Kanonenfieber: non suoneranno più in Italia e cancellano un concerto da headliner programmato per il 2027

Non si è fatta attendere la controreplica dei Kanonenfieber riguardo la polemica scoppiata ieri prima del concerto di Milano per essersi rifiutati di vendere il merchandising ufficiale all’interno dell’Alcatraz. In un lungo post su facebook, la band tedesca ha elencato una serie di motivi per cui non suoneranno più nel nostro paese se le cose non cambieranno.
In primis la questione della vendita del merchandising ufficiale: oltre alla commissione del 25% e l’IVA del 22%, la band avrebbe dovuto sborsare un ulteriore 16% per il personale di vendita arrivando ad una spesa complessiva del 63% per la merce venduta che li avrebbe portati in perdita significativa, non solo per le magliette e i vari gadgets, ma anche per i dischi in vinile. Questi ultimi sono stati acquistati alla Sony già a prezzi molto alti. Inoltre l’organizzatore ha tollerato la vendita di merchandising pirata all’esterno del locale: le bancarelle erano effettivamente presenti e dopo il concerto sono state prese d’assalto da numerosi fans che non hanno potuto comprare le magliette all’interno del locale. Per secondo la location: il secondo palco dell’Alcatraz è risultato essere troppo angusto e questo ha penalizzato di molto l’allestimento della scenografia che, come sappiamo, è considerata una degli ingredienti migliori degli spettacoli della band, che aveva avvisato in anticipo l’organizzazione circa i requisiti necessari per il palcoscenico. A questa richiesta non è seguita una risposta e questo per la band è valsa però come una conferma. Infatti il palco era privo dei consueti macchinari che la band sta sfoggiando in giro per l’Europa: mancavano i consueti cannoni, le pedane, le trincee, la prua della nave, i fondali intercambiabili, le pedane e tutto ciò che abbiamo anche potuto vedere alla kermesse del Metalitalia a settembre. Sarebbe bastato un furgone per il trasporto del materiale necessario e non un costoso tir da 40 tonnellate.
Nonostante questo, la crew ha dovuto comunque svuotare lo stesso il tir a causa del modo in cui l’attrezzatura è imballata e strutturata per il tour. Inoltre, a fine spettacolo, la stessa troupe è stata messa sotto pressione per smontare l’attrezzatura e la scenografia per far sgomberare velocemente il locale e permettere l’avvio di una serata da discoteca con musica mainstream, che all’inizio contava poche decine di presenti (e che effettivamente è aumentata sul tardi). Altra questione ha riguardato la pirotecnia: in Italia è severamente vietato usare fiamme libere in locali al chiuso, per cui la band non ha potuto usufruirne.
Per finire non sono mancate parole al vetriolo per la nota burocrazia in salsa italica: l’ingresso in Italia ha richiesto “molta burocrazia, scartoffie e sforzi amministrativi maggiori più di tutto il tour messi insieme, causando un’enorme quantità di perdita di tempo e consumo di risorse”.
In conclusione, secondo il comunicato ufficiale, “questa dichiarazione non vuole essere una semplice lamentela. Ha lo scopo di spiegare perché lo spettacolo di ieri ha dovuto essere ridimensionato in modo significativo e scusarci con tutti coloro che hanno pagato per vederci. Quello che siamo riusciti a presentare sul palco di ieri non si avvicina minimamente a ciò che dovrebbe essere uno spettacolo dei Kanonenfieber. Abbiamo perso soldi con questo spettacolo. Il compenso non copre minimamente i costi della nostra crew di undici persone, del veicolo di servizio, del camion, della band di supporto e dei musicisti stessi. L’unico motivo per cui ci siamo esibiti nonostante tutte queste circostanze è che sapevamo che la gente aspettava con ansia questa serata. Alcuni si sono presi un giorno di ferie o hanno viaggiato a lungo per essere presenti . Allo stesso tempo, è chiaro che non accetteremo di essere trattati in questo modo in futuro. Un concerto da headliner in Italia, programmato per il prossimo anno, è stato quindi già cancellato.
Se la situazione per le band in tournée in questo paese non cambierà, ci asterremo dal programmare attività professionali lì in futuro. Se un paese vuole che la cultura prosperi, deve sostenerla, non spremerla fino all’ultimo euro”.
Parole pienamente condivisibili ma soprattutto pesanti che ci fanno riflettere circa il futuro (nonchè il presente) dei concerti nel nostro Paese.
Di seguito l’annuncio della band su facebook.