Recensione: Paralyzed
Tra i numerosi nomi usciti di recente dal mare sempre in fermento dell’hard rock, i Black Swan sono senz’altro tra quelli che si stanno facendo notare maggiormente in positivo. Il gruppo nasce da un’idea di Jeff Pilson, quotato bassista che vanta anni di esperienza maturati durante la sua militanza con Dokken, Dio, Foreigner, Michael Schenker e molti altri. Un curriculum che già di per sé basterebbe come garanzia di qualità. Durante un incontro tra Pilson e il boss della Frontiers, etichetta sempre attiva nel campo dell’hard rock, prende il via l’idea per questo progetto, nel quale vengono reclutati musicisti con un ragguardevole passato musicale. Ecco così prendere forma la line-up della band, che vede, oltre a Pilson, il cantante Robin McAuley, il chitarrista Reb Beach ed il batterista Matt Starr, tutti artisti di spessore già impegnati, nel corso degli anni, in diversi contesti con McAuley Schenker Group, Winger, Whitesnake, Ace Frehley e Mr. Big.
Forti dei consensi raccolti con i primi due album, “Shake The World” del 2020 e “Generation Mind” del 2022, i Black Swan sono pronti a tornare con il loro terzo lavoro. “Paralyzed” esce il 27 febbraio 2026, sempre sotto il marchio della Frontiers, e continua la scia positiva iniziata con le uscite precedenti. Le coordinate del cigno nero (questa la traduzione di Black Swan, se qualcuno avesse ancora dei dubbi) rimangono quelle di un hard rock di classe che viaggia in perfetto equilibrio fra potenza e generose dosi di melodia.
Gli echi di un feedback e un avvincente crescendo di note fanno decollare “When The Cold Wind Blows”, un brano vibrante con cui i Black Swan dimostrano fin da subito di avere in mano delle buone carte da giocare. I riff precisi di Reb Beach preparano il terreno alle trame vocali di Robin McAuley, mentre la sezione ritmica fa squadra creando una solida struttura portante. “Death Of Me” mette in evidenza un’anima più radiofonica, con chitarre dal suono ammaliante ed una prova particolarmente ispirata ad opera del solito McAuley. Una batteria sferzante dà il via a “Different Kind Of Woman”, un pungente mid tempo dall’anima stradaiola con la chitarra di Beach protagonista nella seconda metà del brano.
Si cambia un po’ registro con “If I Was King”, dove una sequenza di accordi cupi e pesanti introduce un pezzo più serioso con avvincenti trame vocali. Un brano, quest’ultimo, del quale i Black Swan paiono essere particolarmente soddisfatti, arrivando a definirlo un po’ la quintessenza del loro stile. Non a caso, proprio “If I Was King” è stata scelta come singolo di lancio per questo nuovo lavoro.
Atmosfere dal tono mesto sono ancora presenti su “The Fire And The Flame”, che dopo il rampante riff d’esordio muta in un hard rock maturo dai tratti elegiaci. “Shakedown” rivela un’impronta più solare, presentandosi come un luminoso hair metal, come quelli che facevano furore nelle classifiche degli anni 80. Un filone, quello dei capelli cotonati e degli spandex leopardati, del quale i Black Swan, sostanzialmente, non hanno mai fatto parte, ma, pur restandone fuori, non sembrano mai intenzionati a prenderne troppo le distanze.
I Black Swan hanno le idee molto chiare e, sebbene i richiami alle passate esperienze dei singoli membri emergano con frequenza, la band dimostra una propria personalità, capace di rielaborare l’hard rock d’annata in una veste più attuale. Uno stile sapientemente aggiornato in certe soluzioni, ma sempre orgogliosamente fedele alla tradizione.
Arriva anche il momento soft con “I’m Ready”, una pregevole ballata costruita su un efficace contrasto fra la strofa soffusa ed un ritornello aggressivo, messo in risalto da un Robin McAuley in ottima forma. Non manca poi uno spazio anche per Reb Beach, che si rende ancora protagonista di un assolo di gran classe. Si torna a correre sui fili dell’alta tensione con “Paralyzed” e “Carry On”, due pezzi vibranti dove il suono energico delle chitarre si intreccia con delle gustose melodie vocali.
“Battered And Bruised” poggia su una strofa ipnotica che sgorga in un ritornello irretente, mentre la sei corde di Beach si erge nel finale del brano con un assolo dalle sfumature funky. Arriviamo così alle battute conclusive con “What The Future Holds”, che dopo le decise note di basso iniziali, sboccia in un ritmato mid tempo ricco di groove.
Con “Paralyzed”, i Black Swan dimostrano ancora una volta di avere qualità e talento, confezionando un prodotto di valevole e con poche sbavature. L’unico appunto si potrebbe fare sulla copertina, che pare la copia in negativo di quella del disco d’esordio. Particolare tutto sommato trascurabile, tenendo conto di quello che è il risultato finale, anche se un po’ di fantasia in più non avrebbe guastato.
Per il resto, “Paralyzed” si rivela un lavoro solido e affidabile con il quale si può andare sul sicuro, oltre a confermare l’elevato livello qualitativo della band di Jeff Pilson e soci.


