Recensione: Echoes in Eternity

Di Andrea Bacigalupo - 8 Febbraio 2026 - 20:37
Echoes in Eternity
75

Le scene musicali difficilmente nascono come fini a sé stesse. Sono evoluzioni di altre, in alcuni casi ormai sature ma con ancora le braci ben calde sotto le ceneri. Basta una scintilla, come il giusto incrocio di uno stile con un altro, per far nuovamente divampare l’incendio, oppure, come si usa dire, far partire “l’ondata” e farla infrangere con nuovo vigore. È stato così per la NWOBHM, movimento che ha dato nuova linfa al Metal dell’epoca instillandovi elementi sonori estratti dal Punk, come la velocità e l’immediatezza, e dopo per il Thrash, la cui giovane avanguardia si lasciò influenzare tanto dalla potenza oscura di questo “nuovo” Metal quanto dall’aggressività sovversiva dell’Hardcore, già sviluppo estremo del Punk stesso, dando vita ad un nuovo suono indomito, esplosivo e soprattutto feroce.

Il Crossover Thrash non lo si può definire una vera scena, almeno così la pensa chi scrive, ma bensì un ponte che ne unisce due. Da una parte, come già detto, il movimento Thrash è fortemente contaminato dall’Hardcore, dall’altra la scena Hardcore di New York (NYHC) intensifica il proprio sound con elementi tipici del Metal. Il punto d’incontro genera band come Nuclear Assault, Suicidal Tendencies, DRI, SOD, la cui musica è caratterizzata da brani brevi, iper veloci, dall’alto serraggio ritmico e parecchio pesanti, con testi che criticano in modo crudo e senza mezzi termini l’instabilità sociale.

Tra gli esponenti del NYHC che cominciarono a fondere il Metal con l’Hardcore ci furono gli Agnostic Front, il cui secondo album ‘Cause For Alarm’ del 1986 può considerarsi una pietra miliare del Crossover Thrash (anche se la storia indica lo split Void/The Faith del 1982 come primo album in tal senso).

Nati nel 1982 per volontà di Vinnie Stigma e Roger Miret (rispettivamente classe ’55 e ’64) all’inizio del movimento Hardcore, sono tra i pionieri e protagonisti della scena newyorkese, sopravvissuti al suo declino di fine anni ’80 e tra coloro che la fecero risorgere a metà anni ’90, nonostante gli alti e bassi, uno scioglimento ed una lineup stabile quanto un cubetto di ghiaccio su un fornello.

Echoes in Eternity’ è il loro tredicesimo album, disponibile dal 7 novembre 2025 via Reigning Phoenix Music. Successore di ‘Get Loud’, uscito ben sei anni prima, vede una lineup grosso modo uguale, con il solo ingresso di Danny Lamagna dietro la batteria al posto di Jimmy “Pokey” Mo, presente nei precedenti tre lavori.

Per il resto troviamo sempre gli inossidabili Roger Miret dietro al microfono e Vinnie Stigma alla chitarra, che, come sopra detto, sono stati coloro che hanno dato fuoco alle polveri e che non ci pensano minimamente a spegnerle, oltra a Mike Gallo al basso, presente dal 2001 e Craig Silverman, seconda chitarra, in lineup dal 2015.

Parliamo di leggende per cui l’età non conta e a cui non frega nulla di voler cambiare o di apparire … ancora fedeli alla loro lotta fanno quello che hanno sempre fatto sbattendosene dei tempi. Tempi, d’altronde, che non sono troppo cambiati e che rendono la loro selvatica rivoluzione ancora attuale, come dimostra tutta una serie di nuove band Hardcore che sta prendendo campo.

Musicalmente, peraltro, non possiamo aspettarci un nuovo ‘Cause For Alarm’, oggi viviamo in un periodo storico di contenimento e ‘Echoes in Eternity’ risente di questo. Inoltre, vero che gli Agnostic Front non si arrendono, ma la consapevolezza data dall’esperienza di vita che viene con l’età domina l’istinto e anche questo si percepisce nel loro ultimo disco. Un buon album, ma giocato sul sicuro, questo è ‘Echoes in Eternity’, formato da 15 canzoni per una durata totale di poco superiore alla mezz’ora di puro Hardcore newyorkese dove, però, l’energia è un po’ altalenante.

Di brani iper veloci, legati al Crossover Thrash, alla fine ce ne sono solo un paio: le esplosive ‘Tears For Everyone’ e ‘Hell To Pay’.

Troviamo poi un buon Rap-Metal nella robusta ‘Matter Of Life & Death’, impreziosita dalla partecipazione di Darryl McDaniels degli storici Run-DMC, un solido Punk ‘N’ Roll nella smaliziata ‘Sunday Matinee’, tra quei brani che magari non sono un granché ma che, chissà come mai, ti ritrovi a canticchiare senza un perché, ed il classico scherzo furioso in ‘Art of Silence’, 45 secondi di velocità caotica modello ‘Hang The Pope’.

Per il resto, la scaletta è formata da brani tipici Hardcore Punk, rabbiosi ed anticonformisti, alcuni basati su un incessante Mid Tempo senza troppe pretese, come ‘You Say’, altri veloci e rocamboleschi, come ‘Shots Fired’, tutti essenzialmente senza infamia, ma con qualche lode, non eccellenti ma comunque viscerali, pieni di cori sovversivi, prepotentemente crudi, di buon impatto, diretti ed essenziali … come da manuale.

Alla fin fine, ‘Echoes in Eternity’ è un album conservativo. Non dice nulla di nuovo, qua e là si percepisce pure un minimo di stanchezza ma dimostra come l’anima dei maestri Agnostic Front sia ancora viva e rovente nonostante le avversità passate. Il tempo passa e non si ferma, ma chi non accetta le regole non cambia. Questi sono gli Agnostic Front!

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