Recensione: The Skies Turn Black

Di Gianluca Fontanesi - 22 Marzo 2026 - 14:21
The Skies Turn Black
Band: Vreid
Etichetta: Indie Recordings
Genere: Black 
Anno: 2026
Nazione:
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70

Un nuovo disco dei Vreid lo si ascolta sempre con piacere: si sa sempre dove si andrà a parare ma si sa anche, quasi con certezza, che non arriverà mai una delusione. E’ il caso anche di The Skies Turn Black, decimo lavoro in studio dei norvegesi, che ormai hanno ampiamente superato le due decadi di attività. C’è un cambio di testimone per quel che riguarda la label: si passa dalla Season of Mist alla Indie Recordings e, rispetto al precedente Wild North West, è presente una virata estetica più cupa e oscura.

L’opera parte subito in quarta coi sette minuti di From These Woods: un brano meraviglioso che vale il prezzo del biglietto e lascia ben sperare per tutto il resto. Purtroppo però, le cose non vanno mai come previste e la titletrack si rivela presto un brano piuttosto insipido e flaccido. A Second Death si rimette in carreggiata aumentando la velocità e i giri del motore ma subito dopo arriva la strumentale Kraken a raffreddare i bollenti spiriti e a tirare ancora una volta il freno a mano.

Loving The Dead è il secondo vero e proprio pezzo da novanta dell’album complice anche la collaborazione coi Djerv, una delle più promettenti band norvegesi degli ultimi anni, purtroppo ancora in silenzio artistico. Il video del brano mette sul piatto la passione delle band per David Lynch e ospita anche Chris Pontius di Jackass. Le linee vocali sono tutte cantate dalla grandissima Agnete Kjølsrud, che speriamo di rivedere presto in azione con un nuovo album dei Djerv.

Si torna poi al black and roll classico con Build & Destroy, che è sì un brano piacevole ma lontanissimo dall’eccellenza appena ascoltata. Chaos, ormai in maniera quasi prevedibile, rialza il target e inizia a ben definire le coordinate del disco, che vive parecchio di alti e bassi e non riesce mai a trovare una dimensione stabile e continua. Peccato, perché i brani dal minutaggio più elevato sono di livello altissimo.

La quadrilogia finale chiude le ostilità non facendo altro che confermare quello che abbiamo appena detto: si sale e si scende, ogni tanto si sussulta ma le principali cartucce per questo lavoro sono già state sparate, e inizia a farsi largo la sensazione che la tracklist avrebbe dovuto essere più snella, soprattutto alla luce di una Echoes of Life a caso, discreta ma completamente fuori contesto. The Earth Rumbles conclude in maniera più che dignitosa l’opera.

The Skies Turn Black è quindi un particolare giro sulle montagne russe: ci sono dei momenti in cui ti toglie letteralmente il fiato e altri dove il rettilineo è troppo lungo e annoia. Un grande peccato, perché ci sono, sparse nella tracklist, vette di eccellenza assoluta che, se fossero state contornate con un po’ più di lucidità e magari attenzione alla scrematura, avrebbero fatto parlare di questo disco con ben altri termini.

 

 

 

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