Recensione: Wild Games

Di Fabio Vellata - 6 Marzo 2026 - 11:00
Wild Games
Band: It’sAlie
Etichetta: Frontiers Music Srl
Genere: Hard Rock 
Anno: 2026
Nazione:
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70

Wild Games” è il terzo album degli It’sAlie, uscito il 27 febbraio per Frontiers Music.
Avevamo già conosciuto la band veneta in occasione del debutto “Lilith” edito nel 2020 in piena pandemia: ritrovarli dopo qualche anno nel roster di un’etichetta di peso come quella partenopea è senza dubbio un grande attestato che certifica il valore della proposta del gruppo tricolore. Ed in effetti “Wild Games” consolida il quartetto guidato dalla famiglia Colleluori come una buona certezza dell’hard rock nostrano, pur fermandosi un passo prima di una vera svolta in termini di rischio e imprevedibilità.
È un disco che punta con decisione sulla sostanza: identità vocale fortissima, songwriting coerente, produzione moderna e allineata ai buoni standard della label, con l’obiettivo dichiarato di parlare tanto al pubblico hard rock quanto a chi frequenta il territorio heavy più melodico.

La formazione vede al solito Giorgia Colleluori al centro della scena, affiancata da Mat Sinner (anche al basso), dal batterista (e papà della cantante) Camillo Colleluori e dal chitarrista Leonardo Duranti, innesto relativamente recente che ha contribuito a irrobustire il versante chitarristico senza snaturare il taglio melodico del gruppo. In cabina di regia, la mano di Sinner e il mix di Magnus Karlsson garantiscono un suono compatto, potente, con chitarre in primo piano, voce ben scolpita e una sezione ritmica dal colpo secco, in perfetta linea con il “marchio di fabbrica” Frontiers. Tanto impatto, poche sbavature. Una ricetta che giova all’immediatezza ma toglie un po’ di respiro ai passaggi più atmosferici.

Sul piano stilistico, “Wild Games” intreccia classic hard rock, richiami NWOBHM, venature blues e qualche ombra southern, con un’idea di fondo chiara: “hard and heavy che viene dal blues e torna al blues”, come la band stessa ha più volte sintetizzato.
Waiting For The Rain”, opener e primo singolo, è il manifesto perfetto di questa attitudine. Groove ipnotico, ritornello immediato, chitarre robuste e un solo misurato, costruito per restare in testa più che per stupire con il virtuosismo. “One Way To Rock” e “Bring It On” spingono l’acceleratore sul lato più heavy e ottantiano, con una struttura che guarda a certo metal melodico di scuola europea, privilegiando impatto e memorabilità del chorus rispetto alla ricerca di soluzioni inusuali.

Living In The City”, anticipata da un videoclip, mette in evidenza l’anima più rock’n’roll e urbana della band. Riff dal sapore bluesy, andamento quadrato e un tiro che sembra pensato per il palco, con Giorgia che gioca sul graffio e sull’attitudine più che sulla pura estensione.
Su un versante più emotivo si collocano “History Remains” e la conclusiva “Spirits”. La prima lavora su un’impronta blues-rock e su un crescendo vocale che permette alla frontwoman di costruire la tensione passo dopo passo, mentre la seconda chiude il cerchio con un taglio più arioso ed easy.

Tra gli episodi più interessanti spicca “Rebels”, dove gli It’sAlie flirtano con un hard rock più sporco e sudista, fatto di slide, riff ruvidi e un mood meno “scolastico” rispetto alla media della scaletta. Qui la band appare più libera, quasi alleggerita dal dovere di aderire a un certo canone, e il risultato è uno dei brani più caratterizzati del lotto, di quelli che accendono la curiosità su una possibile futura evoluzione in quella direzione. “Believers Of Leaders”, al contrario, incarna il lato più anthemico del disco. Funziona, il ritornello prende al primo giro e il tiro non manca, ma il rischio déjà-vu è dietro l’angolo e mette in luce quanto il confine tra coerenza e formula sia sottile quando si gioca in un campo così consolidato.

Il baricentro resta comunque la performance vocale di Giorgia, che si conferma elemento distintivo della proposta It’sAlie. Potente ma sfaccettata, capace di passare dal ruggito rock a un fraseggio più melodico e controllato, con richiami dichiarati a figure come Janis Joplin o Ann Wilson filtrati da una sensibilità attuale e personale. La sezione ritmica Sinner/Colleluori garantisce solidità e un tiro costante, pensato fin dall’origine in funzione della resa live, mentre Duranti costruisce una ragnatela di riff e assoli che scelgono quasi sempre la via della funzionalità alla canzone, evitando l’autocompiacimento tecnico.

Wild Games” è, in definitiva, un album compatto, sincero e dotato di una forte identità vocale, adatto senza filtri al pubblico dell’hard rock melodico e con tutte le carte in regola per funzionare molto bene sul palco.
Allo stesso tempo lascia la sensazione che gli It’sAlie abbiano ormai i mezzi per spingersi oltre la comfort zone. Quando si avventurano tra blues, southern e soluzioni più dinamiche, la personalità della band emerge con particolare forza, e il passo successivo potrebbe essere proprio quello di esplorare con maggiore coraggio queste traiettorie, mantenendo intatto il nucleo identitario che qui appare pienamente definito.

Avanti così…

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