia, tutto sommato, scorre via senza infamia e senza lode.

Lineup
- Hernan “Eddie” Hermida – voce
- Chris Garza – chitarra
- Mark Heylmun – chitarra
- Dan Kenny – basso
- Ernie Iniguez – batteria
Setlist
- Unanswered
- Wake Up
- Fuck Everything
- Love Me to Death
- Disengage
- You Only Live Once
- No Pity for a Coward
DYING FETUS
E dopo quella che è stata definita dagli stessi Dying Fetus sui loro social , la “best YMCA of the tour so far”, eccoli salire sul palco, pronti come sempre a fare scuola, stabilendo un vortice di ritmi punitivi ed implacabilmente feroci sin dalla prima nota.
Con nove album all’attivo e innumerevoli concerti e tour in giro in ogni dove, sono diventati una delle band death metal più rispettate degli ultimi 30 anni. La loro musica estrema non è per tutti: combinano death metal tecnico e brutalità, groove hardcore e frenesia grind, trovando il loro posto unico nel panorama death metal mondiale.
Hanno aperto con “In the Trenches” da “Reign Supreme” seguito da “Unbridled Fury”, unico estratto dall’ultimo ”Make Them Beg for Death”, trovando il modo nel purtroppo troppo poco tempo a disposizione, di far ascoltare ad un pubblico che non è di certo il loro, un assaggio viscerale della loro discografia.
Dal loro primo EP del 1995 “Grotesque Impalement”, uno dei loro brani che preferisco in assoluto, e che a mio parere li contraddistingue in pieno, a “Praise the Lord (Opium of the Masses)” del 2000, passando per l’ultimissimo singolo, uscito lo scorso settembre, “Into the Cesspool”, scatenando nel pit un’energia talmente distruttiva da rendere l’atmosfera ancora più caotica di quanto già non fosse.
Sin dal primo breakdown, il pit è stato una zona ad alto rischio, circle pit e crowd surfing continui. Pur stando praticamente fermi immobili nelle loro posizioni, concentratissimi sull’esecuzione dei loro tanto violenti quanto articolati riff, il trio del Maryland, riesce a tenere sotto scacco una folla, che non è di certo accorsa per loro al locale di via Valtellina.
La voce gutturale punitiva come sempre di John Gallagher, le precise linee di basso di Sean Beasley che si incastrano alla perfezione e quella macchina da guerra dietro le pelli dal nome Trey Williams, hanno semplicemente asfaltato ogni singola persona presente questa sera all’Alcatraz di Milano, offrendo un’esibizione intensa, frenetica e allo stesso tempo impeccabile, estremamente tecnica e brutale, per la gioia dei loro fan irriducibili, come la sottoscritta e il mio compagno Luca, mai paghi di cotanta aggressiva bravura.
Grande assente dalla scaletta proposta in questo tour, “From Womb to Waste”, ma non possiamo lamentarci., ci hanno fatto ascoltare “Kill Your Mother, Rape Your Dog”, e direi che il titolo parla da sé.
Una prestazione di alto livello che ha celebrato la brutalità tecnica e la potenza grezza che da sempre li caratterizza. Una lezione magistrale, che afferma ancora una volta perché i Dying Fetus restano a pieno titolo ai vertici del mondo del metal estremo. Punto.

Lineup
- John Gallagher – voce, chitarra
- Sean Beasley – voce, basso
- Trey Williams – batteria
Setlist
- In the Trenches
- Unbridled Fury
- Wrong One to Fuck With
- Into the Cesspool
- Grotesque Impalement
- Kill Your Mother, Rape Your Dog
- Praise the Lord (Opium of the Masses)
SLAUGHTER TO PREVAIL
Personalmente, potrei anche andarmene a casa, più che soddisfatta di aver ricevuto la mia dose quotidiana di metal estremo, persino live questa sera. Ma sappiamo tutti che gli headliner sono ben altri e il nome dato al tour, “The Grizzly Winter Tour 2026”, chiarisce immediatamente di chi stiamo parlando.
La band guidata da Alex Terrible si ripresenta in Italia per questo unico appuntamento, con l’intento di far conoscere in presa diretta ai tantissimi fan accorsi al locale di via Valtellina, il loro ultimo album, “Grizzly”, uscito lo scorso luglio.
