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Kreator: Mille Petrozza, “Mi chiesero di unirmi ai Celtic Frost, ma volevo continuare con la mia band”

Di Manuel Gregorin - 3 Marzo 2026 - 8:45
Kreator: Mille Petrozza, “Mi chiesero di unirmi ai Celtic Frost, ma volevo continuare con la mia band”

Durante una puntata del podcast Heavy Stories, Mille Petrozza dei Kreator, ha raccontato di quando gli fu proposto di unirsi ai Celtic Frost. Era il 1986, i suoi Kreator iniziavano ad a farsi un nome nella scena metal, quando i Celtic Frost offrirono a Mille la possibilità di entrare in formazione. Un eventualità che, se avvenuta, avrebbe potuto portate alla fine prematura della compagine tedesca e magari aprire nuove porte per quella svizzera.
Petrozza racconta di quei giorni, rivelando che in fondo sapeva già quale sarebbe stata la sua strada.

“Quando mi hanno contattato sono rimasto sbalordito, perché li rispettavo molto e pensavo che fossero una delle migliori band al mondo. E continuo a pensare che siano stati sicuramente degli innovatori.
Avevo la mia band con cui sapevo di aver voluto continuare, ma volevo comunque andare a vedere come lavoravano, sono persone fantastiche e siamo amici ancora oggi. Volevo solo vederli. Riflettendoci adesso, devo essere onesto: volevo suonare con Reed St. Mark, e naturalmente anche con Martin Ain e Tom Gabriel Warrior. Ma Reed St. Mark, per me, era il miglior batterista del mondo. Ed anche se non lo sapevo ancora, in un certo senso intuivo che non mi sarei unito ai Celtic Frost, ma volevo assolutamente provare con loro. Alla fine ho deciso di non diventare la spalla di Tom Warrior, ma di avere la mia band.”

Mille comunque fece delle prove assieme ai Celtic Frost. Questi i suoi ricordi in merito a quei giorni:

“Sono andato a provare con loro per una settimana. Vorrei che ci fossero ancora registrazioni di quelle session, perché penso che fossero dei musicisti semplicemente fantastici, incredibilmente professionali. E Reed St. Mark era un batterista eccezionale. Suonavano in un bunker, un vecchio bunker della Seconda Guerra Mondiale a Zurigo. Erano persone fantastiche: molto, molto intelligenti, molto all’avanguardia. E io ero solamente un giovane metalhead di 18 o 19 anni. Ma poi, quando sono tornato a casa in Germania, sapevo che non l’avrei fatto. Sapevo che avrei fatto le cose per conto mio.
Poi, se avessi accettato, avrei dovuto trasferirmi in Svizzera. La Svizzera è un posto fantastico, ma ero troppo giovane per trasferirmi in Svizzera. Non lo so nemmeno. Voglio dire, all’epoca, sì, probabilmente volevano che mi trasferissi in Svizzera. E l’idea di trasferirmi era un problema, ero ancora un adolescente, amico. Pensavo, ‘Cosa? È troppo’. E poi ho avuto già la mia band. Se non l’avessi avuta però, mi sarei sicuramente unito a loro.”