Recensione: Mournbraid
Sono passati praticamente 3 anni dall’ottimo “In Memoriam” e gli svedesi Evermore sono tornati con il loro terzo album, sempre edito da Scarlet Records, intitolato “Mournbraid”. Il piacevole artwork raffigura una donna scalza in raccoglimento davanti ad una lapide segnata dal tempo, mentre la tracklist annovera 10 tracce (compresa la solita inutilissima intro ed una bonus-track in chiusura) per la durata totale di poco inferiore ai 52 minuti. Già da questo dato possiamo comprendere che qualcosa è cambiato nella band; il songwriting è più complesso e meno immediato che in passato, con diversi brani dal minutaggio elevato; il cantato di Johan Haraldsson, inoltre, si è fatto più acuto e quasi più stridulo, con diversi passaggi (ad esempio in “Armored Will”) in cui il singer tende ad esagerare, arrivando a ricordare un gattaccio arrabbiato. La sua prestazione canora resta comunque buona, anche se va decisamente meglio quando non si spinge sulle note più alte del pentagramma, come accade nella conclusiva “Old Man’s Tale”, in cui regala una prestazione da brividi, tanto che ritengo ingiusto il ruolo di bonus track per questa canzone! L’album è comunque ricco di ottimi brani, anche se forse un po’ meno rispetto al passato; si parte alla grande con l’ottima “Underdark”, scelta intelligentemente per la realizzazione di un videoclip.
Dopo la discreta “Nightstar Odyssey”, arriva una vera e propria cavalcata power metal intitolata “Titans”, una di quelle canzoni che da sole valgono l’acquisto del cd, di fronte alla quale è davvero difficile rimanere fermi, senza lasciarsi andare ad un furioso headbanging tritacervicali! Altra canzone velocissima è “The Illusionist (Raise The Curtain)”, in cui Andreas Vikland è semplicemente mostruoso con la sua batteria; un coretto catchy, poi, contribuisce a rendere questa traccia decisamente ruffiana e coinvolgente. Segnalo ancora, tra le canzoni migliori dell’album, l’ottima “Ravens At The Gates” e soprattutto la complessa title-track, dotata di parti soliste decisamente ben fatte e di un coro semplicemente trascinante. Tirando le somme, questo “Mournbraid” si piazza comunque al gradino più basso dei dischi degli Evermore, dato che non è in grado di competere con i suoi due meravigliosi predecessori; ciò nonostante, per essere obiettivi, abbiamo comunque davanti un power metal album più che valido, non eccezionale come fatto in passato dal gruppo svedese, ma comunque un full-length certamente convincente ed in grado di andare incontro ai favori di chi ama questo specifico genere musicale.
