Recensione: Alles Endet

Di Massimo Giangregorio - 23 Marzo 2026 - 9:33
Alles Endet
Band: Roth
Etichetta: Massacre Records
Genere: Dark 
Anno: 2025
Nazione:
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70

Dite quello che volete ma, per me, l’idioma teutonico è quello più adatto ad un certo tipo di metallo.
Come il dark metal tedesco, di cui i Rot sono esponenti di spicco, sia pure arrivati da poco; infatti, dopo l’acclamato album di esordio “Nachtgebete” (Preghiere notturne) i darksters germanici tornano con il loro attesissimo nuovo album “Alles Endet” (Tutto finisce) inciso per Massacre Records in formato 2CD Mediabook e vinile LP in edizione limitata.
Quentin Roth (polistrumnetista e deus ex machina del monicker) ha impiegato oltre quattro anni per comporre, scrivere e registrare il successore del fortunato debut album.
Ogni composizione, ogni testo e l’intera performance strumentale di “Alles Endet” sono stati creati da Quentin stesso, dando vita a un’opera di totale controllo artistico e visione.
Questa volta, si è occupato anche della produzione e del mixaggio, plasmando da zero il suono opprimente ma al tempo stesso moderno dell’album.
Come per il debutto, l’inconfondibile voce di M. Roth, padre di Quentin, ha contribuito con le parti vocali, donando alle composizioni vita e profondità emotiva, un tocco di minaccia e quella identità vocale unica.
Per la prima volta, poi, le quattro tracce bonus dell’edizione Mediabook vedono la partecipazione vocale dello stesso Quentin, che le ha registrate personalmente, realizzando un desiderio a lungo accarezzato da molti fans della prima ora.
Con Alles Endet, Roth ha superato il suo album di debutto sotto quasi ogni aspetto.
L’intera architettura sonora dell’opera è stata plasmata direttamente da Quentin, che non solo ha composto ed eseguito l’album nella sua interezza, ma ha anche curato personalmente la produzione e il mixaggio presso i Panic Room Studios di Ernstroda.
Il suo approccio meticoloso tipicamente tedesco, conferisce al disco un suono moderno, incisivo e carico di emozioni, un deciso passo avanti rispetto al primo disco.
Attraverso dodici brani, l’album copre l’intero spettro del metal in lingua tedesca: melodie macabre, narrazioni cupe, crescendo violenti, atmosfere dalle sfumature folk e una profonda emotività, il tutto intessuto in una produzione intensamente possente e moderna.
Il chitarrista ospite Cedric Roß contribuisce con la chitarra solista in diversi brani, aggiungendo nitidezza e aggressività a momenti cruciali come “Am Leben” , “Stirb!” , “Zahle den Preis” e il sinistro “Leiche im Schrank” .
Per completare l’identità sonora dell’album, il materiale è stato poi affidato al rinomato ingegnere del suono Markus Stock , che ha effettuato il mastering presso lo Studio E di Klangschmiede a Mellrichstadt, conferendo al suono chiarezza, profondità e un impatto finale di grande effetto.
Dal punto di vista visivo, poi, “Alles Endet” prende vita grazie alle oscure e suggestive illustrazioni di Svartir Andar Graphix , le cui immagini rispecchiano perfettamente i temi dell’album: decadenza, fatalismo e inquietudine emotiva.
Il risultato è una visione artistica unitaria, al limite del concept, in cui suono e immagini si rafforzano a vicenda con una coesione inquietante.
Per gli appassionati del genere Neue Deutsche Härte (Nuova durezza tedesca) e del metal in lingua tedesca sulla scia di Eisbrecher, Danzwut ed Eisegen, questo disco è assolutamente un “must have”.

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