Recensione: Northern Crusaders

Di Manuel Gregorin - 21 Marzo 2026 - 12:00
Northern Crusaders
Band: Rozario
Etichetta: GerMusica
Genere: Heavy 
Anno: 2026
Nazione:
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74

Prendete una band scandinava, sullo stile di Saxon, Accept e Scorpions. Ora trovatele un nome latino/ispanico ed abbigliatela con un look da motociclisti. Infine, mettetele a disposizione un lotto di canzoni trascinanti a cavallo tra hard rock ed heavy metal e vi troverete tra le mani i norvegesi Rozario.
Questo cinque ceffi bardati di pelle, cuoio e chitarre, si formano su iniziativa del cantante David Rozario (che non pare proprio essere un nome da vichingo), del chitarrista Stein Hjetholm e del batterista Per-Helge Bruvoll. Il tempo di completare la formazione con Johan Jamtfall (chitarra) ed Anders Halsan Engum (basso), e nel 2023 arriva il momento di presentarsi sul mercato con “To the Gods We Swear”, il loro album d’esordio con il quale raccolgono diversi pareri positivi.
Ora, dopo una manciata di anni, i nostri sono nuovamente pronti a tornare con il secondo album “Northern Crusaders”, che vede due sostanziali cambiamenti nella line up: prima con Jamfall alla chitarra, che lascia a favore di Taran Lister, e successivamente con il batterista Bruvoll, il quale, terminate le registrazioni, saluta anche lui i compagni per cedere le bacchette a Bernhard Kopperud-Eriksen.
Non cambia invece, la ricetta musicale dei Rozario, sempre fedele ad un hard and heavy da motoraduno fatto di riff infuocati e ritornelli accattivanti. Una formula già collaudata in occasione del primo lavoro, e che viene ora rilanciata su “Northern Crusaders”, differenziandoli così, dalla maggioranza dei loro connazionali, dediti al black metal più incazzoso evocatore di satanassi vari.
Si parte con la vibrante “Fire And Ice”, introdotta da un riff deciso che fa da preludio alla voce grintosa di David Rozario, il tutto va poi culminare in un ritornello esplosivo che fa letteralmente decollare il pezzo. Una traccia semplice e diretta, che, pur facendo ricorso a idee non proprio innovative, riesce a fare centro fin dal primo ascolto. Di seguito si passa a “We Are One”, un anthem che sembra proprio studiato per fare cantare il pubblico durante le loro future esibizioni dal vivo. I ritmi rallentano un po’ nella cadenzata “Down Low”, una composizione dai suoni più pesanti, dove però non ci si dimentica di trovare lo spazio per alcune melodie suadenti. Su “Free…Forever” la band scandinava torna a correre veloce riuscendo a piazzare un altro brano indovinato.
I Rozario cambiano le carte in tavola (ma neanche tanto a dir la verità) tirando fuori dalla manica la carta dell epic metal, prima con “Crusader”, e successivamente con “Die Like Warriors”, che dopo il riff dritto posto in apertura, muta in una marcia dai toni tanto solenni da chiamare quasi in causa i Freedom Call.
Il metal rock dei Rozario è di quello senza troppi filtri, che punta essenzialmente sulla potenza di riff taglienti, ritmi dinamici e melodie potenti. Una formula musicale molto radicata alla vecchia scuola, ma che allo stesso tempo riesce ad essere sempre attuale, e della quale si sente ancora un certo bisogno. A tal proposito, sarebbe interessante riuscire a vedere il quintetto all’opera dal vivo, un contesto sul quale la formazione norvegese pare fare molto affidamento, visto che i brani si direbbero proprio essere pensati per la dimensione live.
“Coming Home” è un pezzo più teso e graffiante, mentre per “Until The Gods Are Calling” si ricorre nuovamente all’anthem tendente all’epico.
Si esce un po’ dagli schemi con “Sleepless”, che dopo un inizio muscoloso si rivela come una ballata dai contorni tetri. Il pezzo viaggia su sentieri plumbei con un andamento opprimente, tanto che non avrebbe stonato su un lavoro dei Grave Digger. Chiusa questa parentesi, torna ancora protagonista un altro pezzo di facile presa con “The Warning”, il cui ritornello pare fatto apposta per accompagnare una qualche marcia trionfale. “Haunted By The Past” si presenta con un taglio molto radiofonico andando a cercare certe soluzioni catchy, che in questa circostanza però, paiono un po’ troppo forzate.
Per concludere, il combo norvegese piazza una mezza sorpresa con la cadenzata “Betrayed”, che con il suo incedere monolitico ed il portamento più moderno si discosta leggermente dal resto del disco, mettendo un po’ da parte il facile ascolto a favore di certe trovate più corpose.
Con “Northern Crusaders” viene riconfermato quanto di buono fatto in occasione del lavoro d’esordio, grazie ad un album fresco e coinvolgente. Le idee saranno anche di quelle già sentite altre volte, ma riescono ad essere ugualmente efficaci, specie quando esposte in maniera ispirata, come in questo caso. Infatti, pur essendo strutturati in un formato abbastanza standard, i brani funzionano bene e lasciano sempre un buon boccato. Forse in un paio di occasioni si è forzato la mano nella ricerca della molodia facile a tutti i costi, ma alla fine dei conti, il disco scorre in modo piacevole. Chi ha già apprezzato “To the Gods We Swear”, troverà conferme anche in questo secondo capitolo, con il quale i Rozario possono tranquillamente puntare ad allargare la loro schiera di sostenitori.
Un nome molto promettente, quello dei Rozario, da cui è lecito aspettarsi buone cose anche per il futuro, e le premesse per questo sembrano esserci tutte.

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