Nel momento esatto in cui le luci si sono abbassate e la band è uscita in mezzo a un mare di pugni alzati e urla gutturali, è stato chiaro che i tanto attesi Slaughter to Prevail stavano per scatenare, tra le mura del locale di via Valtellina, un assalto implacabile.
Il tour “The Grizzly Winter Tour 2026” è stato all’altezza del suo nome in tutte le precedenti date, se non erro siamo alla 8 di 21, e nei prossimi 80 minuti ne avremo una chiara dimostrazione.
Un enorme orso grizzly gonfiabile dagli occhi rossi luminosi a fissare il pubblico, due pedane rialzate ai lati per chitarrista e bassista, e quell’energumeno palestrato noto come Alex Terrible al centro come protagonista assoluto. Maschere disegnate da Jack Simmons, chitarrista della band, per esaltare anche visivamente il loro sound violento ed aggressivo, presenti anche sui visi di molti fan.
Dal primo riff di “Bonebreaker”, pezzo forte dell’album “Kostolom“, il pit si è aperto e non si è mai chiuso per davvero, con un pubblico estremamente partecipe, per buona pace della Security prontamente presente e attiva nel recuperare corpi che volavano sopra le teste di altri, più o meno consapevoli di quello che stava succedendo in quel marasma collettivo che si è venuto a creare.
Ogni qualvolta Alex ha chiamato un wall of death o circle pit che sia, l’intero pubblico si è mosso a comando senza esitazione alcuna. Mi è piaciuto vedere come ci fosse un prendersi cura a vicenda, in mezzo a quel massacro. Persone che si aiutavano ad alzarsi, si abbracciavano dopo essersi presi a gomitate e calci inevitabili. Scene da veri “brothers of metal”, che fa capire come il metal, non tutta la musica diciamocelo, unisca sempre e comunque.
Dopo una prima di tante intro parlate, “Banditos” prende vita con un riff principale davvero contagioso, studiato per far scattare da subito mosh e circle pit devastanti.
Segue come su disco, “Russian Grizzly In America”: un’altra potente e pomposa canzone con la feroce voce di Terrible a supportare una raffica di groove travolgenti.
“Viking” è un brano controverso a mio vedere, sinceramente, in questo come in altri ho sentito molto la scuola Slipknot, e ho trovato un tantino esagerato e fine a sé stesso il ringhiare che fa Alex, capendo bene il perché del suo soprannome. Stessa cosa per le pose da palestrato che a mio parere, poco ci azzeccano con un live.
“Imdead”, che su disco vede la collaborazione alla voce di Ronnie Radke dei Falling In Reverse, risulta un tantino audace, diciamo così, riproposta dal vivo con il controverso Alex Terrible come unico interprete, ma a quanto ho visto, i fan hanno apprezzato alla grande anche questa sua versione.
L’enorme e tanto atteso wall of death viene chiamato e ottenuto prima che la sfrenata “Babayka”, con il suo ritornello pulito, si scateni su di noi., e ancora una volta, tanti complimenti al pubblico.
In “Koschei” ritroviamo elementi ispirati al folklore russo che, uniti alle chitarre pesanti e ritmi martellanti, danno origine ad un brano che dal vivo questa sera viene accompagnato dall’ennesimo circle pit pazzesco che difficilmente si vede tra queste mura.

Ultimo brano prima dell’encore, l’opulenta “Behelit”, riporta alle nostre orecchie una massiccia dose di orchestrazioni, mentre Alex mescola sapientemente una voce quasi pulita con il growl per darci un ritornello oserei dire orecchiabile, che certamente rimane impresso.
Terrible è un concentrato di testosterone, energia e grinta, sul palco non si risparmia un secondo, regalando ai suoi fan un concerto di certo indimenticabile.
Chiudono con un loro cavallo di battaglia indiscusso “Demolisher”, che per un’ultima volta questa sera fa scatenare la folla, sudata e ormai esausta di tanta fisicità estrema.
Il mix di testi in inglese e russo, i continui cambiamenti di tempo, la pura violenza del breakdown, le opulente orchestrazioni; vedere un live degli Slaughter to Prevail è come vedere una bestia umana liberarsi sul palco, letteralmente.
