Recensione: Cernunnos

Gli ambasciatori emiliani del Doom/Death Metal Swarm Chain, a distanza di poco più di tre anni dal buon debut album “Looming Darkness”, tornano a far sentire la loro cavernosa voce con “Cernunnos”, pubblicato sotto l’egida della casa discografica alessandrina Underground Symphony. Il disco di esordio del gruppo, dopo aver raggiunto gli scaffali nei primi mesi del 2022, si era rivelato una prima opera ambiziosa, ben prodotta e professionale: un solido esempio di Death/Doom epico, marziale e con un piede, pardon, uno zoccolo piantato saldamente in terreni Heavy Metal old school. Ragionevolmente le aspettative che hanno preceduto l’uscita di “Cernunnos” erano piuttosto alte…spoiler alert: il nuovo disco mantiene senza dubbio le promesse. Nel nuovo “Cernunnos” gli Swarm Chain smussano i pochi angoli acerbi di “Looming Darkness” aggiungendo elementi migliorativi. La prima ‘differenza’ degna di nota è una maggior presenza di atmosfere cupe e malinconiche che, unitamente ad un sound che spesso si ‘tinge’ di Gothic Metal, sposta le coordinate stilistiche degli Swarm Chain verso un’estremizzazione sonora in cui risuonano echi di Paradise Lost, My Dying Bride, primi Anathema e compagnia bella. Questi rimandi arricchiscono e completano lo stile della band, che con “Cernunnos” dà vita ad un concept album quantomeno insolito. Stando alle parole dei membri del gruppo rintracciabili in rete, infatti, il disco ‘parla delle reazioni di un uomo primitivo di fronte alle forze della natura’. Alla luce di queste informazioni l’ottima illustrazione della copertina di “Cernunnos”, realizzata dall’artista rumeno Costin Chioreanu, assume un significato ben preciso: un nostro antico progenitore assiste, o forse crede di assistere, ad un’apparizione del ‘dio cornuto’ celtico Cernunnos, la cui fisionomia si confonde con i rami e le fronde della boscaglia. Le vibrazioni tenebrose create dagli Swarm Chain esprimono molto bene gli stati emotivi di paura e straniamento che la Natura sa ancora far nascere nel cuore degli esseri umani.

Il Gothic Doom degli Swarm Chain viene impreziosito da una produzione musicale adeguata e da una bilanciata alternanza tra la voce ‘pulita’ del bassista Paolo Veluti e la vocalità estrema del cantante Emanuele Cirilli, abile tanto nei ruggiti in growl quanto nelle sfuriate in scream. La professionalità della produzione e l’ampio spettro vocale disegnato dalle due ugole titolari sono elementi di continuità con il primo album. Un altro legame col succitato disco è la formazione della band, il cui registro delle presenze rimane immutato. Il quintetto, anche grazie a questa stabilità nella line up, ha avuto modo di far evolvere il proprio stile con naturalezza, senza snaturare né dimenticare quanto di buono è stato fatto in precedenza. In un ambiente discografico a dir poco affollatissimo i Nostri presentano agli ascoltatori un prodotto animato da una forte personalità, in cui la mescolanza di molteplici influenze garantisce un’esperienza di ascolto completa e gradevole. L’identità degli Swarm Chain esce rafforzata dall’impatto provocato dalla pubblicazione di “Cernunnos”, permettendo ad ogni appassionato di aggiungere una possibile risposta alla fatidica, ipotetica domanda: ‘e adesso che ascolto?’. Ricordiamoci che la risposta definitiva a questa domanda, una volta ogni tanto, può tranquillamente ‘battere bandiera’ italiana…buon ascolto!
Pagina Bandcamp degli Swarm Chain: https://swarmchain.bandcamp.com/album/cernunnos
Facebook: https://www.facebook.com/swarmchaindoom
Pagina web Underground Symphony: https://www.undergroundsymphony.it/
