Recensione: Revelations

Di Daniele D'Adamo - 27 Marzo 2026 - 12:00
Revelations
Etichetta: Agonia Records
Genere: Metalcore 
Anno: 2026
Nazione:
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80

Nove anni di silenzio. Poi, una nuova saetta balugina nel cielo dei Threat Signal: “Revelations“, il quinto full-length in carriera. Da “Disconnect”, la formazione vede sempre saldamente in sella i membri storici Jon Howard (voce), Pat Kavanagh (basso) e Travis Montgomery (chitarra). Accanto a loro torna alla base Joey Muha (batteria), mentre c’è da registrare il nuovo acquisto Oswin Wong (chitarra).

Tutto sommato, quindi, a livello di formazione, appunto, non ci sono da registrare grandi cambiamenti, soprattutto nel cuore pulsante della medesima. Quello, cioè, che è il primo responsabile del songwriting, anche se alla fin fine tutti i membri, bene o male, mettono dentro qualcosa di loro.

Songwriting che da una semplice compagine di melodic metalcore, ha trasformato la stessa in una dei migliori interpreti di quello che è definito ultimamente come progressive metalcore. La base, lo zoccolo duro del sound del disco, insomma, è sempre disegnata con i dettami principali più volte menzionato (sotto)genere, come per esempio dimostrano i devastanti stop’n’go di “Non-Essential“. Ma con qualcosa in più. Qualcosa che fa sì che la direzione intrapresa sia più ricca di elementi evoluzionistici, di partiture altrimenti assenti nella fattispecie tipologica di partenza.

Certo, la melodia non manca, altrimenti tutto l’impianto sonoro che il combo canadese ha via via trasformato nel corso degli anni verrebbe a crollare per la mancanza di una delle caratteristiche fondamentali del proprio stile. E di melodia ce n’è tanta, nel platter, e di gran classe, non stucchevole o elementare, cioè, ma ben congegnata nonché inserita costantemente al punto giusto nel momento giusto. Di ciò ne è l’esempio il clamoroso refrain di “Exercise the Demon“, stupenda hit dell’LP che, assieme alla durezza del luccicante metallo, propone uno spunto melodioso che rimbalzerà a lungo nella scatola cranica di chi ascolta.

In sostanza, si itera l’accostamento fra la potenza e aggressività dei generi *-core e la spinta armonizzazione dei ritornelli. Non che il quintetto di Hamilton inventi qualcosa di sconvolgente, tuttavia ha il merito di porre quest’antitesi su un livello tecnico/artistico più elevato rispetto alla media. Qualcosa in più che, in definitiva, motiva l’utilizzo dell’aggettivo progressive.

Tale incremento riguarda un po’ tutti gli aspetti di “Revelations“. Quello strumentale salta subito all’occhio, poiché Howard e i suoi compagni sono musicisti di primo piano. Della bravura e talento di quest’ultimo si sa. Colpiscono molto le due chitarre: eccellenti sia nella fase ritmica, alimentata da riff massicci, possenti, pesantissimi; sia in quella solista, regalando momenti di estasi immaginativa. Pertanto attori capaci, tutti – sezione ritmica compresa – di creare un suono altamente professionale, impeccabile, sostanzialmente perfetto nella sua erogazione di intensità musicale. In sostanza privo della benché minima sbavatura.

Come da ultime disposizioni in materia è ben presente l’elettronica, che si sviluppa sia mediante miscelazioni del sound in primo piano, sia con segmenti ambient in sottofondo, questi tesi ad arricchire la pietanza. Quello che ne viene fuori è altamente godibile giacché porta ad agire con l’immaginazione, sognando a occhi aperti temi di tipo fantascientifico (“Revelations“). Ma quello che rende i Nostri diversi dagli altri è la volontà di non fermarsi a un livello normale, definibile di sicurezza, ma di avventurarsi in sentieri il cui tracciato è complesso, complicato, parecchio lontano dalla suddetta normalità (“NME“). Progressione, di nuovo.

Revelations” è un’opera per tutti coloro che amano il melodic metalcore e che vogliono qualcosa in più dell’usuale approccio alla questione, ma anche per coloro che intendono avventurarsi per la prima volta in tale (sotto)genere, data la leggibilità di tutte le canzoni. Merito dei Threat Signal, attualmente nel pieno della loro maturità artistica che li porta, così, a buttare il cuore oltre l’ostacolo. Progressione, ancora.

Daniele “dani66” D’Adamo

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