La lingua madre di Alex nelle parti vocali più minacciose dei brani confonde ulteriormente le idee, in una proposta che trovo spesso priva di senso logico e ancora più di innovazione. L’unico aspetto personale che hanno gli Slaughter to Prevail, oltre alle maschere, è il loro frontman, in grado di creare un fenomeno attorno alla sua persona, al suo carisma magnetico e al suo modo di stare sul palco.
La band, che vede Alex Terrible come unico attore protagonista, non delude le aspettative, scatenando tra le mura dell’Alcatraz, una bolgia infernale di energia grezza, con Alex che riesce persino a ottenere, nel delirio più totale, dei momenti di interazione con il proprio pubblico, che funzionano incredibilmente bene.
Diciamoci la verità. Gli Slaughter to Prevail sono una band che dal vivo trova la sua ragione di esistere: non fanno nulla che non sia già stato fatto, ma quello che fanno lo fanno così bene che non importa, hanno un’attitudine sul palco che colpisce nel segno.
Di certo vederli dal vivo, cosa che per altro mi era già capitata in passato al GMM in Belgio, non mi ha fatto cambiare idea sul genere che fanno e che continuerò a non ascoltare; ma di certo, spettacoli come questo tengono ben salda la loro fanbase, a quanto pare in continua espansione.
Gli Slaughter to Prevail questa sera hanno dimostrato perché sono una delle band live più entusiasmanti della scena attuale, e ringraziamo ancora una volta MC2 Live di averli riportati nel nostro Paese.
Ad ognuno di voi lascio aggiungere opinioni e commenti personali riguardo quello che a tutti gli effetti è un “fenomeno” che non si può fingere non esista. Gli Slaughter To Prevail, con vari alti e bassi in carriera, ora sono in cima alle classifiche streaming e hanno trovato la formula giusta per restarci a lungo.
Quello che mi stupisce è come tutto questo possa piacere e funzionare davvero.
Ma del resto, “De gustibus non disputandum est”, e va bene così.

Lineup
- Alex Terrible – voce
- Dmitry Mamedov – chitarra
- Mike Petrov – basso
- Evgeny Novikov – batteria
Setlist
- Bonebreaker
- Banditos
- Russian Grizzly in America
- Viking
- Imdead
- Babayka
- Bratva
- Baba Yaga
- Koschei
- Conflict
- Kid of Darkness
- Behelit
Encore
- Demolisher
Se dieci anni fa avessero chiesto agli Slaughter To Prevail dove si sarebbero visti al giorno d’oggi, dubito fortemente che potessero anche solo lontanamente aspirare ad un successo di tale portata. E invece, nel 2026, portando in giro con sé Suicide Silence e Dying Fetus in tour in Europa, fanno il tutto esaurito in locali enormi e palazzetti, spopolando anche nei festival estivi.
Balzati al centro della scena metal mondiale per aver incitato un wall of death da record all’Hellfest della scorsa estate o anche per avere oltre un milione di ascoltatori mensili su Spotify.
Quella che era iniziata come una collaborazione tra il cantante (russo) Alex Terrible e il chitarrista (inglese) Jack Simmons, è diventata oggi una bestia gigantesca e, il gioco di parole animalesco è voluto.
Chi sono io per dire che gli orsi russi del metal non possano diventare uno di quei gruppi che ricorderemo ancora tra 10-20 anni nella scena deathcore? Alex Terrible deve continuare a sopravvivere ai suoi incontri nell’arena di boxe a pugni nudi, mi raccomando.
Lo so lo so, inizialmente avevo parlato di essere oggettiva ma non soggettiva nello scrivere, ma abbiate pazienza…ci ho provato, ma meglio di così non sono riuscita a fare. Questa sera il cuore e le orecchie erano tutte per la seconda band in tabellone, e non potevo fingere non fosse così.
Quello che si è appena concluso e di cui ho provato a scrivervi è stato il primo dei grandi eventi metal del calendario italiano di quest’anno, e non vedo l’ora di partecipare agli altri, e voi?
Ci si rivede prestissimo, sempre tra queste righe.
Stay tuned and Stay metal.